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Rassegna stampa cattolica

buon samaritanoAvvenire gioca sulle persone con omo-affettività e dimentica di essere Chiesa in uscita



Donaci occhi limpidi,
che vincano le torbid
e
suggestioni del male
(
I settimana del Salterio, Giovedì, Lodi mattutine)

 

Un altro articolo da salotto (vd qui).
Avvenire con la scusa di entrare in dialogo - che è cosa buona - fa salotto senza arrivare ad un punto pensando che i suoi interlocutori siano formati, siano in contesto adeguato e magari protetto.
Insomma Avvenire sbaglia, prima che sul tema, sul modo di comunicare e sul suo contesto. Non è "chiesa in uscita" ma salotto borghese che alimenta qualunquismo etico.
Dietro l'apparenza del dialogo e dell'incontro alimenta il vuoto. Cade nel tranello che ha spalancato la versione soggettivistica e liberalistica in Italia con il Maurizio Costanzo Show. Anche qui la chiusa è tutto un programma pensando che vi siano ".. le buone intenzioni del legislatore". A Roma si direbbe: "ma ci fai o ci sei?".

Ora, come giustamente ricorda Papa Francesco, non bisogna stare sempre a ribadire i "principi naturali" che ci animano, specie come fossero un "randello etico", ma neanche fare continua epoché dei medesimi e - peggio ancora - darli per scontati. Scontati non sono.
A quanto pare neanche per chi lavora in Avvenire, visti i precedenti del sig. Moia su P. James Martin (vd qui).

Sul tema dell'omo-affettività e di pseudo-leggi inutili (su termini inventati a tavolino), Avvenire, con il sig. Luciano Moia e l'avallo di chi dirige il giornale, sta facendo un pessimo lavoro e non è né autorevole né credibile, né propone in maniera bella e nuova la morale naturale presente nel catechismo e nella Tradizione Cristiana. Né sta volendo bene alle persone, uniche e bellissime, come ogni persona, che vivono una tensione omo-affettiva. Anzi le sta confermando ed affossando nella propria ferita, nel gravemente disordinato. Anche dove non vi è colpa personale. Il nemico le malmena e loro ci mettono il carico come colui che vedendo il ferito si gira dall'altra parte "pensando ai suoi affari". A quella mondanità spirituale gravissima perché rivestita di bene.
Non dipanando la dimensione soggettiva come adesione al disordine da quella oggettiva del "gravemente disordinato".
Portando le persone, incapaci per motivi, talvolta, più grandi di loro, dal dipanare la differenza tra persona, l'unicum della persona, e la sua sessuazione ferita.
"Dio mi ha fatto così.. e dunque se Dio mi ha fatto così, perché non dovrei vivere la mia sessualità e la mia affettività in tal modo?"
Ed ecco che, per distorsione missionaria, non c'è più "un gay che cerca il Signore" ma una persona con omo-affettività che si conferma naturalizzando la sua ferita, anzi cosa ben peggiore, facendo in modo che la ferita coincida con l'essere persona.

Eppure gli insegnamenti della Traditio, della Parola e del Magistero sono così chiari, illuminanti e di vero aiuto.
Finanche quelle udienze del mercoledì sul Genesi di San Giovanni Paolo II.

Sia ben chiaro qui, in questi tentativi maldestri di Avvenire, non è più dialogo, né osare teologico ma disservizio pastorale a tutto campo e svilimento dello slancio di Chiesa in uscita che porta la salvezza e la Verità di Cristo nel bene incommensurabile della persona.
Ed è travisamento grave, gravissimo delle parole di Pietro.

In questo argomento, sia Moia che chi dirige il giornale, attuano il peggior servizio alle persone con omo-affettività (e anche alla Chiesa) che sia possibile fare:
inserire i principi che sono luce e libertà nel calderone delle opinioni.

Altro che Chiesa in uscita, piuttosto parabola infettiva.

Quo Vadis Avvenire?
Cur te perdere omnia?

PiEffe



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