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Come portare la misericordia a un mondo indifferente, il ruolo dei giovani nella Chiesa, come essere davvero missionari offrendo tutto se stessi agli altri: ecco le domande dirette fatte a Papa Francesco da Juan José, ventiseienne cileno convertito dopo un’adolescenza disperata, da Justine Lafferrière, venticinquenne francese appena battezzata, e da Matteus Patricio, ventiduenne brasiliano che ha rischiato di morire per overdose. I tre giovani, insieme a quattromila rappresentanti della comunità cattolica Shalom, hanno portato al Pontefice — che la mattina del 4 settembre li ha accolti nell’aula Paolo VI — «il dono più grande, il tesoro più prezioso: se stessi». Si tratta, come hanno spiegato al Papa il fondatore e la cofondatrice della comunità, «dell’offerta della propria vita e della propria giovinezza, anagrafica e spirituale, per evangelizzare le donne e gli uomini del nostro tempo che vivono lontani da Cristo e dalla Chiesa».