Con l’Unità d’Italia e il Risorgimento vi fu una vera e propria propaganda nonché formazione culturale per diffondere, inculcare e interiorizzare nomi e simboli che potessero rafforzare il concetto di nazione. Tra questi si segnala l’opera commissionata dal francescano Ludovico da Casoria (1814-1885) in occasione del settimo centenario della nascita di san Francesco celebratosi nel 1882 allo scultore Stanislao Lista raffigurante l’Assisiate in atto di benedire Giotto, Dante e Cristoforo Colombo considerati terziari francescani.
L’immagine di tale monumento fu debitamente diffusa quale programma per l’identità italiana; questo aspetto francescano assieme a tutto il mondo simbolico e concettuale risorgimentale fu enfatizzato in chiave nazionalista con l’avvento del fascismo che usò del settimo centenario della morte di san Francesco celebratosi nel 1926 per diffonderne l’immagine del più santo degli italiani e il più italiano dei santi. Finita la Seconda Guerra Mondiale con il regime di Benito Mussolini furono smantellati anche i suoi simboli e così l’Assisiate fu rimosso dal calendario civile. Tuttavia già il 4 ottobre 1946 il Capo provvisorio dello Stato in Italia, Enrico De Nicola, si recò in visita ufficiale ad Assisi per la celebrazione del Patrono d’Italia; dopo due decenni ecco che la defascistizzazione dell’Assisiate si poteva dirsi conclusa e quindi nel 1958 venne di nuovo inserito nel calendario civico il 4 ottobre quale «solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse». In questo contesto si colloca l’omelia che il vescovo d’Amelia, monsignor Vincenzo Lojali – di cui è in corso la causa di beatificazione – pronunciò ad Assisi il 4 ottobre 1958 riportata qui sotto.
Il primo sentimento che sorge spontaneo nel mio cuore in questo momento così solenne, in cui per la prima volta celebro e rivolgo la parola nella sacra basilica, è di ringraziare il Signore e i figli di S. Francesco, dell'onore e della gioia che mi hanno procurato con questo invito.
Ma pensando alla mia pochezza, rimango confuso e tremante osando parlare di un santo la cui mirabil vita meglio in gloria del ciel si canterebbe.
Mi conforta però l'amore del Serafico Padre che ho conosciuto e amato fin da fanciullo come terziario francescano; e anche la devozione dei fedeli della mia diocesi di Amelia che si gloria di tanti ricordi francescani.
Nei Fioretti si accenna al gentile episodio della predica alle rondini, avvenuta nel paese di Alviano; e la tradizione amerina ha consacrato una piccola cappella alle porte della città, alla presenza e a una predica di S. Francesco ad quinque fontes alle cinque fontane.
I figli di S. Francesco da secoli diffondono la pace e il bene nelle nostre campagne e in mezzo ai monti si venera nello Speco, un ricordo francescano di una sua dimora in una grotta nella vicinanze di una fenditura del monte, come a Fonte Colombo, che dicesi avvenuta nel terremoto di cui parla il vangelo alla morte di Cristo. Così anche nel territorio di Amelia, il Serafino di Assisi ha scoperto e gustato nella bellezza della natura, la fragranza della passione di Cristo.
Quest'anno poi un avvenimento storico nell'Italia francescana si è verificato: il 4 ottobre è stato dichiarato solennità civile in onore dei patroni d’Italia S. Francesco d'Assisi e S. Caterina da Siena.
La materna bontà della Chiesa e la sua predilezione per la nostra cara patria che è stata scelta da Dio a sede del Vicario di Cristo e capo visibile della Chiesa, le aveva assegnato, come Patrono speciale insieme a S. Caterina da Siena, il nostro serafico Padre, poiché egli è apparso come il prototipo della nostra stirpe italica, per il suo carattere gentile, intelligente, semplice, poetico; quindi dal suo trono di gloria potesse proteggerla nelle sue necessità spirituali e materiali: e il Governo nazionale, al quale dobbiamo essere grati, ha risposto al materno gesto della Chiesa, dichiarando solennità civile il 4 ottobre.
Non possiamo meglio celebrare questo storico avvenimento che ricordare brevemente l’opera di S. Francesco a favore della nostra patria; e renderci, con la imitazione delle sue virtù, sempre più degni della sua protezione e delle sue grazie, se veramente amiamo la nostra Italia e vogliamo la sua vera grandezza.
