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Lc 6,27-38
Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

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"Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete?"

Quando sentiamo nel Vangelo la parola merito la filtriamo secondo una logica giuridica greco-romana.

Non è così. Il merito per la Sacra Scrittura è l'abilitazione a vivere giustamente, cioè secondo Dio.

Per il Vangelo ancor più chiaramente nel vedere, pensare, giudicare e vivere come figli di Dio.

Perché è Dio che ti invita ad amare i peccatori. Non a confondere il bene con il male. Ma a chiamare bene il bene e male il male ma nel contempo amare chiunque, anche colui che compie ciò che è male agli occhi del Signore.

E perché?

Perché tu possa conoscere Dio e diventargli figlio nel Figlio ad opera dello Spirito Santo.

Il perdono, dunque, senza confusione nel discernimento, è tra le vie più efficaci e definitive per essere ciò che siamo agli occhi di Dio. Compierci.

Chi perdona in Dio, per Dio, come Dio, si compie. Si cristifica. Compie il dono del Battesimo che ha ricevuto. Compie la sua vocazione filiale, consolida la sua immagine, l'immagine che ha ricevuto.

Slega la Grazia battesimale per irrorare la sua vita e quella di chi ha accanto.
 

Dio compie, tu stai

"Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca.
Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.
L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco, la superficie del suolo era asciutta. Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali puri e di uccelli puri e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò il profumo gradito e disse in cuor suo:
«Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
Finché durerà la terra,
seme e mèsse,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno»"
(Dalla prima lettura del giorno, Gn 8, 6-13.20-22)
 

I piedi del messaggero

"Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero di lieti annunzi
che annunzia la pace,
messaggero di bene che annunzia la salvezza,
che dice a Sion: "Regna il tuo Dio". "
(Dalla prima lettura della Festa dei Santi Cirillo e Metodio, Patroni d'europa, Is 52,7-10)

La consapevolezza piena che "Dio Regna" unisce realmente i popoli, li forma, li sostiene e crea la comunità.
Perché il Regno di Dio non è come ogni regno di questo mondo ma libera l'uomo dal di dentro e lo rende, finalmente, capace di amare e di essere amato.
Lo rende capace di vedere come Dio vede e di amare come Dio ama, buoni e cattivi, vicini e lontani, amici e nemici.

Affermare dunque "Regna il tuo Dio!" significa finalmente essere liberi e realisti, costruttori di futuro e di gioia.
Costruttori di civiltà.
 
«Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte»
(Dal Vangelo del giorno, Mc 7, 1-13)
 

Inenarranza nella Sequela


"Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»"
(Dal Vangelo del giorno Gv 2,1-12, II domenica del TO)

Su questa pericope gli esegeti di ogni tempo (e persino i mistici delle rivelazioni private) si sono trovati in difficoltà: perché Gesù risponde così a Sua Madre?

Una cosa è certa e l’abbiamo imparata bene, sin da dodicenne Gesù non smette di essere il Signore ed il Maestro e tutto vive e proietta verso la Luce della Pasqua, Egli vive e porta a questa centralità i suoi interlocutori.

Non lo fa con la fretta di spiegare ogni cosa, non è didascalico ma introduce al mistero; Egli è il Sommo Liturgo.
Con la pazienza del Sommo Artista del Grande Contadino che conosce che il seme depositato porta frutto a suo tempo.

Non dobbiamo scandalizzarci, dunque, di una risposta così dura di Gesù, essa è in realtà un gesto di Amore e di fiducia grandissima che è consapevole nel contempo che anche la Beata tra le donne potrebbe non comprendere sul momento.

Ma nessuno dei figli è stato intimo con la Madre come il Cristo.
Nessuno ha assomigliato alla propria madre, anche fisicamente, più di Lui.
Il legame indistruttibile tra Gesù e Maria non è in discussione, sotto ogni piano.

Ma Egli è anzitutto il Verbo incarnato proiettato alla Pasqua e qui Cristo conduce e porta, chi ama di più.
Sai quanto Gesù ti ama, da quanto ti porta alla Pasqua.
Cioè a vivere, nella tua carne, i Suoi Misteri Pasquali.

