Ecclesialità del catechismo
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di GERHARD MÜLLER Il tema di questo intervento è l’ecclesialità del Catechismo, vale a dire il suo essere, per sua stessa natura, un documento della Chiesa. Se ne vogliamo comprendere tutta l’importanza non possiamo semplicemente leggerlo come un testo qualunque. La sua ecclesialità ha implicazioni sottili per il modo in cui ci avviciniamo al documento. Nel gennaio 1985, Papa Giovanni Paolo II convocò un’assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi in occasione del ventesimo anniversario della conclusione del Vaticano II.
Ottavo Comandamento: Non pronuncerai falsa testimonianza
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VIII° COMANDAMENTO (Hamel 78)
"NON PRONUNCERAI FALSA TESTIMONIANZA
CONTRO IL TUO PROSSIMO" ( Es. 20,16)
La formulazione di questo comandamento è legata alla situazione particolare del popolo ebraico. In Israele, soprattutto all'inizio, la funzione giudiziaria poteva coinvolgere spesso buona parte degli abitanti di un luogo. A chiunque e in qualsiasi momento (specialmente agli anziani) poteva essere richiesto di fare da giudice o da testimone durante i processi che si facevano alle porte della città (Rut 4). Questa frequenza spiega la menzione decalogo. C'è di più.
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I Precetti della Chiesa
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I precetti della Chiesa si collocano in questa linea di una vita morale che si aggancia alla vita liturgica e di essa si nutre. Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo indispensabile nello spirito di preghiera e nell'impegno morale, nella crescita del l'amore di Dio e del prossimo.
Il Settimo Comandamento: Non rubare
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"NON RUBARE": non distruggere ciò che un uomo ha costruito ma soprattutto ciò che un uomo è
"Non rubare": questo comandamento è formulato in maniera generica senza menzione di qualche oggetto specifico. Naturalmente noi pensiamo subito che, originariamente, questo Com. proibiva il "furto", cioè l'appropriazione indebita dei beni materiali del prossimo. Tuttavia questa interpretazione, anche se è quella tradizionale solleva delle obiezioni sul senso originario di questo comandamento. Si sa che il decalogo proibiva solamente i gravi delitti contro l'Alleanza. Se il VII° com. avesse proibito il furto dei beni materiali sarebbe stato necessario restringerlo, precisarlo su ciò che ne costituisce la materia grave: distinzione poco in accordo con la mentalità ebraica e con la natura dei comandamenti apodittici. Inoltre la legislazione del codice dell'Alleanza in materia di furto era molto rudimentale rispetto a quella babilonese o ittita. Ci sono poche disposizioni legali.
Per es.:
- a proposito del rapimento di un uomo (Es 21,16)
- del furto di animali (Es 21,37)
- del furto con scasso (Es 22, 1-3)
- dell'appropriazione indebita di un oggetto perduto (Es 22,8)
- del furto di una cosa affidata in deposito (Es 22, 9-12)
- a proposito di riparazione di danni e cose pregiudicate.
Il Sesto Comandamento: Non commettere atti impuri
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1) La formulazione del VI° Com. in Deut 5,18 è quella di "non commetterai adulterio".
a) Per determinare l'ambito di questo comandamento, bisogna rifarsi alla situazione sociologica dell'antico Israele, in cui si praticava la poligamia e la donna sposata veniva considerata in certo modo possesso, proprietà del marito.
b) Nella legge di Mosè non c'era niente che proibiva all'uomo le relazioni con donne non sposate o con schiave. Le relazioni extraconiugali non costituivano adulterio, perché il marito, grazie alla poligamia, poteva sempre prendere come seconda moglie la donna con cui aveva mantenuto relazioni.
c) La situazione della sposa era molto diversa. Poiché non poteva avere più di un marito e stava sotto il suo dominio, ogni relazione extraconiugale la faceva diventare adultera.
d) Ne risultava che l'uomo era adultero solo in rapporto al marito o al fidanzato di cui aveva sedotto la sposa. Non era adultero che quando rompeva il matrimonio o il fidanzamento dell'altro. La donna invece era adultera quando rompeva il proprio matrimonio o la propria promessa.
2) Deut 22,13-29 Motivazioni
Al principio questo sembra essere l'ambito del VI° Com. Tuttavia altre prescrizioni di Deut fanno pensare ad una maggiore estensione del VI° Com.
- Deut 22,28: la donna sedotta doveva essere sposata ed indennizzata.
- Deut 22, 20-22: La lapidazione era per la donna che si diceva vergine, ma di fatto, non lo era al momento del matrimonio.
Questo vuol dire che il VI° Com. proibiva ogni relazione sessuale che implicasse un'"ingiustizia" contro qualcuna delle persone implicatevi.
3) La motivazione più piena della proibizione era quella che considerava l'adulterio un attentato contro la legge di Yahvè: l'Alleanza non permetteva che si sottraesse alla volontà di Yahvè nessun aspetto della vita del popolo:
- Lev. 20,10
- Deut. 22,22-27
Nella legge di "santità" l'adulterio è equiparato alla impurità rituale: "...ti trasformerai in empio" (Lev 18,20)
Israele non deve imitare le consuetudini pagane nemmeno nelle relazioni sessuali. Lev. 18,30
4) l'antico oriente insisteva molto sul carattere sociale delle relazioni sessuali. Questo spiega perché l'adulterio era delitto di diritto pubblico, con pena di lapidazione. Era considerato come ingiustizia nei confronti del marito leso nei suoi diritti: attraverso il matrimonio il marito "prendeva" la sposa e diventava il "proprietario" della sua sposa. Attraverso l'atto coniugale la sposa entrava a far parte della "vita" del marito. Le relazioni extraconiugali della sposa introducevano in questa "vita" sangue estraneo che andava a compromettere la purezza della linea generazionale.
5) I profeti, soprattutto Osea, descrivevano l'Alleanza conclusa tra Yahvè e Israele con termini sponsali e di matrimonio: denunceranno l'apostasia da Yahvè e il culto di altri dei come adulterio. Israele è la sposa infedele, anche se Dio non l'abbandonerà. Dopo averla castigata la riprenderà.
Geremia (31,32) descriverà Yahvè come uno scopo.
Sotto l'influsso della predicazione profetica (nei testi che parlano del simbolismo del matrimonio) l'ideale delle nozze si affinerà man mano.
- Il parallelismo tra il matrimonio umano e l'Alleanza suppone già un certo rifiuto della poligamia.
- Quindi il matrimonio monogamico appare come l'ideale da raggiungere.
- La pratica stessa tenderà ad allinearsi con questo ideale.
Per cui l'adulterio sarà considerato man mano non solo come offesa contro i diritti del marito, ma anche come tradimento della fedeltà mutua dentro il matrimonio stesso.
- D'altra parte, il semplice fatto che, fin dell'inizio, il matrimonio è inserito dentro l'Alleanza (mediante il VI° Com.), come dentro il suo contesto naturale, significa che Israele era stimolato a formarsi un'idea più elevata del matrimonio: avvicinandosi al primitivo ideale tale e quale come lo descriveva la Genesi. In forma positiva, il sesto comandamento potrebbe leggersi così:
"Sarete fedeli l'uno all'altra nel vostro matrimonio, come Io, Yahvè vostro Dio, amo Israele e gli rimango fedele."
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