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Alle ore 11.00 di questa mattina si tiene nella Sala Stampa della Santa Sede una Conferenza Stampa di presentazione dell’Osservatorio Internazionale sulla Famiglia, un’iniziativa proposta dal Pontificio Istituto Teologico «Giovanni Paolo II» per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, in cooperazione con l’Università Cattolica di Murcia e il CISF di Milano. Partners che aderiscono al progetto sono Istituti e Facoltà Universitarie dell’Italia, Spagna, Finlandia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Stati Uniti d’America, Messico, Argentina, Cile, Benin, Kenia e Hong Kong.
 
- Prima domanda - Denis Nulty e Sinead Keoghan
(Dalla Diocesi di Kildare and Leighlin)
“Tra un mese festeggeremo nel sacramento del matrimonio l’amore che ci portiamo reciprocamente. Con gioia, ci doneremo l’uno all'altra per il resto della nostra vita. Molti tra i nostri amici contestano l'idea di un impegno permanente. Sentono che l'amore è personale e non ha bisogno di alcun inquadramento istituzionale. Come parlare loro del valore dell'impegno permanente del matrimonio e del dono speciale del sacramento del matrimonio?”.
 
"La famiglia è relativa all’amore, un amore che non è sempre facile, ma un amore che arricchisce la vita".

 
Dio, nostro Padre, 
Siamo fratelli e sorelle in Gesù, tuo Figlio, 
Una famiglia unita dallo Spirito del tuo amore. 
 

I capi di nullità

La celebrazione del matrimonio richiede che il consenso sia posto tra un uomo e una donna giuridicamente abili (ossia non inabilitate da impedimenti), secondo le solennità previste dalla legge (ossia in ossequio alla forma canonica). I motivi di nullità del matrimonio riguardano quindi la mancanza della forma canonica, la presenza di impedimenti dirimenti non dispensati, un vizio o difetto del consenso.
Non vanno poi dimenticate altre situazioni in cui esistono le condizioni per chiedere la concessione della dispensa, per un matrimonio non consumato oppure non sacramentale.
 
 
Joseph Card. Ratzinger

La Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati del 14 settembre 1994 ha avuto una vivace eco in diverse parti della Chiesa. Accanto a molte reazioni positive si sono udite anche non poche voci critiche. Le obiezioni essenziali contro la dottrina e la prassi della Chiesa sono presentate qui di seguito in forma per altro semplificata.
 
A cura di Pietro Messa

Papa Francesco ha convocato per ottobre 2014 la terza Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi  per affrontare Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione. Come appare dal Documento preparatorio appena pubblicato vi sono alcune questioni particolarmente importanti che si vogliono affrontare ossia la fedeltà nell’unità matrimoniale e l’apertura alla vita. Proprio questi due aspetti sono stati affrontati da santa Chiara d’Assisi, come testimonia il Processo di canonizzazione svoltosi pochi mesi dopo la sua morte, ossia nel novembre 1263, ma giunto a noi in un volgarizzamento italiano della fine del secolo XV, fedele all’originale latino. Proprio uno che depone la sua testimonianza narra che grazie all’intervento di Chiara d’Assisi egli stesso – in passato riluttante a qualsiasi richiamo in merito – ritornò a vivere con sua moglie dopo oltre ventidue anni che si erano separati e che tale unione ritrovata fu coronata dalla nascita di un figlio, fonte di consolazione per entrambi.         
 

La forza della grazia

Dopo l'annuncio di un sinodo straordinario che si terrà nell'ottobre del 2014 sulla pastorale della famiglia, si sono succeduti interventi diversi, in particolare circa la questione dei fedeli divorziati risposati. Per approfondire con serenità il tema, che è sempre più urgente, dell'accompagnamento pastorale di questi fedeli in coerenza con la dottrina cattolica, pubblichiamo un ampio contributo dell'arcivescovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

 
Prolusione di S. E. Rev.ma Mons. Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla
per l’apertura dell’anno giudiziario 2013 del Tribunale Ecclesiastico Regionale Emiliano

© http://s2ew.reggioemilia.chiesacattolica.it

Modena, 6 marzo 2013

1. L’Io è essenziale relazione con un Tu

Non è bene che l’uomo sia solo (Gn 2,18). L’incisiva osservazione dell’autore sacro ci permette di entrare subito nel cuore del tema su cui questa mattina vogliamo riflettere. Infatti, non possiamo avere coscienza adeguata dell’istituto familiare senza considerare che cosa sia l’uomo, quale la sua costituzione originale.
 