Ad abbattere ogni proiezione di Dio, anche la più bella che ti sei costruito.
Anche la più santa che persino Dio stesso, consapevole della gradualità, ti ha messo nel cuore:
Egli ti chiama oltre.

E Maria che questo lo ha compreso da sempre come nessun altro e nessun’altra e dice, ai servi, a noi, quelle parole immarcescibili che esplicano l’inenarranza nella sequela:
Ὅ τι ἂν λέγῃ ὑμῖν ποιήσατε”
«Qualsiasi cosa Egli possa dirvi, fatela»
E Cristo compie la Pasqua dove sembrava impossibile.


 

Finchè c'è la salute.. quella del cuore

«Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”?»
(Dal vangelo del giorno, Mc 2, 1-12)
 
 

La sequela francescana


«Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (Dal Vangelo del giorno, Mc 1, 14-20)
 

Il peccato che conduce alla morte

"Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte. C’è infatti un peccato che conduce alla morte; non dico di pregare riguardo a questo peccato." (dalla prima lettura del giorno, 1 Gv 5, 14-21)
 

La Forma Vitæ del battezzato

"Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire»" (Dal Vangelo del giorno, Gv 3, 22-30)
 
«In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo» (Giov. 1,51)
 
“«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.” (Dal Vangelo della Santa Famiglia, Lc 2,41-52)

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La Famiglia di Nazareth ha due sposi di eccezione: Maria Immacolata, progrediente di santità in santità nel dono ricevuto (serbava tutte queste cose meditandole nel Suo Cuore) e Giuseppe, uomo giusto davanti a Dio, affidabile, fedele, silente, generoso e pronto a tutto.

Eppure questi due colossi unici di santità e grazia non comprendono le parole adeguate e giuste del giovane Gesù.
Bene, proprio questa “non comprensione” è l’aspetto più importante del loro peregrinare nella fede, sia personalmente che come sposi.

La non comprensione in noi genera fughe, addomesticamenti, ribellioni, mormorazioni, palliativi di ogni genere, intellettualizzazioni, psicologismi, vanità.

In loro, in Giuseppe e Maria, genera lo “stare con Gesù”.
E questo “stare con Gesù”, non comprendendo, permette a Gesù di crescere in età e grazia a Nazaret, cioè con caratteristiche nascoste ben precise, e permette a Gesù di servirli meglio, stando sottomesso.

C’è dunque più santità ed amore in questo “non comprendere” che in tutto ciò che Maria e Giuseppe hanno compreso,
perché nulla, ma proprio nulla,
è più grande dello “stare” con Gesù, nella resa di sé (personalmente e come coppia) e nel non cercare la soddisfazione dell’intelletto che cercare, piuttosto, la soddisfazione profonda di un cuore umile.
Di un cuore “scientifico” che vede, ciò che vede, nello Spirito Santo e, sovente, nell’aridità del deserto e nella lingua secca attaccata al palato, incapace di parlare, come un coccio arso dal sole (Sl. 22,16); in cui le lacrime sono la sola irrorazione (Sl. 42,4).

E come ha scritto un nostro collaboratore: “Ecco perché la Sacra Famiglia è "sacra". Non solo perché ha Gesù, non solo perché "custodisce" Gesù, ma anche perché lo fa crescere dentro di sé come la cosa più preziosa nell'incipit e nell'orizzonte delle "cose" del Padre.
Qui, nella custodia e nell'occuparsi delle "cose" del Padre con e come Gesù, sta la vocazione di ogni famiglia che diventa anch'essa "sacra" tanto quanto rispetta questa chiamata e dunque, in definitiva, rispetta sé stessa.”

Occupiamoci dunque, con Gesù, magari non comprendendo, anche noi delle cose del Padre.

È il perno, l’onore, il compito e la gioia profonda,
di ogni famiglia.


