Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

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Rembrandt Museo dellErmitage di San Pietroburgo 1668"... Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe."  (Sl. 103,9-12)


Il Signore non conserva per sempre il suo sdegno e la sua ira, cosa che, visto come ci comportiamo e scegliamo, sarebbe legittimo come atto di giustizia evidente. E guai a dimenticarlo per non spegnere la vigilanza.
Mail Signore cosa conserva per sempre?
Le viscere d'amore misericordioso.
Un amore di appartenenza per ciascuno e per tutti noi.

Cosa è dunque è il perdono?
È imparare ad amare come Dio grazie a Dio. Vuol dire nutrire la speranza.
Sebbene ci siano situazioni umanamente invincibili, la speranza nel seno del Padre dev'essere (e può essere) più grande di ogni nostro tentativo, riuscito o non riuscito. Speranza in Dio e speranza nel tessuto che la grazia crea nella vita e nel cuore del fratello.
Un risultato che forse non vedremo su questa vita ma che è carico di immortalità. La circostanza del tempo non sempre raccoglie frutti ma sempre li raccoglie il Seno del Padre, l'Eternità.

La giustizia ultima non è l'umana giustizia, né comunque una legittima giustizia davanti al torto oggettivamente subito. La giustizia ultima è la speranza che Dio sia presente nel cuore del fratello e che ponga le sementi della riconciliazione e della Luce immarcescibile della Grazia.
Questa giustizia di amore e di perdono è figlia di un sentimento nuovo e radicale: l'appartenenza.
Appartenenza in Cristo sia con ogni uomo che, ancor più, con i fratelli nella fede. Attenzione che il sentimento non è qualcosa di liminale ma una esprienza radicale man mano che si entra nello sguardo di Dio e si conosce come Dio conosce.

Anche la scomunica non spezza, finché i tempi mortali non sono compiuti, l'appartenenza con chi è nell'errore e nel peccato. Quello che satana e il peccato divide, l'appartenenza unisce, crea e ri-crea.

Anche il servizio indispensabile dell'apologetica dev'essere compiuto per amore della Verità nel senso dell'appartenenza a Cristo e in Cristo e deve essere scevro di ogni vanità e di ogni vanagloria.
Cosa che, purtroppo, le comunicazioni masmediali, giornali e social media, non aiutano. L'apologetica, sempre necessaria, è arte nello Spirito Santo.

L'annuncio in Spirito e potenza, scomodo e semplice che sia, è fatto perché si ama il fratello e la sua salvezza eterna.
Mai ritenendosi migliori e sempre avendo la coscienza nell'essere vincolati da un fatto: Cristo è morto e Risorto e ha dato la vita per te. Cristo è morto e Risorto e ha dato la vita per il tuo fratello e per il "tuo nemico".

Da questa umiltà ontologica, fatta radicalmente propria nella Grazia, viene spezzata ogni Gnosi, ogni eresia e ogni concettualizzazione di Dio e ci si riplasma nella Grazia educando mente, cuore e corpo nell'Amare come Lui grazie a Lui.

Perdono Frere RogerDal trovare sempre forme nuove e creative nello Spirito per amare di più,
per amare meglio,
per vedere crescere in santità i propri fratelli e le proprie sorelle.
Cristo infatti ci dirà alla fine della vita:
dov'è tuo fratello?

Domanda costante c
he significa quanto lo hai amato e perdonato? Quanto ti sei sinfonicamente accordato con lui? (Mt. 18,19)
Egli infatti è tuo fratello non perché lo hai scelto come tale ma perché l'amore di Cristo te lo ha donato confidando nella tua capacità di amare, avendo speranza e fiducia in te.
E tu perché vuoi deludere una richiesta così divina? E tu perché vuoi eludere la domanda che risuona come veglia nel tempo: "dov'è tuo fratello"?

Il Dio che sempre cura tutto nell'essere ci ha pensati e creati per vivere in quersto slancio di cura e di servizio, perché si riverberi nel tempo e risuoni nell'eternità.


Paul Freeman