--------------------------
Francesco iniziò il suo apostolato di bene, restaurando materialmente le chiese e interpretando alla lettera la voce divina: - va, restaura la mia chiesa che minaccia rovina - .
Naturalmente non poteva la sua anima contentarsi di un lavoro materiale; e udito nella festa di S. Mattia il vangelo della missione degli Apostoli, sentì in esso quasi una chiamata personale e si decise per la vita apostolica, nella nostra Umbria, nella Toscana, nelle Marche, fuori d’Italia; tentò anche l'Oriente, ma tornò al suo campo prediletto, la patria nostra.
Mi pare di vedere un tratto della protezione speciale di S. Francesco, nel fervore di ricostruzione e di nuove costruzioni di chiese e di opere di apostolato che anima la nostra patria, dopo lo sfacelo di questa ultima guerra.
Purtroppo corriamo il pericolo, costruendo le chiese materiali, di trascurare la ricostruzione della chiesa spirituale, nelle anime dei fedeli: come accade che nell'ansia di costruire le abitazioni materiali e temporanee, ci dimentichiamo di preparare la costruzione della nostra abitazione eterna.
Protegga quindi la nostra patria, S. Francesco d'Assisi e assista il Clero e i fedeli in questa prima necessità di una ricostruzione morale e religiosa.
Poiché i mali che affliggono la nostra Italia sono gravi e la nostra Umbria sembra dimenticarsi di essere stata una volta la regione dei poeti e dei santi.
L'allontanamento dalla Chiesa, l'ignoranza religiosa e quindi l'amoralità della vita, la ricerca delle comodità e dei beni materiali, l'egoismo e l'odio fraterno, la dimenticanza della paternità universale di Dio, una vita senza pace e senza la vera gioia cristiana: ecco i mali che travagliano attualmente la nostra terra, presso a poco come al tempo di S. Francesco.
La Chiesa ci invita a confidare in S. Francesco e ad imitare le sue virtù religiose: la patria ci invita ad onorare S. Francesco, come esemplare di virtù civiche; due autorevoli inviti che abbiamo il dovere di accogliere in questi momenti così gravi per la Chiesa e per la patria.
Il messaggio del serafico Padre continua ed essere attuale, come al suo tempo; e come allora, per la Chiesa e per la patria, fu il principio di una primavera religiosa e civile, così abbiamo fiducia che anche oggi il suo esempio e la sua protezione segnino la tanto auspicata primavera dl pace e dl bene, se non ci pesa di imitare colui che ci piace di onorare.
I santi infatti sono gli splendidi capolavori di Dio, i suoi amici, i nostri esemplari e i nostri avvocati.
--------------------------
1) = Francesco è un grande nel regno di Dio, il venerando patriarca dei regolari e dei terziari; il trovatore dell'amore divino, il fratello della perfetta letizia, il mendicante che si era scelta per sposa la povertà, il grande amico della natura, che considerava come fratelli e sorelle il sole, la luna, le stelle; l'uomo a cui volavano fiduciosi gli uccellini e portò nel suo corpo le piaghe del Crocifisso, come ultimo sigillo della sua conformità all'esemplare divino.
Tra i molti santi della Chiesa, egli è una figura assolutamente singolare, uno dei più grandi riformatori della società cristiana, che esercitò un profondo influsso sul suo secolo e su i tempi che seguirono fino ai nostri giorni.
Ispiratore di poeti, scrittori, artisti attraverso i secoli, egli è pure fondatore di una nuova forma di pietà e di devozione verso l’Umanità santissima del Redentore che ci fa sentire più vicino a noi, divenuto nostro fratello.
Egli ci ha dato il presepio che forma la gioia dei piccoli e dei grandi e ha fatto vedere in se stesso la figura dell’Uomo dei dolori nelle sue inenarrabili sofferenze su la croce.
Non era né ricco, né bello, né sapiente e trasse tutti a sé fino ai nostri giorni e trarrà a sé nei secoli a venire, poiché egli è apparso al mondo proprio il Cristo redivivo.
San Paolo ci dà la regola di ogni santità, nella perfetta conformità al divino modello Gesù. Francesco fu il più bello dei santi e colui che pare aver meglio compreso il vangelo e aver meglio conformata la sua vita alle norme divine.
Francesco è un altro Cristo: ha cercato Cristo, lo ha seguito, lo ha amato, lo ha dato agli altri. Mirabile capolavoro di Dio.
2) = Ma egli è l'amico di Dio.