 

La vera mistica

"Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò"
(Gv. 20,5)
 

Seguono l’Agnello dovunque vada

"Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada."
(dalla prima lettura del giorno, Ap 14,1-3.4b-5)
 

La pace di Cristo regni nei vostri cuori

"La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo!" (Col 3,15)

"La verità va cercata, trovata ed espressa nell'« economia » della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità." (Caritas in Veritate, 2)

Un appello alla Comunione
quello scaturito dalla Solennità odierna.
E dove la comunione non è possibile
per tanti motivi
rimane pur vero che ad essa occorre obbedire.
Come?
Chiedendola incessantemente come dono dall'alto
prima che come nostro sforzo.
E poi riconoscere che Dio, che è buono, fedele
e non inganna nessuno,
non manca di donare quello che chiede
e che, tale dono,
sorpassa non solo ogni intelligenza ma anche ogni limite.

Dio regna anzitutto nella nostra Resa
alla Sua Signoria.
La prima apologetica è con sé stessi.
La prima Signoria è nel cuore del tuo cuore
fino a raggiungere, capillarmente
ogni tua cellula, perché sia glorificata
nella Sapienza di Cristo Re.
Amen, gloria, azione di grazie, potenza e forza
al nostro Re. Amen.


 

“La mia casa sarà casa di preghiera”

“La mia casa sarà casa di preghiera”
(Dal Vangelo del giorno, Lc 19, 45-48)

La Parola non è solo per il tempio esterno
ma anzitutto per il tuo tempio, per te e per il tuo cuore.
Ed allora scopri che occorre veramente che Cristo prenda un frustino e cacci da te, con la tua collaborazione decisa,
ora e come habitus,
tutte le parti di te che fanno mercato,
che rubano,
che dissipano,
che si difendono pensando che fuori di te è il problema,
mentre invece il tuo tempio, il tempio della tua persona,
è stato affidato ad una spelonca di ladri
che lasci agire indisturbati
con la veste spiritualizzata di fare cose immonde
nel tempio che ti è stato affidato.
Dovresti chiedere perdono anche per il bene che compi
ogni giorno.

"Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare." (Sl. 50,17-21)


 

Vigilante e gioioso nello Spirito Santo

«In quei giorni, dopo quella tribolazione...
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.» (Mc. 13,24-31)


La fine del mondo non è il compimento di una catastrofe,
non è la fine di tutto o se preferite dell'inizio del nulla,
non è la fine dell'unica vita che abbiamo, da giocarci,
ma è il compimento di ogni speranza che va al di là e al di sopra di ogni nostra attesa:

il tutto avverrà in una pienezza che va al di là di ogni nostra immaginazione. Il compimento della gioia.

Questo è, e deve essere, il pensiero del credente, dell'uomo di fede riguardo all'evento apocalittico della fine del mondo. La bocca del credente deve sempre essere pronta a dare voce all'invocazione di colui che vive in questo mondo come in esilio in attesa di "cieli nuovi e terra nuova":

"Maranàthà, vieni o Signore Gesù"!

La fine del mondo è la meta agognata,
il fine talmente desiderato che San Paolo sperava avvenisse mentre lui ancora era in vita.
E' l'incontro della sposa - cioè noi singolarmente e come Chiesa - che nello Spirito Santo grida:

"Vieni",
e lo sposo che risponde: "Sì, verrò presto" (Ap 22,17).


Per fare in modo di assumere questo atteggiamento, di avere in noi questo "modus pensandi e vivendi", questo modo di vivere e pensare,
dobbiamo rimanere in uno stato di vigilanza gioiosa.

Solo colui che vigila e conserva nel cuore la gioia prepara il suo cuore all'attesa dell'evento del ritorno di Gesù:

il tempo che abbiamo è un dono prezioso e non possiamo sprecarlo!

Lasciamoci andare alle ispirazioni dello Spirito;
ma non a quelle ispirazioni che si rivestono di spirituale ed alimentano l'ego come falsa estasi e delirio animistico.
Piuttosto quelle ispirazioni delicate, quei sussurri che non cercano compiacimento altrui o proprio,
nella vita e tantopiù nei mezzi di comunicazione,
ma quelle che cercano il compiacimento dello sposo.
Il Suo sguardo e che in questo sguardo si perdono per ritrovarsi.

Sii vigilante e gioioso.
Se senti il desiderio di farlo, mettiti ora in preghiera, in comunione con Gesù.
Se desideri adorarlo nel Santissimo Sacramento, cogli l'attimo e corri, vola davanti al Santissimo.
Se senti il desiderio della prostrazione a terra
non indugiare e sdraiati nella tua pochezza.
Se cadi in ginocchio, non indugiare.
Se sgorga il pianto non trattenere le lacrime.
Se erompe la lode
guarda a Lui e ringrazialo perché Egli è.

