Là dove il bello è riflesso dell'Eterno
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Pubblichiamo alcuni stralci dell'intervento tenuto dal cardinale presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.
Di libri sui Musei Vaticani ne sono stati scritti centinaia, di ogni genere e formato. Qui siamo di fronte a qualche cosa non solo di originale, ma di unico. Perché è la prima opera onnicomprensiva, l'unica che ci offre, in un'unica vastissima cornice, tutta la poliedrica realtà dei Musei. Sono racchiusi nelle sue pagine, magnificamente illustrate da più di 1.450 tavole, tutti i reparti dei quali essi si compongono.
I Musei Vaticani sono musei identitari della Chiesa. Ne testimoniano la millenaria missione, ne indicano il destino. Le collezioni d'arte del Papa sono universali, anche perché si può dire che tutte le epoche storiche, nella varietà delle attività artistiche figurative, vi sono rappresentate. Tutto nei Musei Vaticani è testimonianza del bello, - del bello riflesso dell'Eterno - persino le loro stesse gallerie, tesoro tra i tesori.
Tutto questo sta a significare l'incessante attenzione, il profondo rispetto dei Romani Pontefici per l'uomo "creatore", perché creato a immagine e somiglianza di Dio, appunto di Dio "Creatore", ovunque presente, nel mondo e nella storia. E di tutto questo il volume offre splendida testimonianza, descrittiva e iconografica al tempo stesso.
In secondo luogo perché i due poderosi tomi sono la risultante di una felice concorrenza di circostanze. L'incontro, cioè, tra due Istituzioni di nativa vocazione culturale, pur se diverse quanto a origine, tematica e finalità. Un singolare disegno ha voluto far incrociare le strade dei Musei Vaticani con quelle dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Il felice innesto non poteva che portare, come frutto, un'opera di spessore e peso la quale, ne sono convinto, resterà anche sotto questo profilo esemplare: testimonianza che tutti coloro che si adoperano per la trasmissione dei "saperi", pur provenendo da storie e identità assai differenti, possono sempre trovare preziosi terreni di incontro, collaborazione, sinergia.
Roma. I Musei Vaticani è un'opera che, superando le obiezioni ideologiche che per troppo tempo hanno impedito il dialogo tra "arte" e "fede", testimonia, come ho già accennato, la plurisecolare attenzione della Chiesa per tutto lo spettro dell'ingegno e del fare umani. In tempi passati, meno recenti, affermare questo sarebbe stato sottolineare l'ovvio. Di fatto, se così non fosse stato, oggi non ci troveremmo qui, e il mondo sarebbe più povero di bellezza. Poi, in quel dialogo qualcosa si inceppò, impedimenti si frapposero e titubanze, tanto che qualcuno pensava ormai a un rapporto di mesta incomunicabilità tra le parti. Non siamo ancora fuori da un tale obnubilamento dello spirito, ma certamente, a partire non da oggi, si va sempre meglio comprendendo che occorre riaffermare non solo la possibilità, ma la "naturalezza" di tale rapporto tra la Chiesa e l'arte, come tra la Chiesa e la cultura, la vita, la società, l'uomo tutto del momento storico. I discorsi dei Papi agli artisti, da Paolo vi a Giovanni Paolo ii - discorsi che proprio in questi Musei hanno trovato il loro Sitz im Leben, la loro collocazione storica vitale - ci offrono in tal senso una chiave ermeneutica, direi quasi la sintassi di questo rinnovato dialogo.
(©L'Osservatore Romano - 24-25 gennaio 2011)