SAN GIACOMO DELLA MARCA, SACERDOTE FRANCESCANO
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È un predicatore di fuoco, ma la severità è ammorbidita dalla clemenza. Giacomo, marchigiano, diventa francescano nel 1415 ed è inviato nell’Europa dell’Est. Sa ammaliare con gesti e parole e si scaglia soprattutto contro l’usura: per combatterla inventa i Monti di Pietà. (Vaticannews.va)
Il tempo che precedette la Riforma protestante fu caratterizzato dalla solida e grandiosa opera di alcuni predicatori, fra loro uno fu davvero grande e venne anche scomunicato, si chiamava San Giacomo della Marca (1393-1476), la cui festa liturgica cade il 28 novembre. Fra il XIV e XV secolo la Chiesa era soggetta alle corruzioni e allo stesso tempo molti eretici andavano imbrogliando sia Fede che dottrina. Un poco di ordine, benché si stesse preparando il terreno sul quale avrebbe agito l’eresiarca Lutero, venne portato da questi impavidi predicatori.
Nato a Monteprandone (Ascoli Piceno), a 22 anni, in Santa Maria degli Angeli, prese il saio francescano dalle mani di San Bernardino da Siena. La sua vita fu di estrema penitenza. Si sottoponeva a sette quaresime durante l’anno e negli altri giorni i suoi pasti consistevano in una scodella di fave cotte nell’acqua.
Malato, ricevette sei volte l’Estrema Unzione, eppure resistette nella faticosa vita dei predicatori itineranti. Una cosa sola temette nella sua esistenza, che il dolore fisico lo distraesse dalla preghiera. Dalla catechesi di San Bernardino (intorno al quale si formarono altri valenti predicatori come San Giovanni da Capestrano, Alberto da Sarteano, Matteo di Girgenti) mutua le tecniche vocali e gestuali, i contenuti e la struttura del sermo, prediligendo la trattazione di temi etico-politici, utilizzando materiali provenienti dai testi della teologia morale e del diritto canonico; fa ampio uso di exempla, spesso presentati in forma drammatizzata; utilizza per lo più il volgare; si impegna nel sostenere la diffusione della devozione al nome di Gesù e insiste su alcuni obiettivi polemici ricorrenti: le pratiche superstiziose, il lusso, il gioco, la bestemmia, l’usura (ideò i Monti di Pietà per liberare le vittime degli usurai).
Le sue omelie sono tuoni che destano anche gli spiriti più recalcitranti. Esse si nutrono di riferimenti biblici, ma il santo prende spunti anche dalla scrittura dantesca. Nessuno può sonnecchiare o distrarsi quando si assiste a queste prediche di formidabile efficacia, dall’andamento anche teatrale, ma che spesso raggiungono lo scopo: convertire. È un francescano fuori dal comune per la sua signorilità: sicuro e determinato, sa conciliare carità e fuoco del Giudizio di Dio; è teologo e inquisitore severo, ma pietoso. La sua predicazione, oltre a suscitare fin da subito apprezzamento ed entusiasmo da parte dei fedeli, si traduce in riforme degli Statuti di alcune città e in numerose fondazioni di confraternite. Dal 1423 al 1425 predica a più riprese nella zona di Jesi, dove sono presenti gruppi aderenti alla setta dei fraticelli e nel 1426 Papa Martino V lo incarica di predicare contro questa setta in tutta Italia e viene affiancato dal confratello Giovanni da Capestrano.
Nel 1432 è inviato in Europa orientale e i suoi successi non si fanno attendere, così, alla fine del 1435, Sigismondo di Lussemburgo, re di Ungheria, lo vuole nella sua residenza di Tata, presso Buda, come consulente nell’incontro tra i delegati del Concilio di Basilea e i rappresentanti del Regno di Boemia, nel quale era ancora viva l’eresia hussita. Da quel momento la sua azione antiereticale si estende dalla Bosnia all’Ungheria, dove predica contro gli hussiti in fuga dalla Boemia.
Nell’agosto del 1436 il Papa lo nomina inquisitore di Austria e Ungheria concedendogli ampi poteri e permettendogli di erigere nuovi conventi in quelle terre. L’appoggio dell’Imperatore e del Pontefice, oltre che il titolo di legatus del Concilio di Basilea, non sono però sufficienti a garantirgli l’intoccabilità e non solo riceve persecuzioni da parte del clero locale, non solo tentano di ucciderlo più volte, ma subisce anche una scomunica da parte di Simone, arcidiacono di Bacs. Assunse anche il compito di predicare a favore della crociata contro i Turchi: a questo scopo nel 1443 fu nominato da Eugenio IV nunzio apostolico.