Dobbiamo imparare a non rimandare a dopo ciò che lo Spirito ci chiede di fare ora.

E se questi sussurri avvengono durante la Santa Messa dove ci sono i ritmi dei gesti comunitari?
Volentieri, nel nome dello Spirito, sacrifica questi gorgoglii, questo fiume di grande acque che lo stesso Spirito ha suscitato.
Perché grande frutto, per sé e per il Regno, porta il carisma che sacrifica ogni carisma.
Perchè questi impeti dello Spirito non cesseranno ma si manifesteranno a tempo opportuno. Magari nel segreto della tua stanza, quella che vede il Padre.

L'ascolto della richiesta dello Spirito ci riporta ad una condizione simile di Scienza preternaturale,
ad una innocenza perduta,
ad una obbedienza dimenticata,
ad una gioia immarcescibile.

E' un esercizio che ci fa crescere nel dominio di noi stessi e appunto nella vigilanza.
E, soprattutto, ci fa permanere nella gioia di Cristo, quella vera, più forte delle nostre tristezze e delle nostre accidie:

"Maranàthà, vieni o Signore Gesù"!


PiEffe


 

Tu sei il Fariseo

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore” (da Dt 6,2-6)
 

Il più radicale esorcismo


"Addirittura (il demonio) vuole che tu lo accusi, vuole accollarsi lui stesso qualunque tua recriminazione, perché tu non faccia la confessione." (Sermoni 20, 2 , S. Agostino)
 

«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!» (dalla prima lettura del giorno, Gb 1, 6-22)

Sono rivestito solo dell'infanzia spirituale.

Così, con questo sorriso, si fa la storia della Chiesa.
 

I 5 punti della buona meditazione

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno»
- dal Vangelo del giorno, Lc 9, 18-22 -
 

Perché pregare il mattino presto



"Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni." (Sl. 90,14)

Il perchè pregare presto al mattino te lo dice la Parola stessa
che ti conosce più di quanto tu ti conosca
e ti porta dove tu, da solo, non andresti mai.
 

Ascoltare è mettere in pratica



«Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Dal Vangelo del giorno, Lc 8, 19-21)

Per l'uomo della Bibbia, l'uomo e la donna di Dio,
ascoltare e mettere in pratica non sono due momenti separabili
ma retorica descrittiva, e rafforzativa,
di un unico gesto di amore
che trova nell'Amore la sua stessa ragione d'essere.


 

".. perché chi entra veda la Luce"


".. perché chi entra veda la Luce"
(Dal Vangelo del giorno, Lc 8,16-18)

Indegnamente, radicalmente indegni,
siamo Teofori, portatori di Luce.
Di quella Luce che ci ha investito
con la Sua Bellezza.
Non tratteniamola
e ridoniamola con tutte le opere di Misericordia
per non essere trovati ladri e mancanti.
Induriti e sterili.
Perché la Luce non è nostra
e deve circolare.


 

"Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc. 9,35)

Francesco di Assisi, il santo della minorità, aveva ben compreso che l'essere "minore" è una condizione dinamica non statica.
C'è sempre qualcuno di cui essere minore, servo.
C'è sempre una situazione in cui si è chiamati a servire.
La minorità non smette mai di cercare l'ultimo posto.
E quando non le è possibile, vive con il massimo distacco ogni "prestigio e ogni onore" non considerando il "privilegio" come un diritto ma come un regalo e, nel contempo, cerca di condividere questo regalo con i fratelli.
La minorità infatti ha ben presente che l'unico prestigio è appartenere a Cristo.
 

I figli della Sapienza


«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli» (Lc 7, 31-35)

 
Sommo Amore
somma compassione
sommo dolore
somma donazione
somma vocazione.
 

