Come portare la misericordia a un mondo indifferente, il ruolo dei giovani nella Chiesa, come essere davvero missionari offrendo tutto se stessi agli altri: ecco le domande dirette fatte a Papa Francesco da Juan José, ventiseienne cileno convertito dopo un’adolescenza disperata, da Justine Lafferrière, venticinquenne francese appena battezzata, e da Matteus Patricio, ventiduenne brasiliano che ha rischiato di morire per overdose. I tre giovani, insieme a quattromila rappresentanti della comunità cattolica Shalom, hanno portato al Pontefice — che la mattina del 4 settembre li ha accolti nell’aula Paolo VI — «il dono più grande, il tesoro più prezioso: se stessi». Si tratta, come hanno spiegato al Papa il fondatore e la cofondatrice della comunità, «dell’offerta della propria vita e della propria giovinezza, anagrafica e spirituale, per evangelizzare le donne e gli uomini del nostro tempo che vivono lontani da Cristo e dalla Chiesa». I giovani di Shalom, compresi quelli della prima ora che al Papa hanno chiesto «come proseguire la loro missione oggi», hanno proposto a Francesco le questioni fondamentali scaturite dall’esperienza sul campo maturata dalla comunità in questi anni e introdotte dalle testimonianze centrate su «contemplazione, unità e evangelizzazione». E Juan, Justin e Matteus hanno anche condiviso le loro testimonianze personali prima dell’arrivo di Francesco in aula, tra i canti e le preghiere che segnano il carisma della comunità. Testimonianze forti, di frontiera, che scuotono e raccontano di un’offerta totale di se stessi nella missione, senza sconti, compromessi o scorciatoie di comodo.
Del resto, questa intuizione — hanno confidato a Francesco il fondatore Moysés Louro de Azevedo Filho e la cofondatrice Maria Emmir Oquendo Nogueira, entrambi brasiliani — è nata nel luglio 1980, quando ssi fecero questa offerta di se stessi «per la prima volta nelle mani di Giovanni Paolo II a Fortaleza, sollecitati dal cardinale Aloísio Lorscheider, al momento dell’offertorio della messa».
«Da giovane — ha confidato a Francesco il fondatore — sono stato raggiunto dall’amore del Signore che ha cambiato la mia vita. Da quell’esperienza decisiva, l’offerta della vita ai piedi di Pietro, è nata una “pizzeria per evangelizzare” anche se non avevo idea di dove Dio ci stesse portando: siamo stati avvolti da una grazia molto più grande di noi stessi».
«I giovani sono arrivati — ha detto ancora al Papa — e, insieme a loro, tutto un popolo al quale, con semplicità, testimoniavamo la nostra esperienza con la persona viva di Gesù, nostra pace, come parte della famiglia dei suoi discepoli, la Chiesa». La comunità dunque è nata per rispondere alla richiesta di tanti giovani che, «toccati dalla grazia di Dio, desideravano offrire la loro vita a Cristo, a favore dei tanti che soffrono perché non conoscono il suo amore». E così, ha fatto presente la cofondatrice, «sono sorte vocazioni per il celibato per il regno dei cieli, per il sacerdozio, per le famiglie missionarie e i vescovi ci hanno chiesto di condividere questa esperienza missionaria in altre diocesi e oggi siamo presenti in diversi paesi».
«Per tornare alle origini del nostro carisma — ha affermato ancora il fondatore — siamo venuti a Roma a incontrare il successore di Pietro per rinnovare, ai suoi piedi, la nostra offerta e chiedere la sua benedizione per un nuovo invio missionario. Raggiunti dalla misericordia, vogliamo consolare l’umanità sofferente e, come Chiesa “in uscita”, andare incontro ai giovani e, insieme a loro, a tutta l’umanità, rivelando il volto misericordioso di Cristo, specialmente ai più poveri sul piano spirituale, morale o materiale». E nella prospettiva di questo impegno, rilanciato davanti a Papa Francesco, tutta la famiglia di Shalom ha recitato la preghiera del rinnovamento dell’offerta della propria vita. E la benedizione del Pontefice ne è stata il sigillo.
Del resto, questa intuizione — hanno confidato a Francesco il fondatore Moysés Louro de Azevedo Filho e la cofondatrice Maria Emmir Oquendo Nogueira, entrambi brasiliani — è nata nel luglio 1980, quando ssi fecero questa offerta di se stessi «per la prima volta nelle mani di Giovanni Paolo II a Fortaleza, sollecitati dal cardinale Aloísio Lorscheider, al momento dell’offertorio della messa».
«Da giovane — ha confidato a Francesco il fondatore — sono stato raggiunto dall’amore del Signore che ha cambiato la mia vita. Da quell’esperienza decisiva, l’offerta della vita ai piedi di Pietro, è nata una “pizzeria per evangelizzare” anche se non avevo idea di dove Dio ci stesse portando: siamo stati avvolti da una grazia molto più grande di noi stessi».
«I giovani sono arrivati — ha detto ancora al Papa — e, insieme a loro, tutto un popolo al quale, con semplicità, testimoniavamo la nostra esperienza con la persona viva di Gesù, nostra pace, come parte della famiglia dei suoi discepoli, la Chiesa». La comunità dunque è nata per rispondere alla richiesta di tanti giovani che, «toccati dalla grazia di Dio, desideravano offrire la loro vita a Cristo, a favore dei tanti che soffrono perché non conoscono il suo amore». E così, ha fatto presente la cofondatrice, «sono sorte vocazioni per il celibato per il regno dei cieli, per il sacerdozio, per le famiglie missionarie e i vescovi ci hanno chiesto di condividere questa esperienza missionaria in altre diocesi e oggi siamo presenti in diversi paesi».
«Per tornare alle origini del nostro carisma — ha affermato ancora il fondatore — siamo venuti a Roma a incontrare il successore di Pietro per rinnovare, ai suoi piedi, la nostra offerta e chiedere la sua benedizione per un nuovo invio missionario. Raggiunti dalla misericordia, vogliamo consolare l’umanità sofferente e, come Chiesa “in uscita”, andare incontro ai giovani e, insieme a loro, a tutta l’umanità, rivelando il volto misericordioso di Cristo, specialmente ai più poveri sul piano spirituale, morale o materiale». E nella prospettiva di questo impegno, rilanciato davanti a Papa Francesco, tutta la famiglia di Shalom ha recitato la preghiera del rinnovamento dell’offerta della propria vita. E la benedizione del Pontefice ne è stata il sigillo.
© Osservatore Romano - 4-5 settembre 2017.
Udienza alla Comunità Cattolica Shalom