Il punto centrale dell'ultimo position paper pubblicato a giugno dalla Società Italiana di Cure Palliative (SICP) dal titolo Il rapporto tra le cure palliative e la richiesta di suicidio medicalmente assistito, è il seguente: pur lasciando libertà di coscienza al singolo palliativista, la SICP, come istituzione, non vuole collaborare, tramite l’utilizzo delle cure palliative (CP), al suicidio medicalmente assistito (SMA). E così possiamo leggere nel documento, in merito al «tema della partecipazione diretta alla fase attuativa del SMA», che «i singoli professionisti appartenenti alle équipe di Cure Palliative possono, secondo coscienza e a titolo personale, scegliere di partecipare al SMA. Tuttavia, pur riconoscendo tale libertà individuale, resta fondamentale mantenere distinta l’identità delle Cure Palliative dalla finalità propria del SMA e preservare la specifica missione delle cure palliative e della medicina palliativa». Di conseguenza si stabilisce che «le strutture organizzative che fanno parte della Rete Locale di Cure Palliative (hospice, unità operative domiciliari e ospedaliere, ecc.) non sono coinvolte nella fase attuativa del SMA».
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