".. È impossibile che un figlio di tante lacrime vada perduto” (s. Agostino parla della Madre, Confessioni, Libro III, 12.21)
 
«Figlio dell’uomo, ecco, io ti tolgo all’improvviso colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto» (Ez. 24,16-17)
 

Laeti bibamus sobriam profusionem Spiritus

“Non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore” (Ef 5,18-19)
 

Sant'Elena

Sant'Elena ebbe un ruolo fondamentale, forse è stata lei a contribuire alla conversione, poco prima di morire, del figlio. (santiebeati.it)
 

Almeno cinque punti:
 

“Caro salutis est cardo” (*)

* (Tertulliano, De carnis resurrectione, 8,3: PL 2,806)

 

Anche dall'orgoglio salva il tuo servo

"Anche dall'orgoglio salva il tuo servo *
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile, *
sarò puro dal grande peccato." (Sl. 19,14)
 

Fuit mira mutatione commotus

Gratia supponit naturam et perficit eam
Gratia supponit naturam et extendit eam
Gratia supponit gratiam et profectum in ea


Allora, sospirando, Tommaso gli confidò: «Reginaldo, figlio mio, te lo dico in segreto, ma ti proibisco di rivelarlo ad alcuno finché resterò in vita. Il mio scrivere è giunto al termine, mi sono state rivelate, infatti, cose tali al cui confronto ciò che ho scritto e insegnato mi sembra ben poca cosa (palea est: è paglia); per questo confido nel mio Dio che, così come è giunta la fine del mio scrivere, giunga presto anche la fine della mia vita» (Gugliemo di Tocco, Storia di san Tommaso 47)

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La Natura compie ordinariamente i salti per cui è predisposta.
Come spesso ho scritto, ho "ampliato" lo stichwort tommasiano "Gratia supponit naturam et perficit eam"con i seguenti: 

Gratia supponit naturam et extendit eam
Gratia supponit gratiam et profectum in ea.

Solo sintesi formale di quanto già presente in Teologia, Fondamentale e Spirituale.
Non potevo che arrivare a questa sintesi come figlio di Francesco e lettore di San Bonaventura.
Questo è accaduto a Tommaso d'Aquino e questo ricorda il Vangelo di oggi:

"Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre..
Io sono il pane della vita...
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo." (Gv. 6,44.48.51). 

ed ancora

"Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.

Gustate e vedete com'è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia." (Dal Salmo 33)

ed ancora

"Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione." (Ef. 4,30)

La fede non è un esercizio della mente o una serie di pratiche, la fede è cuore di bambino amoroso, 
è nudità che coglie Gesù nudo che si dona. (cit. Elena Francesca)
Anzitutto come Pane e Sangue della Vita.

Importante la forma? Certo.
Importante conoscere contenuti e saperli esplicitare? Certo.
Ma sopra ogni cosa quello che conta, che è appunto principio e culmine, è la Santa Devozione, cioè l'intima coniugalità con Dio,
da cercare e difendere sopra ogni cosa.
Talvolta anche da sé stessi.

Perché la nostra parte malata e ferita, sempre presente,
non comprende che per pronunciare "io" deve prima pronunciare con stupore "Dio!".
Solo dimenticandosi e morendo a sé troverà il sé.
Solo mirando, lodando, glorificando Dio
ciascuno saprà chi è e sarà compartecipe dell'edificare il "noi".
Difendiamo lo "spazio" della Grazia, dunque, come il bene sommo per cui ci è dato di camminare su questa terra e restituirlo ad ogni volto.
Perché la Carità deve circolare, 
nel pudore.

Custodiamo la nostra bocca
perché possa accogliere il Pane che ci rende ciò che siamo e ci porta al nostro destino.


"Noi costatiamo che la grazia ha maggiore efficacia della natura, ma la grazia della benedizione profetica è ancora superiore. Se poi la parola del profeta, cioè di un uomo, ha avuto tanta forza da cambiare la natura, che dire della benedizione fatta da Dio stesso dove agiscono le parole medesime del Signore e Salvatore? Giacché questo sacramento che tu ricevi si compie con la parola di Cristo. Che se la parola di Elia ebbe tanta potenza da far scendere il fuoco dal cielo, la parola di Cristo non sarà capace di cambiare la natura degli elementi? A proposito delle creature di tutto l'universo tu hai detto: «Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste» (Sal 32, 9). La parola di Cristo, dunque, che ha potuto creare dal nulla quello che non esisteva, non può cambiare le cose che sono in ciò che esse non erano? Infatti non è meno difficile dare alle cose un'esistenza che cambiarle in altre." (Dal Trattato sui Misteri di S. Ambrogio, Vescovo, Nn. 52-54. 58)