Gesù ha detto: - Voi sarete i miei amici, se farete quel che vi comando -. Francesco apre il Vangelo e vi cerca Cristo a cui si consacra interamente. Fa del vangelo il suo nutrimento, e trovan- dovi una celeste soavità, esclama: - Ecco quel che da molto tempo cercavo.- Il vangelo è il suo sostegno, la sua consolazione, il rimedio a tutte le sofferenze; e un giorno disse ai suoi fratelli: - sono pieno di vangelo -, e la sua vita e la sua regola è l'osservanza del santo vangelo di Nostro Signor Gesù Cristo.
--------------------------
3) = Cristo redivivo, Francesco è il nostro esemplare.
Abbraccia la povertà e davanti al vescovo di Assisi si spoglia delle sue vesti, le restituisce al padre dicendo: - adesso posso veramente dire: Padre nostro che sei nei cieli.- E vive la sua vita di povertà gioiosa, piena di sole, non tetra e afflitta, ma volontaria ed amata.
Il vangelo è il grande piccolo Gesù, come egli diceva, ed egli si fa umile, piccolo, si considera l'ultimo degli uomini, il più vile peccatore, e soffrire ed essere disprezzato è per lui perfetta letizia.
Il vangelo è Gesù compassionevole e misericordioso; e S. Bonaventura ci dice che la benignità, la bontà del Salvatore nostro Gesù Cristo è apparsa nel suo servo Francesco. Era misericordioso verso tutti i miseri e gli fu resa questa testimonianza nel nostro Parlamento: - Se Francesco di Assisi non ha fondato istituzioni di carità, ha versato sul mondo tale una corrente di carità che dopo sette secoli, nessuna opera di carità è stata fondata senza che egli ne sia stato ispiratore. -
Il vangelo è Gesù Apostolo, e Francesco, su le orme di Cristo, traccia nell'aria il segno della Croce e manda i suoi discepoli ai quattro angoli della terra. Primo fra tutti i fondatori di ordini moderni, manda i suoi figli nelle regioni infedeli; e quando dopo qualche mese, viene a saper che cinque di essi hanno colto nel Marocco, la palma del martirio, esclama pieno di gioia: - Finalmente ho dei vescovi. - I suoi vescovi erano i martiri.
Dopo aver fondato l'opera sua, egli non sogna che di offrire a Gesù la testimonianza del suo sangue; e tre volte passa i mari; ma Dio gli riserva un altro martirio, quando gli manda un serafino a incidere su le sue carni le piaghe del Crocifisso.
Il vangelo è Gesù che si dona e si immola; e S. Bonaventura dice: - Questo povero, piccolo uomo non aveva che due cose da offrire, il suo corpo e la sua anima: dava a Dio il suo corpo con la più aspra penitenza e la sua anima con la preghiera e con lo zelo. -
S. Francesco è il santo dell'amore serafico; è entrato nel cuore di Gesù, lo ha compreso e gli rende amore per amore.
Il grande amante del vangelo, in cui trovava la parola viva ed eterna di Gesù, il grande amante della Croce, in cui vede l'amore sacrificato, ama pure intensamente l'Ostia divina in cui l'amore è vivente e si dona, l'amore che attira e trasforma le anime pure.
Per l'Eucaristia ripara le chiese, per l'Ostia dimentica la povertà e dispone su gli altari vasi di oro e di argento; per l'Ostia si prostra lungo le strade, quando vede spuntare la guglia di un campanile, e passa lunghe ore davanti al tabernacolo, tremante di freddo in amorosa adorazione; fa celebrare la santa messa e si comunica con fervore tutti i giorni.
In un'epoca in cui spesso il sacerdozio è avvilito, disprezzato, ricorda ai sacerdoti la loro grandezza: - Io vedo in voi il figlio di Dio.- e si mette in ginocchio davanti a loro e bacia loro le mani. Egli, il piccolo diacono, che si giudica indegno di salire l'altare, scrive a cardinali, vescovi, principi: - Vi prego, miei signori, baciando le vostre mani, di fare in modo che il CORPO DI GESÙ sia trattato degnamente e da tutti debitamente rispettato.-
E. Francesco prepara all'Ostia divina anime adoratrici, circonda di vergini il tabernacolo con le Clarisse; e ciborio, gigli, corona di spine, diventano le armi di S. Damiano, che mettono in fuga i Saraceni.
Vangelo, Croce, Eucaristia sono i grandi amori che formano l’anima di Francesco, il segreto della sua azione nella Chiesa e nel mondo, sempre e dovunque.
