Rassegna stampa etica

GLI ERRORI DELLA LEGGE ANTI-OMOFOBIA

corto circuitoPiero Ostellino  - © Corriere della Sera 3 agosto 2014

Per quanto abbia cercato di individuare le (eventuali, ma assai recondite) ragioni eticamente immanenti al progetto di legge contro l’omofobia («avversità nei confronti dell’omosessualità»), non riesco a capire perché picchiare un omosessuale sarebbe un’aggravante, mentre picchiare me — che sono «solo» un essere umano senza particolari, selettive e distintive, qualificazioni sessuali — sarebbe meno grave. Picchiare qualcuno è un reato. Punto, basta e dovrebbe bastare.
Agli occhi di una persona dotata di normale senso comune, l’omosessualità non è, oggi, neppure «un vizio», come volevano, e in parte vogliono ancora, certi integralismi religiosi. La regolare frequentazione, la stessa amicizia, di omosessuali — senza il timore di apparire tali, che è, poi, l’altra faccia dell’omofobia — è qualcosa di più di una consuetudine diffusa. Del resto, la nostra stessa Costituzione, all’articolo 3, già esclude la discriminazione per ragioni di sesso, oltre che religiose, politiche e sociali. Mi pare, invece, che il progetto di legge sull’omofobia ripristini, alla rovescia, la discriminazione, creando un surreale, e inquietante, precedente. Poiché, in certi ambienti, la solidarietà omosessuale rasenta il (legittimo) lobbismo, che facciamo, allora? Approviamo una legge che tuteli gli eterosessuali contro questa forma indiretta di discriminazione omosessuale nei loro confronti?
Ma c’è anche un altro versante della proposta di legge contro l’omofobia che merita una riflessione. La cultura dell’espansione indiscriminata dei diritti rischia, di questo passo, di portare, prima o poi, a sostenere che il cittadino biondo, con gli occhi azzurri e di pura razza ariana — che, poi, sarebbe, oggi, il titolare del pensiero unico «politicamente corretto» — debba godere di uno statuto speciale rispetto a chi la pensa diversamente. La strada che porta all’inferno del totalitarismo è notoriamente costellata di buone intenzioni…
L’omosessualità non è un diritto. È un dato di fatto, uno spicchio della realtà; è un aspetto della libertà sessuale. Spremete la realtà quanto volete e — come ha insegnato lo scetticismo scozzese — non ne sortirà una sola goccia di un principio morale. Trasformarla, dunque, in un diritto giuridicamente protetto non ha alcun senso, dato che è già costituzionalmente tutelata e il costume, secolarizzato e generalizzato, ne sconsiglia l’avversione. Ad una persona di normale buon senso non verrebbe mai in mente, nel mondo in cui viviamo, non dico di picchiare, ma neppure di insultare e discriminare l’omosessuale.
In tutta evidenza, non c’è bisogno di una legge contro l’omofobia, e impegnarne il Parlamento è un anacronismo persino ridicolo e pericoloso. La smania iper legislativista non realizza la democrazia, ma ne è la patologia che distrugge le libertà liberali.