 
«Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt. 12,49-50)

“Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode.
Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.” (Sl. 126,1-2)

 
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo» (Mt 11, 25-27)

 
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!» (Mt 11, 20-24)
 

Le vostre mani avare, grondano sangue

"Le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l'oppresso,
rendete giustizia all'orfano,
difendete la causa della vedova." (Is. 1,15-17)
 

Il Padre vede ogni stanchezza

“Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».” (Matteo 9:36-38)

C’è stanchezza che nasce dalla fatica, quella fatica onesta e quotidiana.
C’è stanchezza che nasce dai vizi e dai comportamenti che assecondano tali vizi e che può portare in discesa libera alla morte.
C’è stanchezza che nasce dalla dissipazione e dalla confusione.
C’è stanchezza che nasce da chi è assetato di giustizia e di verità e piange lacrime che consumano gli occhi.
C’è stanchezza di coloro che come pecore, senza pastore, non hanno punti di riferimento dove persino “il sacerdote ed il profeta vagano per il paese senza sapere cosa fare” (Ger. 14,18)
Eppure il Padre ha compassione.
Vede, si prende cura, è attento.
Da Lui la Vergine Madre ha imparato a dire “Non hanno più vino!” (Gv. 2,3)

Solo chiede che anche tu maturi il tuo cuore alla Sua misura. Non solo dicendo sì!
Non solo con la disponibilità personale ma, anzitutto, con la preghiera perché qui Egli concede operai, angeli, profeti, apostoli, apologeti, pastori, sotto spoglie, luoghi e tempi e modi, per te inaspettati.
Perché Egli, vede ogni stanchezza ed è Signore della storia. Di ogni storia.
La preghiera ti dona di vedere in questa vista, di desiderare in questo desiderio e di avere la compassione del Padre, resa visibile dal Cristo, perché diventi carne e vita.
Perché la Compassione del Padre scorra nelle tue vene e tu diventi figlio nel Figlio.
 

La priorità

Fil. 3,8

ἀλλὰ μενοῦνγε καὶ ἡγοῦμαι πάντα ζημίαν εἶναι διὰ τὸ ὑπερέχον τῆς γνώσεως Χριστοῦ Ἰησοῦ τοῦ κυρίου μου δι’ ὃν τὰ πάντα ἐζημιώθην, καὶ ἡγοῦμαι σκύβαλα ἵνα Χριστὸν κερδήσω

Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza radicale di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come avanzo di porcheria inutile e putrida, al fine di guadagnare Cristo
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Come a dire

“Preferisco morire del lecito alla Luce di Cristo
che vivere il lecito alla Luce di Cristo”

E se questo non sempre è possibile e conveniente,
sia presente almeno la tensione costante sulla Via di Damasco
 

Dare voce al profondo

Nephesh, in italiano, potremmo indicare così "la coscienza profonda", quella che lo Spirito (Ruah) ha dato all'uomo per essere ad Immagine e somiglianza di Dio; essa è il luogo del retto "concupire".
Tale coscienza lo pone al vertice della creazione perché l'uomo tramite questa peculiarità è più simile a Dio di ogni creatura.
 

Solo chi esce dal mondo può uscire nel mondo

Per uscire nel mondo, ognuno secondo propria vocazione, occorre uscire dal mondo
e non portarvi le nostre malattie, ferite e frustrazioni
 

Non la fretta e l'abitudine

Sia per il confessore che per il penitente..
Non la fretta e l'abitudine
ma lo stupore, il Timore, la Lode
di chi ha ri-avuto la vita per non morire più
come vibra e freme
un tubicino d'acqua percorso
al suo interno
da un fiume di acqua inarrestabile
come una fraternità immeritevole
che assiste attonita alla luce dell'Alba.

Mt 9, 1-8
"In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati e cammina"? Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati - disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va' a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini."
 

