La somatizzazione disordinata dal peccato porta il peso della colpa ma il legame stretto tra soma, psiche e spirito, nel discepolo, porta alla Bellezza ed alla Conformazione.
«L’incendio indomabile dell’amore per il buon Gesù erompeva in lui con vampe e fiamme di carità così forti, che le molte acque non potevano estinguerle» (FF 1224).
Così parte dell’inizio del racconto di San Bonaventura sulle stimmate di San Francesco.
Un santo dottore che con acume unico vede il mistero che si cela dietro un evento così straordinario di conformazione. Uno sfraghis, un marchio nella carne del Poverello, da parte di Cristo che pone l’autentica sulla sua vita.
Non è solo un dono esterno ma un depositarsi nella carne, un manifestarsi dell’amore che Francesco portava nel cuore.
L'Amore di Cristo per Francesco e la risposta del minore alla splenditudine di Cristo, amante sopra ogni tenacia. L'amore della creatura viene trasformato nell'Amore onnipotente di Dio e qui, per Grazia, si trasfigura totalmente.
E, sia ben chiaro, Francesco non cercava autentiche da mostrare. Non mendicava il plauso esterno, né in maniera cosciente , né in forma liminale. Al poverello interessava solo guardare e stupire davanti all'amato per amare meglio Lui e i fratelli e le sorelle. Questa la minorità. Ed è cosa talemente grande la minorità che non possiamo che impararla dall'unico vero "minore", il Signore glorioso Gesù Cristo. Ed è scuola di formazine permanente che dura tutta la vita e che forma al Bene le midolla dell'uomo.
Per questo motivo di spoliazione di sé la carne obbedisce alla grazia esterna ed alla grazia battesimale interiormente donata e coltivata, giorno dopo giorno, nel cuore, con habitus mirabile.
Una ricostruzione pensata come figlio nel Figlio.
Una sovranatura preludio della glorificazione.
«Così il verace amore di Cristo aveva trasformato I’amante nella immagine stessa dell’amato» (FF 1228).
Stimmate uniche nella storia della cristianità, fatte di veri chiodi di carne ribattuti con “capocchia” di chiodo e chiodo ripiegato sul dorso della mano.
E questo ricorda e testimonia quanto è importante, nel suo valore, nel suo peso glorioso, la nostra carne per Cristo se essa ha avuto tanto e può giungere a tanto.
La vetta di uno è la vetta di tutti, per il principio dei vasi comunicanti nello Spirito. La santità, infatti, non è un emergere dell'io ma del noi. Perché la Carità e comunione comunionale. Le stimmate di Francesco sono sue ma anche le mie.
Sì, è lo sfraghis vero, quello del Battesimo, caparra dell’azione dello Spirito in noi, che può portare il nostro corpo ad una personalissima e carnale conformazione a Cristo.
Se lo portiamo nel cuore. Se abbiamo nostalgia di Lui. Nell'ora della Grazia, che è per me ed è per noi.
E che io non fugga quest'ora, quest'attimo, questo palpito
perché morire per amore di Cristo è vivere e far vivere in Lui
senza riserva alcuna, perché il sé si ritrova nel dono di sé per Cristo, con Cristo, in Cristo alla misura, per noi possibile, di Cristo.