Dopo aver cercato Gesù, dopo aver vissuto di Lui, dopo averlo amato, Francesco poteva attender la morte, senza averne paura.
S. Teresa di Avila, mentre stava per morire, esclamava: - È tempo di vederci, o Gesù mio. - e Francesco si mette a cantare: - Con tutta la mia voce chiamo il Signore... e i giusti mi attendono, perché vogliono essere testimoni della ricompensa che Dio mi darà.
Quale incontro sarà stato quello dell'anima di Francesco con il Signore!
Tale il transito di S. Francesco; e mi piace di ripetere in questo momento solenne, l'invito ai fedeli, del P. Custode di questa basilica: - Da la Porziuncola umile e splendida, si diffonde in Italia e nel mondo l’eco festosa del canto che Francesco morente intonò a Dio, largitore di ogni bene e premio dei suoi fedeli.
Sette secoli fa le allodole si unirono al canto di Francesco.
Oggi siamo noi gli invitati: a contemplare la serenità della morte del giusto: a cantare le lodi del Signore: a ringraziare Dio di averci dato in Francesco un modello da imitare, un patrono in cui sperare.
E allora ripetiamo anche noi in questo momento, la fervente preghiera del santo: - Grande e magnifico Dio, mio Signor Gesù Cristo, io ti supplico di darmi luce, di rischiarare le tenebre dell'anima mia.
Dammi fede retta, speranza sicura, carità perfetta. Concedimi, o Signore, di conoscerti bene, di poter in tutte le cose agire nella tua luce e secondo la tua volontà. -
Così tu pregavi spesso e a lungo davanti al Crocifisso della vetusta chiesa di S. Damiano. E un giorno dal Crocifisso scese una voce che solo il tuo amore per Gesù poteva percepire: - Va, Francesco, ripara la mia casa che sta per crollare.- E tu tremante e felice rispondesti: - Andrò con gioia, o Signore, a fare quanto mi chiedi. -
La casa che stava per crollare era senza dubbio la vecchia e solitaria cappella di S. Damiano; ma il Signore pensava sopra tutto alle rovine accumulatesi nel corso dei secoli, su la sua Chiesa.
Il Papa lo aveva ben compreso e approvò l'Ordine dei minori, il quale non solo avrebbe riparato le rovine della Chiesa, ma sarebbe andato a costruire nuove chiese viventi, nelle terre degli infedeli, cementandole col sangue dei migliori suoi figli.
Dalla gloria del cielo, dove il Signore ti concede così grande ricompensa; degnati, o santo Francesco; di proteggere la Chiesa e l'Italia sopra tutto che ti festeggia in questo giorno solenne, l'Italia tanto cara, per la quale non hai risparmiato fatiche e promesso benedizioni.
Aiuta i tuoi figli che proseguono l’opera tua nel mondo intero, e possano crescere in numero e santità, prodigandosi sempre nell'insegnamento del vangelo, con la parola e con l'esempio.
La nostra patria minacciata dai nemici di Dio, per le nostre colpe e per l'indocilità e ribellione alla Chiesa, corre rischio di perdere l'unità della fede cattolica, e di accogliere pazzamente tutte le conseguenti immondezze morali .
Nuove orde di turpi e violenti saraceni tentano di profanare le nostre più care e delicate tradizioni cristiane... mostrati in tutta la tua grandezza nel nostro bel cielo italico, insieme a S. Caterlna da Siena, invita S. Chiara che di nuovo, con la santa Eucaristia in mano, ripeta al Signore la sua tremenda preghiera: - Ne tradas bestiis animas confitentes tibi. - e cosi siano sbaragliati e umiliati salutarmente i nemici di Dio e della sua Chiesa, dell'Italia e del mondo; spazza via i commessi viaggiatori del diavolo, e satana stesso del quale la pietà cristiana dice che tu hai preso il trono nel cielo, mentre sembra imbaldanzire nella terra dei santi; e tutti gli altri spiriti maligni che scorazzano per il mondo a perdizione delle anime, per divina potenza, ricaccia all'inferno: divina virtute in infernum detrude.
--------------------------
Salirà allora oggi e sempre dalla nostra patria purificata
e salvata, l'inno di gioia, il cantico di ringraziamento,
il tuo saluto serafico:- Pace e Bene.
--------------------------
Sia lodato Gesù Cristo.
Sempre sia lodato.
Servo di Dio monsignor Vincenzo Lojali, vescovo di Amelia