Se dici di Amare Cristo

Se dici di amare Cristo fai tacere il dissenso
e fai germogliare l'appartenenza.
Solo allora potrai veramente essere fecondo e critico,
se necessario, perchè ciò che ti anima è sia l'amore e sia la risposta che dai, ogni giorno,
alla domanda di Gesù: "E tu chi dici che Io sia?"

Chiedi al Signore umilmente che tu possa incontrarlo sovente sulla via di Damasco perché tu possa conoscerlo sempre più e smettere realmente di perseguitare i tuoi fratelli.
Quali fratelli perseguiti, tu mi dici?
In certo qual modo tutti quelli che incontrandoti non hanno riconosciuto in te un Figlio di Dio, uno sposo di Cristo,
un figlio della Chiesa ma un lamentoso borbottante
incapace di lode e stupore
della gioia indicibile e nascosta,
animata dal realismo della Speranza.
 

Le due forme di empietà

“Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia?” (Rm. 6,15-16)
L’empietà ha sostenzialmente due forme. Quella propria di chi non crede, di chi non rivolge culto a Dio, ed è immediata e grossolana. Essa semplicemente, come ricorda l’apostolo è così strutturata nel variopinto caleidoscopio dell’anima pagana: “In realtà l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa." (Rm. 1, 18-32)

L’empietà dei credenti, invece è più sopraffina perché essa o si comporta come una maschera o come accidia. Nel primo caso essa si ammanta di una purezza cultuale o di facciata ma con le opere rinnega la facciata stessa ed è dunque sostanzialmente empia.
A poco serve celebrare una messa con l’altare rivolto ad Oriente se poi le nostre mani grondano di omicidio della Carità e non vivono l’urgenza mariana del “non hanno più vino”; di ogni tipo di “vino”.
A poco serve il salmodiare latino e gregoriano se la nostra lingua non è frenata nella mormorazione, nella detrazione, nella condanna. D’altronde a poco serve essere “papisti” se poi ci si perde nelle piccole battaglie, spesso radical-chic, e non si scorge l’urgenza dei “segni dei tempi”.
Ed ancora a poco serve se totalmente immersi nelle battaglie dei “segni dei tempi” perdiamo la Speranza, sia come dimensione Teologale che come dimensione orante e di totale resa e fiducia nelle Mani del Padre.
Nel secondo caso, similmente alla prima forma di empietà, ci si ammanta di quella ignobile furbizia in cui “Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà” (Lc. 12,47).
La volontà del Padrone, infatti, non è comando solo diretto ma legame di vero Amore.
E chi ama obbedisce speditamente perché è fuori di sé, pur essendo pienamente sé stesso. Questa è la Pietà. Chi dimentica questa natura di Amore, e la Pietà, disprezza la natura stessa del rapporto con Dio e la natura autentica della propria natura.
L’accidia, infatti comporta l’uccisione della vita naturale e della vita di grazia e, come un baratro senza fondo, ingoia tutto nutrendosi persino della propria disperazione.
Che è già castigo in sé stesso. “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Lc. 12,48)

Facciamo dunque spazio, nel nostro cuore, nella nostra mente e nelle nostre mani, al dono della Pietà.



 

L'umiltà è festa degli angeli


La castità e l'integrità, intellettiva e morale, mossa dal perfezionismo e dall’amore malato di sé è portone spalancato alla Superbia. Alla festa dei demoni. L’umiltà, invece, tutto vince, perché tutto reputa un dono immeritato di Cristo. Ed ama il posto che Cristo dona come il migliore possibile.

"Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima»." (Lc. 11,24-26)


 
Questo mese preghiamo per..
Evangelizzazione:  "Per i nostri fratelli che si sono allontanati dalla fede, perché, anche attraverso la nostra preghiera e la testimonianza evangelica, possano riscoprire la vicinanza del Signore misericordioso e la bellezza della vita cristiana.”
 
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.  Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». - Mt 5,43-48

 

Lo adorino tutti gli angeli di Dio

La sobria onnipotenza di Dio
Che meraviglia il nostro Dio!
 