Venne proposto pure Arcivescovo di Milano, ma rifiutò l’incarico. Tra le attività dell’ultima fase della sua vita va ricordata la costituzione della biblioteca del convento di Santa Maria delle Grazie di Monteprandone, nella quale il Santo riuscì a radunare circa duecento codici; essi costituivano una vera e propria officina del predicatore, contenente modelli e abbozzi di sermoni, raccolte di passi scritturali, exempla e auctoritates teologiche e giuridiche. Tutto ciò serviva per combattere gli errori e salvare le anime. (Santiebeati.it)
SAN VIRGILIO, VESCOVO DI SALISBURGO
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Monaco nella natìa Irlanda, Virgilio svolse gran parte della sua attività a Salisburgo come vescovo, chiamatovi da Pipino il Breve con il compito di evangelizzare e pacificare il Ducato di Baviera da poco conquistato. (Vaticannews.va)
SAN SIRICIO, PAPA e SAN LEONARDO DA PORTO MAURIZIO, FRANCESCANO e BEATO GIACOMO ALBERIONE
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Diventa Papa nel 384 e subito stabilisce un rapporto di fiducia e collaborazione con Sant’Ambrogio di Milano. Siricio è un Pontefice moderato ed equilibrato, fra l’altro il primo secondo gli storici ad affermare il primato del “maggior Pietro” e a farsi chiamare “Papa”. (Vaticannews.va)
La figura di San Siricio Papa, venne a lungo offuscata dal giudizio negativo che, sul suo conto, emerge dalle opere del grande San Girolamo, cioè di un personaggio per molti versi eccezionale soprattutto per la sua prodigiosa cultura ma facile ai giudizi avventati, ispirati a personale simpatia o antipatia, come ben sa chi ne abbia letto le vivacissime Lettere.
Si può dire che la scarsa simpatia del grande studioso sul conto del Papa Siricio abbia pesato su questo personaggio per quasi quattordici secoli, perché soltanto nel 1748 San Siricio fu accolto nel Martirologio Romano dal Papa Benedetto XIV. Questi era abbastanza ferrato, come storico e come canonista, da poter dissentire dalle secolari prevenzioni di San Girolamo!
Siricio fu successore di San Damaso, e resse il pontificato dal 383 al 399.Damaso era stato il grande protettore di San Girolamo, ma Siricio ebbe anch'egli un fortissimo campione al quale appoggiarsi, e la sua scelta fu quanto mai saggia, perché cadde su Sant'Ambrogio, Vescovo di Milano.
Milano era ormai la capitale dell'Impero di Occidente, e il Vescovo Ambrogio vi aveva raggiunto un'autorità senza precedenti. Un Papa più meschinamente geloso avrebbe esitato a rafforzare il prestigio di quel personaggio dinanzi al quale il Vescovo di Roma rischiava di passare in seconda linea.
Invece, il romano Siricio, desideroso soprattutto del bene della Chiesa, affidò ad Ambrogio buona parte della direzione degli affari ecclesiastici, facendone quasi un socio nel governo della Chiesa. Da parte sua, Ambrogio non approfittò di tale posizione e restò sempre in deferente atteggiamento nei confronti del Vescovo di Roma.
San Siricio, da parte sua, fu il Pontefice della moderazione e dell'equilibrio. Si sentiva veramente padre - o meglio servo - di tutti i fedeli, e rifuggiva dai particolarismi che spesso dividevano le varie Chiese. " Noi - diceva con bellissima espressione - portiamo il fardello di tutti coloro che sono gravati; o piuttosto è il beato Apostolo Pietro che lo porta in noi ".
Il focoso San Girolamo, che si lanciava come una catapulta contro gli avversari veri o supposti, non poteva andar d'accordo con quel Papa nemico degli estremismi e dell'intemperanze. Si allontanò infatti da Roma per ritirarsi, asceta macerato e studioso insonne, in una grotta presso Betlemme, dove a buon conto ebbe per compagno, simbolico animale!, un ringhioso leone.
Eppure anche Girolamo, nel suo giostrare di infaticabile polemista, si trovava al fianco, di quando in quando, proprio il Papa Siricio, moderato e moderatore, ma non per questo tardo a difendere la verità e la giustizia.
Questo Papa non ambizioso né invidioso che sentiva veramente, sulle sue vecchie spalle, il fardello della universale comunità dei credenti, l'eredità gravosa di Pietro, di colui cioè che scioglie, ma è legato; che apre, ma è prigioniero. (Santiebeati.it)
SAN LEONARDO DA PORTO MAURIZIO, FRANCESCANO
Sacerdote francescano dalla “parola bruciante”, percorse l’Italia “per ammonire e convertire folle immense”, richiamando “alla penitenza ed alla pietà”, vivendo in prima persona una “intima unione con Dio”. È San Leonardo da Porto Maurizio nelle parole di San Giovanni Paolo II, che nel 1980 visitò la parrocchia di Acilia, nei pressi di Roma, intitolata al predicatore ligure.