Matrimonio: analisi delle difficoltà

L'origine del fallimento di ogni matrimonio è qui: illudersi che l'altro possa essere in qualche modo il tampone delle proprie falle, che possa andare a risolvere i problemi che io non ho voluto o potuto risolvere. Che l'altro possa essere una medicina per le nostre malattie, una pillola che magicamente risolverà tutti i nostri problemi con il minimo di fatica.
 

Come far Funzionare un Matrimonio




7 PUNTI FONDAMENTALI  PER FAR "FUNZIONARE UN MATRIMONIO"

I nuclei di morte PSICO-RELAZIONALI nella vita di coppia

I NUCLEI DI MORTE SPIRITUALI NELLA VITA DI COPPIA

 

Piccola Riflessione sulla Famiglia

Ef. 5,[21]Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
 
I rapporti e i valori familiari secondo la Bibbia
2009-01-14- Congresso Teologico-Pastorale in preparazione al VI Incontro Mondiale delle Famiglia, Città del Messico
di Fr. RANIERO CANTALAMESSA

Divido la mia relazione in tre parti. Nella prima parte, illustrerò il progetto iniziale di Dio su matrimonio e famiglia e come esso si attuò nella storia d'Israele; nella seconda parte, parlerò della ricapitolazione operata da Cristo e di come essa fu interpretata e vissuta nella comunità cristiana del Nuovo Testamento; nella terza parte, cercherò di vedere cosa la rivelazione biblica può apportare alla soluzione dei problemi attuali del matrimonio e della famiglia.
La mia attenzione sarà rivolta a ciò che fonda la famiglia, e cioè il matrimonio e il rapporto di coppia, perché credo che è su questo che la Bibbia ha una parola sempre attuale da dire, più che sulla famiglia come realtà sociale e sui rapporti all'interno di essa, dove la Bibbia riflette una cultura molto diversa da quella di oggi. Sappiamo, del resto, che un buon rapporto tra i genitori è la condizione basilare perché la famiglia possa svolgere un ruolo educatore nei confronti dei figli. Molti drammi giovanili di oggi sono frutto di matrimoni disintegrati o disfunzionali.
 
  -Da "delitto" a "diritto"
-Le coppie di fatto: la deriva "scatenata" dal Parlamento europeo e la situazione dei Paesi europei -Il "Family Day" in Italia
-Il caso spagnolo
-Famiglia, matrimonio e "unioni di fatto"
-"Evoluzione della Famiglia in Europa, 2008": relazione della Rete Europea dell'Istituto di Politica Familiare (IPF).
-"La Famiglia Migrante e itinerante"
-INTERVISTA a Don Nicola Bux, Consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi, Docente di Ecumenismo presso l'Istituto di Teologia di Bari
Da "delitto" a "diritto"
Nel paragrafo 11 della "Evangelium vitae", l'Enciclica del 25 marzo 1995, Giovanni Paolo II scriveva: "La nostra attenzione intende concentrarsi, in particolare, su un altro genere di attentati, concernenti la vita nascente e terminale, che presentano caratteri nuovi rispetto al passato e sollevano problemi di singolare gravità per il fatto che tendono a perdere, nella coscienza collettiva, il carattere di ‘delitto' e ad assumere paradossalmente quello del ‘diritto', al punto che se ne pretende un vero e proprio riconoscimento legale da parte dello Stato e la successiva esecuzione mediante l'intervento gratuito degli stessi operatori sanitari". "Tali attentati - continuava Giovanni Paolo II - colpiscono la vita umana in situazioni di massima precarietà, quando è priva di ogni capacità di difesa. Ancora più grave è il fatto che essi, in larga parte, sono consumati proprio all'interno e ad opera di quella famiglia che costitutivamente è invece chiamata ad essere ‘santuario della vita'".
 
Introduzione
La crisi della natalità, il mancato ricambio generazionale e l'invecchiamento La responsabilità della burocrazia delle organizzazioni internazionali La Chiesa e le evoluzioni demografiche "Presenza e testimonianza dei nonni nella famiglia" "Le ragioni ultime dell'invecchiamento della popolazione e della diminuzione degli indici di natalità sono morali e spirituali e sono collegate ad una  preoccupante perdita di fede, di speranza e d'amore"  (Benedetto XVI, 28 aprile 2006) Intervista a Mons. Livio Melina, Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia

Introduzione
Città del Vaticano (Agenzia Fides) -  Se ogni venticinque secondi in Europa c'è un aborto, che fa più vittime delle malattie di cuore, delle malattie cardiovascolari, degli incidenti stradali, e dei suicidi; se in Europa, la crescita naturale della popolazione è di poco superiore all'1,1%; se i divorzi, negli ultimi 15 anni, sono aumentati del 50%, coinvolgendo 21 milioni di figli, qualcuno ha fallito. E' il risultato, prodotto di alcuni decenni di "cultura" laicista europea, che asseconda le dinamiche umane, invece di contenerle e di governarle. Come dovrebbe essere suo compito, per rispondere al bene comune, che non è una categoria astratta, ma molto concreta, che fa parte, o che dovrebbe far parte, del vissuto di una collettività. Occuparsi del bene comune, significa non ignorare il piano dell'etica  e della morale, come piano dal quale non si può prescindere, se si vuole fare servizio ad una comunità. L'aborto, il divorzio, sono considerati dalla politica europea dei fenomeni sociali. Strumentalmente. Si registrano come tali e si interviene con le leggi. La politica utilizza i fatti di vita e ne fa strumento di politica. Le conseguenze? Basta leggere le statistiche. Le donne europee che non fanno più figli. L'uso e il consumo dell'attività sessuale senza amore, tanto c'è l'aborto che può riparare. La dissoluzione del matrimonio.  La cultura della vita e della dignità della persona umana ignorate. Sul matrimonio, la politica non favorisce la promozione della famiglia e la sua difesa, ma acconsente che le leggi istitutive del divorzio si occupino e registrino un fenomeno sociale, senza proporre e promuovere campagne a difesa dell'istituto matrimoniale e per la natalità, che è uno dei problemi centrali del terzo millennio, contro tutte le truffe sull'esplosione demografica che sono state propinate nel corso degli ultimi vent'anni dalle organizzazioni internazionali. Sull'aborto, la politica dice che se non ci fossero le leggi che lo regolamentano, ci sarebbe un numero altissimo di aborti clandestini. La politica, sceglie, dal suo punto di vista, il male minore, quello dell'aborto non clandestino, non soffermandosi minimamente sulla difesa del bene vita. Se l'aborto è un male in sé, è questo che dovrebbe essere insegnato, se si vuole difendere la cultura della vita.
Il "riparo" della politica è legittimare le scelte individualiste più sfrenate, che blandisce. E' anche "comodo" agire così. Solo che agendo così, non vengono preservati il diritto alla vita e la dignità del vivere, che non sono salvaguardati come beni in sé, per tutti e per ciascuno, ma sono, di volta in volta, bilanciati con l'interesse di terzi, della maggioranza. Si consuma una sorta di dominio dell'utilitarismo. Quel che serve, va conservato, quel che non serve, anche l'essere umano, va gettato via e si introduce nella coscienza collettiva - che tende ad essere annullata - un elemento di formidabile pericolosità intellettuale e civile, che stravolge il concetto stesso di bene comune, che viene inteso come sommatoria dei beni individuali. Io, come individuo, posso anche essere annullato, purché rimanga o aumenti un interesse di un maggior numero di persone. Pensiamo alla diagnosi prenatale, che è diventato strumento selettivo sulla natalità o all'eutanasia. Nella vita associata, che è definita dalle regole e dai principi che una politica attenta alla morale si dà, è compito di ciascuno salvaguardare il bene della vita di ciascuno e questo bene costituisce il principio. Tutti gli altri beni, anche quelli apparentemente più utili socialmente, rimangono, rispetto ad esso, in secondo piano.    Governare la complessità del fenomeno umano, in realtà, è molto difficile e richiede, soprattutto, fare i conti con il piano dell'etica e della morale. Il 5 aprile 2008, il Santo Padre Benedetto XVI ha  affermato che l'interruzione della gravidanza e le separazioni coniugali, sono circondate nel dibattito da una "specie di congiura del silenzio". Dovrebbero far riflettere queste parole soprattutto quei politici europei che non considerano le vittime delle loro scelte su quelli che ritengono essere solo dei fenomeni sociali: il concepito che viene gettato via con l'aborto, i bambini che subiscono le rotture matrimoniali. Sono, questi, gli effetti di una politica che non sa e non vuole trattare i fatti di vita utilizzando il piano dell'etica. Una politica europea che, proprio perché non sorretta dalla morale e dall'etica, non sa affrontare i problemi più drammatici che vive la famiglia europea, quello della crisi della natalità, del mancato ricambio generazionale e dell'invecchiamento della popolazione. Questi problemi europei, per essere compresi fino in fondo, devono essere inquadrati nel contesto di quel che è avvenuto ed ancora avviene nel mondo negli ultimi decenni.