di don Mario Proietti - Direttore Responsabile dell’Abbazia San Felice (Giano dell’Umbria)
La vicenda di don Massimo Biancalani mi lascia anzitutto un disagio.
Quello che provo ogni volta che la storia di un sacerdote arriva a una frattura con la comunità che gli è stata affidata e con il proprio vescovo.
Dietro i provvedimenti canonici rimane sempre la vita di un confratello, con anni di ministero e scelte nelle quali ha creduto profondamente.
Per questo mi sembra ingiusto leggere la decisione di rimuovere don Biancalani dalla parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro come la sconfitta del cosiddetto «prete dei migranti» o come una correzione dell’impegno della Chiesa nell’accoglienza.
La questione nasce quando un particolare servizio, legato anche alla sensibilità personale del parroco, finisce progressivamente per occupare la vita della comunità fino a modificarne la stessa fisionomia.
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