Il monologo di Pilato
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Lo scrittore Luca Doninelli immagina il governatore romano che, dopo il processo e la condanna di Gesù, riflette sul suo operato. E ha un ripensamento.«Ho sbagliato, era innocente. Sono stato io a dire a mia moglie di seguirlo nel cammino con la croce e di porgergli un panno per conforto. Mia moglie mi ha detto che crede che quell'uomo fosse veramente il Figlio di Dio» di Luca Doninelli
Pilato parla come se dovesse rispondere a un superiore in grado che, davanti a lui, lo interroga.
Sì, possiamo dire che, a suo modo, Caifa ha a cuore qualcosa. Ma questo qualcosa non è certo il popolo. (pausa) No, la frase esatta fu questa: meglio che perisca uno solo piuttosto che tutto il popolo. (pausa) Il popolo. Sa cosa ho fatto io quando mi hanno riferito questa frase? A ridere mi sono messo: a ridere. Anche lei si sarebbe messo a ridere. (pausa) Il popolo! (pausa) Lo sa lei cosa gliene frega del popolo, a quelli?
Niente, signore. (pausa) Il loro problema è che hanno il terrore, Caifa per primo, di non avere più nessuno da ricattare. (pausa)
Quell'uomo si è trovato in mezzo a un problema loro, mi spiego? A un loro problema, di cui quell'uomo probabilmente non sapeva nulla. (pausa)
O forse sapeva. (pausa)
Quello che sapevo io era che quell'uomo non aveva fatto niente. (pausa)
Beghe tra loro, nient'altro.