Rassegna stampa formazione e catechesi

Le opere della carne

Le cateneFonte: © www.sermig.org - 13 luglio 2007
Dopo aver riflettuto sull’aspetto attivo del bilancio, quello che Paolo indica come “il frutto dello Spirito” (al singolare), soffermiamoci sull’aspetto passivo, quello che egli chiama “le opere della carne” (al plurale).

di Giuseppe Pollano

Le opere della carne sono indicate al plurale perché ognuna ha un suo effetto, mentre il frutto dello Spirito è il risultato sintetico dei valori che lo Spirito ci dona. Paolo in Gal 5,19 ne addita quindici, che possiamo suddividere in quattro categorie. C’è prima una terna che riguarda i peccati collegati alla sessualità; poi una coppia di peccati cosiddetti religiosi, perché riguardano il rapporto con Dio; quindi il gruppo di otto peccati sociali, quelli del rapporto con gli altri, nel privato o nel pubblico; infine i peccati puramente biologici, legati alla nostra vita, al mangiare e al bere.

IL PRIMO GRUPPO

Per i peccati sessuali Paolo adopera tre termini diversi: fornicazione, impurità e dissolutezza, in una specie di crescendo.

Fornicazione. Paolo avrebbe potuto usare anche il termine prostituzione, nel senso della caduta: quando un credente va con una prostituta, fa andare Cristo con la meretrice, perché si è corpo di Cristo, i nostri corpi sono membra di Cristo (cfr 1Cor 6,15-16). Non è citato il termine adulterio, perché l’adulterio fa parte di questa categoria, con l’aggravante che c’è una fedeltà umano-divina che è trasgredita.

Impurità. Indica una forza irruente, che ci trascende. Questo termine è usato anche in contesti diversi, quando per esempio si parla di impurità religiosa: molte religioni danno valore alla prostituzione sacra, cioè un rapporto con Dio che si raggiunge anche attraverso un rapporto sessuale. Potremmo dire che sono distorsioni, ma sono fenomeni che esistono.
Impurità non è dunque trasgressione di cui ci si rende conto, è una cosa che ci prende, che sentiamo e lasciamo che sia più forte di noi. E diventa la dissolutezza.

Dissolutezza.
Un rovesciarsi dello statuto della vita per cui io decido che vivo e che organizzo la mia vita sciolto da ogni legame, da ogni tabù, da ogni controllo. Tutto questo è opera della carne, intesa come la persona umana che fa centro su di sé e ne tira fuori tutta la soddisfazione possibile.

IL SECONDO GRUPPO

I peccati religiosi sono raggruppati nel secondo gruppo.

Idolatria. C’è una grande confusione quando manca una fede semplice e pulita: si va dal prete, ma si va anche dal mago a vedere se tira fuori dalle magagne, si vive di oroscopi, si va in giro con un amuleto. Idolatria in particolare significa che un valore, che non è Dio, diventa così grande che ci si inginocchia davanti, è l’aver trovato il proprio idolo, che può essere invisibile o essere una persona che stravolge la vita; è quella forma che incanta. La New Age è un’enorme idolatria, tanto per fare un esempio corrente.

Stregonerie. Nel greco è farmacheian, farmacia, e significa che vai a prendere il farmaco che ti guarisce. È fenomeno diffusissimo. Siamo in un mondo in cui dobbiamo saper camminare con idee molto chiare e saper ridere su certe cose, senza aver paura dei malefici, dei sortilegi, delle sedute spiritiche e di altre cose simili. Di fronte ad esse il cristiano sereno, forte del suo battesimo che porta in sé una forza esorcistica, sa sentirsi ed essere libero.

IL TERZO GRUPPO

Le nostre difficoltà di convivenza con tutte le sfumature sono qui indicate da Paolo.

Inimicizie. È da intendere non come l’atteggiamento verso un nemico, ma come cattivi sentimenti verso l’umanità in generale. L’inimicizia quindi può vivere dentro di noi, senza che nessuno se ne accorga, ma noi la sentiamo.

Discordia. Indica due cuori che non vanno più d’accordo e si urtano, ed è terribile se avviene tra cuori che si sono promessi fedeltà per la vita. I nostri litigi li abbiamo azzerati con una bella rappacificazione o sono ancora lì che gridano?

Gelosia. È una forma tacita, persino difficile da confessarsi; significa che quando ho qualcosa di mio, è proprio solo mio, a differenza dell’invidia, che subentra quando voglio cose che hanno altri.
La gelosia ha il potere di rendere irascibili.

Ira. È l’opposto della mitezza. L’ira è una passione vera e propria, per cui scatta la voglia di andare contro. È una reazione a ciò che arriva e che si percepisce come un male per noi. Anche se siamo ‘vivaci’, possiamo cambiare a poco a poco, come san Francesco di Sales che era impetuosissimo e poi è diventato il santo della mitezza.
Attenzione a non diventare degli irascibili cronici, che subito reagiscono con ira, qualunque sia la situazione. Se fosse così, bisogna lasciare che lo Spirito continui a lavorare in noi.