Fac hoc, illud devita

Retta coscienza

"Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare."(Gv.21,7)

"In imo conscientiae legem homo detegit, quam ipse sibi non dat, sed cui obedire debet, et cuius vox, semper ad bonum amandum et faciendum ac malum vitandum eum advocans, ubi oportet auribus cordis sonat: fac hoc, illud devita." (Gaudium et Spes,16)

L'amore riconosce l'Amore e la "carne" lo segue con slancio.
Questo moto è il contrario della Lussuria, ed è il retto amore che precede e, nel contempo, segue una retta coscienza.
Perché cerca sempre, sempre, sempre di piacere a Dio e di dargli gioia.
Per questo, sovente, si pone in obbedienza e sottomissione, mortificando, come lo Spirito richiede nell'intimo e nelle situazioni, il suo uomo (o la donna) di carne e la sua vanità.
Qualunque vanità. 
Cosicchè rimanga Cristo, il Signore, e il suo abbraccio di Risorto, che tutto sostiene.

 

Il segno dei chiodi

Oh, Signore Risorto
che per l'eternità hai il segno dei chiodi
a perenne memoria d'amore..
fa che in essi veda
ciò che mi segna la carne e la vita
per vivere nella mia carne
come possibile
i tuoi misteri.
Oh, mio Dio!


 

Li amò totalmente sino al compimento

“.. li amò totalmente sino al compimento” (Gv. 13,1)
… εἰς τέλος ἠγάπησεν αὐτούς.
 

I desideri, nel Desiderio Desiderato

«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi…»
(Lc. 22, 15)
 


Deponi
,(ἔκδυσαι), o Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione,
 

Continua ricerca dei beni eterni

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni. (colletta del giorno)

Continua ricerca dei beni eterni.
Dove hai il tuo cuore?
Dove hai i tuoi pensieri?
Dove hai i tuoi passi?

Non potrai essere cittadino della terra se prima non sei cittadino del Cielo.
Non potrai valorizzare ogni bene della terra e nemmeno ogni affetto
se non metti nell'altro piatto della bilancia della tua vita, l'Eternità.
L'Eternità, il volto di Dio in Cristo.
Non sarai fecondo, ovunque, se non ti fai permeare radicalmente, con violenza evangelica,
con gioia e speranza, dalla sobria ebbrezza nello Spirito.

Sobria, perché non ti appartieni,
Ebbrezza, perché santo, separato.. sei cittadino del Cielo ed hai nostalgia della tua Casa,
nello Spirito, perché è Lui che ti conduce fuori, verso l'altro, oltre te stesso per scoprire te stesso.

Da quello che cerchi e ricerchi, si scoprirà a chi appartieni.


 

Che io non celi il Tuo Amore

"Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore,
la tua verità e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho celato il tuo amore
e la tua fedeltà alla grande assemblea." (Sl. 39)

Celare l'Amore è un rischio di tutti.
Due sono i modi per celarlo.
O la celiamo per viltà.
Oppure lo celiamo, per la viltà nascosta, che è parlarne troppo.

In entrambi i casi la viltà ha la meglio. La prima perché è palesemente espressa,
la seconda, più pericolosa, perché abilmente nascosta. Spesso anche a se stessi.

Quello che invece non cela l'amore è la santità di vita, umile, feriale, che restituisce  e riconosce il potere di Dio sulla storia, sulle cose, sul nostro corpo, sulla nostra mente e sul nostro cuore.
Ma questa santità è possibile come dono molto prima che come collaborazione alla grazia. E' consapevolezza e richiesta sull' "ecco io vengo" espresso dal Verbo.
Dall'azione di Dio, dalla Theourgia, prima che dalla liturgia.

Ecco che dunque ogni svelare l'amore, ogni missione, ogni evangelizzazione, ogni forma di apologia e di dialogo, ogni opera di carita fraterna, di solidarietà, di sussidiarietà e di autentica compassione è possibile dalla Sacra Liturgia e nella Sacra Liturgia ritorna.


 

Riconoscere Gesù venuto nella carne

"In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio:
ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne,
è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio." (Dalla prima lettera di Giovanni 1Gv 3,22-4,6)

Ogni volta che riconosciamo la Chiesa,
nonostante tutte le sue fragilità, facciamo un atto spirituale.
Compiamo un atto nello Spirito Santo.