Il tema della Via Crucis
San Leonardo da Porto Maurizio - al secolo Paolo Girolamo Casanova - nasce a Porto Maurizio, l’attuale Imperia, il 20 dicembre 1676, e studia a Roma presso il Collegio Romano, per poi entrare nel Ritiro di San Bonaventura, sul Palatino, dove veste il saio francescano. Dedicandosi alla predicazione, fra Leonardo ha costantemente in mente il supplizio della Croce. Assieme alla devozione al Nome di Gesù e alla Vergine Maria, è sempre presente nelle sue orazioni il tema della Via Crucis, devozione tipicamente francescana, alla quale egli dette grande diffusione. Folle immense accorrono ad ascoltare le sue predicazioni, rimanendone impressionate e lasciandosi commuovere. "È il più grande missionario del nostro secolo", disse Sant'Alfonso Maria de' Liguori. I viaggi per le missioni popolari lo portano in tutta Italia, in particolare in Toscana. Inviato anche in Corsica per ristabilire la concordia tra i cittadini, riesce a ottenere un inatteso abbraccio di pace, nonostante le gravi divisioni tra gli abitanti.
Predicatore instancabile
Consumato dalle fatiche missionarie, torna prima in Liguria, quindi a Roma. Predicatore instancabile nell'Anno Santo del 1750, indetto da Papa Benedetto XIV, quando erigerà nel Colosseo 14 edicole per il pio esercizio della Via Crucis e una grande croce nell’area dell’anfiteatro. Ma si tratta della sua ultima fatica. Muore il 26 novembre 1751 a San Bonaventura al Palatino, già venerato come Santo dai romani e non solo. Beatificato il 19 marzo 1796, la cerimonia di canonizzazione ha luogo, invece, il 29 giugno 1867, durante il Pontificato di Papa Pio IX, particolarmente devoto a San Leonardo. Pio XI, nel 1923, lo nomina Patrono dei missionari nei Paesi cattolici; dalla metà degli anni Novanta il francescano è anche Patrono della città di Imperia.
(Vatican News)
BEATO GIACOMO ALBERIONE
Fossano, Cuneo, 4 aprile 1884 - Roma, 26 novembre 1971
Giacomo Alberione nacque il 4 aprile 1884 a San Lorenzo di Fossano (Cuneo), da una povera e laboriosa famiglia di contadini. A sette anni sentì la vocazione al sacerdozio. Entrò nel seminario di Bra, ma dopo quattro anni di permanenza una crisi gli fece lasciare il seminario. Nell’autunno del 1900 tornò ad indossare l’abito del seminarista, questa volta nel collegio di Alba. Nella notte che segnava il passaggio al nuovo secolo, durante la veglia di adorazione eucaristica solenne nel Duomo, mentre era inginocchiato a pregare visse un’intensa esperienza
spirituale. In essa percepì con chiarezza la sua futura missione: vivere e dare al mondo Gesù Cristo via verità e vita, utilizzando, a tal fine, tutti i mezzi più celeri ed efficaci che il progresso umano offre per la comunicazione tra le persone. Per realizzare questa missione, fondò la Famiglia Paolina, composta da cinque Congregazione religiose, quattro Istituti di consacrati secolari ed un’Associazione di laici. La morte lo colse a Roma, all’età di 87 anni, il 26 novembre 1971, dopo aver ricevuto la visita di San Paolo VI. Il 26 giugno 1996 San Giovanni Paolo II ne ha riconosciuto le virtù eroiche dichiarandolo Venerabile. Lo stesso Pontefice il 27 aprile 2003 lo ha proclamato Beato. La sua tomba si trova a Roma presso la Basilica di Santa Maria Regina degli Apostoli alla Montagnola. Le diocesi di Alba e Fossano, nonché la Famiglia Paolina, celebrano la sua memoria liturgica il 26 novembre.
Martirologio Romano: A Roma, beato Giacomo Alberione, sacerdote, che, sommamente sollecito per l’evangelizzazione, si dedicò con ogni mezzo a volgere gli strumenti della comunicazione sociale al bene della società, facendo dei sussidi per annunciare più efficacemente la verità di Cristo al mondo, e fondò per questo la Congregazione della Pia Società di San Paolo Apostolo. (santiebeati.it )