Contese. Vertono su un punto di vista, su un oggetto, su un’idea, su un valore, su una proprietà. Siamo molto esposti a cose di questo genere, anche perché ci sono delle cose giuste su cui contendere. Non è che dobbiamo star sempre zitti o fermi, ma non possiamo far diventare le contese una battaglia personale, e quindi un duello con l’altro, una questione che non finisce più. Dobbiamo dialogare. Che tristezza, ad esempio, un piccolo incidente d’auto, che si potrebbe risolvere in fretta amichevolmente, quando invece rimane una contesa senza fine, che ti fa nascere un nuovo nemico nella vita.

Divisioni. Se la contesa genera la divisione, bisogna mettersi in ginocchio e dire: Signore, abbi pietà di me. Non basta dire: l’ho perdonato, purché non lo veda! Gesù, che aveva come programma di venirci a perdonare, si è reso molto visibile, tanto che gli abbiamo messo le mani addosso e lo abbiamo inchiodato su una croce. Chiediamo allo Spirito che ci guarisca dalle nostre piccole divisioni, che non ci faccia mai dire: quello no! Sono dei no terribili, che cancellano una persona dal mondo perché non la vogliamo. Dobbiamo cercare di essere buoni e di vivere la riconciliazione. Dio ci dice: ti voglio bene sempre, cerca di imitarmi.

Sette. Sono l’organizzazione delle divisioni. Anche nella chiesa capita a volte che dei gruppi, in nome della propria ecclesialità, perdano la carità. Questo è il peggior scherzo che il diavolo può fare, molto volentieri.

Invidie. È l’ultima nell’elenco, e forse potrebbe essere la prima. Attraverso l’invidia il diavolo quante volte è entrato nel mondo, pensiamo anche solo a Caino ed Abele. Non meravigliamoci di sentirci invidiosi; forse è il peccato di cui ci vergogniamo di più, perché non è facile ammettere di essere invidiosi, ma ci tocca tutti: non esiste l’uomo che non sia invidioso; e se dice di non esserlo, o si illude o è bugiardo.

IL QUARTO GRUPPO

ubriachezza e gozzoviglie e cose del genere. Con l’aggiunta “e cose simili” Paolo vuol indicarci quell’intemperanza per cui si eccede e si permette in noi quel certo squilibrio che purtroppo avviene quando il nostro fisico, troppo caricato, influisce sul nostro spirito. E i condizionamenti del cervello, dello spirito, attraverso i vari ‘drogaggi’ sono negativi.

La temperanza è una virtù molto importante che il nostro tempo conosce poco. Ci vuole un certo controllo in tutto ciò che è gratificarsi: nelle comodità, nella gola,… Questo ci dà uno stile. Non conosciamo la fame, al massimo un po’ di appetito, però il sentire che ci manca quel qualcosa ci fa venire la voglia di andarla a prendere. Ma lascio il frigo chiuso e non mangio: è l’autocontrollo, il nono dono dell’elenco di Paolo del frutto dello Spirito.

I PARAMETRI DEL BILANCIO

Tutto questo non è descrizione statica, ma è la nostra storia in questo tempo.
Quest’anno ho imparato a…, mi sono superato in…È una storia personale, che ciascuno di noi può scrivere.

Si tratta di valutare l’andamento, la curva di insieme. Ci può essere il momento in cui qualcuno casca in un crepaccio, ma ne esce fuori. È l’andamento che conta, l’insieme.
Si tratta di saper valutare il proprio cammino, localizzando quella certa frontiera morale dove stiamo ancora lottando adesso. Se non si è vigili e armati di Cristo, si rischia di essere feriti. I santi cercavano di far avanzare la frontiera sempre più avanti, e non si sentivano mai arrivati. È importante avere la percezione che lo Spirito in noi cerca di guadagnare terreno, di farci crescere nella vita.
Avere come regista interiore Dio è entusiasmante: lui vuol fare di me un capolavoro, per sempre! E io cerco di lasciarlo fare.
Anche Maria ha fatto il suo cammino nello Spirito. Anche se era senza peccato, non è stata subito perfetta. La sua fede è cresciuta, così la sua speranza, così il suo amore. Allora ha diritto ad esserci guida in un cammino che è dinamico. Non releghiamola ad una icona anche stupenda, ma statica: essa cammina, da madre e da sorella, passo per passo in questo itinerario dello Spirito.

da un incontro al Sermig di Giuseppe Pollano
Vedi anche:
L'azione dello Spirito di dom Luciano Mendes de Almeida

Vedi il dossier:
Mons. Giuseppe Pollano - riflessioni inedite per la Fraternità del Sermig

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