Spiritualità

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dominus jesus and cireneo

Ma come, mi dici, non mi ha forse il Signore dato questo carisma? E questo, e questo?
Non ha forse Lui ispirato e talvolta creato dal nulla, questo e questo?
Perché non dovrei difenderlo?
Non è forse zelo e appartenenza?

Ti rispondo, che non c’è più grande carisma che riconsegnare il tuo carisma.

Di ogni carisma, dunque, è fondamentale riconoscerne la sua intima natura.
Riconoscere fino in fondo che se viene da Dio, Lui ne dispone.

E Dio ne dispone con la tua resa, non con la riuscita.
Lì viene ristabilito l'et-et sommo. riconoscere che Dio è Dio, l'Altissimo e, nel contempo, anche Padre.

Per cui lotta, se veramente ti viene chiesto, ma senza appropriartene; mai.
Con la pronta disposizione del cuore ad abbandonare tutto per Lui. In ogni istante.
Sii umile e nudo.
Non c’è cosa preziosa, neanche ogni bene che viene da Lui, che possa sostituire il Suo volto.
Così riconosci, nella carne, la santità di Dio, il suo essere totalmente altro.

Francesco di Assisi, nel finire dei suoi giorni, era consumato dalla pessima salute,
da una malattia agli occhi,
contratta in Terra Santa e accresciuta dal dolore (e dal dono delle lacrime)
nel vedere che i suoi frati si incamminavano, sovente, per vie lontane dalla ispirazione sine glossa originaria.
Lo Spirito infatti rende semplice il complesso mentre il peccato problematizza e mistifica ciò che è semplice.


Proprio lì, a San Damiano, nel disagio, tra topi e buio, si consumava tra le lacrime…

“il Signore mi diede dei fratelli, il Signore mi diede dei fratelli”,
ripeteva a se stesso, "perché, dunque, accade questo?".

Un evisceramento del cuore.

Una desatellizzazione estrema.
Doglie nello Spirito.

Ma Cristo stesso gli dice, “perché piangi Francesco? Questi frati sono tuoi o miei? Tu stai al tuo posto e segui i miei passi! Per te è pronto il posto nel Cielo”..

Francesco comprende la resa che gli veniva chiesta.

Come Abramo, come Maria, capisce il sì che gli viene ora chiesto, ed esulta di gioia.
Più che alla Porziuncola, come fece anni addietro, molto di più.
Ora è colmo.
Ora ha compreso.
Ora è uno strumento maturo.
Ora ha compreso che il "principio dei vasi comunicanti nello Spirito, per ogni fratello e sorella, comincia da anche da Lui. Da quella piccolissima resa di tutto ciò che ha ricevuto come promessa.
Il posto nel cielo non è solo per Lui ma è caparra per generazioni e generazioni.
Questo produce la pudica e decisa resa, nello Spirito Santo.

E dunque scrive il Cantico delle Creature. Inventando, per puro dono, il capolavoro primario della lingua italiana.
E di questo ne rende partecipi i fratelli che lo aiutanoo nella stesura corale di questo capolavoro.

Dallo Spirito della resa e dell’obbedienza è nata la cultura.

Dal sì a Cristo, dalla “Spes contra spem”, è nata la riparazione della Chiesa e la vera cultura.

Ecco perché, davanti a questi testimoni, non ci si può più ingannare.

Solo riconoscere che,
anche dire sì,
arrenderci a Dio e alla logica del dono,
per amore di Cristo e del suo corpo, sorelle e fratelli,

è anch’esso un dono
da chiedere senza sosta.

E da custodire con tenace e rigoroso pudore.

Ed ogni istante è il luogo dove questa resa si può compiere,
dove la consegna si avvera,
dove l’eternità può irrompere.

Benedetto sia l'adesso.


“Ecco faccio una cosa nuova..
ecco il momento della salvezza…
non ve ne accorgete?” (Is. 43,19)

Paul Freeman