Quella sottile differenza tra educare e istruire
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Una università cattolica nella Londra del terzo millennio, per il puro piacere della conoscenza e per progredire nella ricerca della verità. Il nome scelto per l’ambizioso progetto è «Benedictus», un nome che rievoca il saggio patriarca del monachesimo occidentale, quel Benedetto che, nel cuore dell’alto medioevo, cercava la luce nel buio delle grotte, le sane radici nell’intrico delle piante selvatiche, un principio di ordine divino nello sconvolgimento dell’a n a rc h i a e delle invasioni barbariche. L’immagine scelta per lanciare l’iniziativa accosta la cupola della cattedrale londinese dedicata a San Paolo, capolavoro architettonico di Christopher Wren, e luogo simbolo per la nazione inglese, al cupolone romano di San Pietro. L’iniziativa è di Clare Hornsby, storica dell’arte interessata ai rapporti tra arti visive e storia della musica, e di Franz Forrester che, dopo aver studiato al Thomas Aquinas College in California, non ha più dimenticato la filosofia di Aristotele e gli scritti di Tommaso d’Aquino. Da mesi Clare e Franz stanno lavorando insieme per promuovere la loro utopia educativa: far rivivere la tradizione millenaria delle arti liberali, incoraggiando gli studenti a perfezionarsi nei principi e nei metodi di ogni disciplina, senza perdere di vista la profondità degli studi filosofici e teologici. I promotori hanno il coraggio di pensare (e di dire) che all’università il giovane non dovrebbe essere semplicemente spinto a impadronirsi di nozioni specifiche tese a soddisfare un interesse professionale contingente, ma dovrebbe essere piuttosto educato alla ricerca della verità e all’acquisizione di un’autentica saggezza. I promotori di «Benedictus» sottolineano che in questo loro intento non fanno che seguire il magistero del Papa il quale, parlando ai docenti universitari alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid l’estate scorsa, dichiarava che l’università deve incoraggiare i giovani nella loro ricerca della verità. Clare Hornsby spiega che è stato il suo lavoro sui rapporti tra musica, arte e società a suggerirle l’importanza di una concezione unitaria della tradizione culturale europ ea.
Come le è venuta in mente l’idea di una università cattolica a Londra?
Il progetto «Benedictus» riflette la nostra convinzione che l’educazione universitaria oggi presenti gravi lacune, soprattutto l’incapacità di concepire un’educazione fine a se stessa. Lo stimolo ci è venuto dalla visita che Benedetto XVI ha compiuto in Inghilterra e Scozia nel 2010, dai suoi scritti sul ruolo delle arti e della cultura per la nuova evangelizzazione dell’E u ro p a , ma anche dalla lettura di An Idea of a University di John Henry Newman, dove viene incoraggiata proprio un’educazione sganciata dalle professioni. Nell’omelia di Capodanno, Papa Benedetto ci ha ricordato che, nella nostra epoca così dominata da una mentalità tecnologica, siamo chiamati a riscoprire la necessità non soltanto di “i s t ru i re ” ma anche di “e d u c a re ”. Con «Benedictus» intendiamo offrire ai giovani una formazione completa che consenta la riscoperta dei classici del passato e il riconoscimento del ruolo fondamentale della tradizione cristiana nella storia della cultura europea.
Cosa contraddistingue «Benedictus» rispetto alle università esistenti?
Nessuna università nel Regno Unito offre un corso sulla tradizione delle sette arti liberali come preparazione agli studi più alti della filosofia e della teologia. Noi proponiamo a studenti di ogni fede e cultura un corso di studi che integri tutti i rami della conoscenza, così come erano studiati nelle grandi università europee del passato. Siamo stati influenzati anche dal sistema americano noto come Great Books Appro ach . Il nostro metodo si articola intorno a lezioni introduttive seguite da gruppi seminariali — per incoraggiare la discussione e lo studio diretto delle fonti — e da incontri settimanali e individuali tra studenti e docenti secondo il sistema praticato a Oxford e Cambridge.
Perché date tanta importanza allo studio delle lingue, e per esempio allo studio del latino?
L’inglese, si sa, è oggi la lingua dominante. Ma, come europei, dovremmo riconoscere che in ogni lingua è racchiuso un mondo culturale. Il latino è stato il mezzo linguistico di comunicazione in Europa per così tanti secoli ed è fondamentale per riferirci al nostro retaggio comune, per stabilire una continuità con il mondo antico, per continuare la tradizione che lo pone al centro della vita spirituale e liturgica dei cattolici.
Dichiarate fedeltà al magistero della Chiesa Cattolica e al centro del vostro curriculum è la storia della cultura cristiana, ma vi proponete di attrarre studenti di ogni fede e cultura.
Come cattolici, abbiamo ricevuto in dono la verità della Rivelazione ed è questo il nucleo centrale di saggezza che speriamo i nostri studenti possano acquisire. La Chiesa cattolica ci insegna che la fede non è opposta alla ragione e che molte verità cristiane sono accessibili a tutti. Il Papa ha detto che educare i giovani alla conoscenza della verità e dei valori vuol dire guardare al futuro con speranza. Il relativismo morale di oggi è una perversione del senso di giustizia e della autentica libertà di cui i giovani hanno profondo desiderio e urgente bisogno. Noi speriamo di dare ai nostri studenti, cattolici o no, gli strumenti per un retto giudizio in vista della saggezza.
Volete poi coniugare gli studi umanistici con quelli scientifici. Che tipo di studenti allora sperate di attrarre?
Sottolineiamo l’interdipendenza di tutte le discipline accademiche. Non saremo in grado di offrire attività pratiche specializzate nelle scienze naturali, ma certo offriremo la possibilità di studiare i metodi scientifici delle varie discipline così come si sono sviluppati nei secoli. «Benedictus» forse non è adatto a chi intende perseguire subito una carriera nella medicina o nell’ingegneria, ma il nostro corso offre un’ottima alternativa e la possibilità di più ampi orizzonti intellettuali a quegli studenti che frequentano corsi che non sono più veramente umanistici.
La conoscenza è un nobile ideale, ma i laureati devono anche pensare a una professione.
Studi recenti negli Stati Uniti dimostrano che i laureati nelle università di arti liberali sono quelli che poi hanno maggiore successo nelle professioni. Sembra che il mercato del lavoro favorisca proprio chi ha ricevuto un’educazione completa, chi è stato abituato a pensare e a utilizzare le sue abilità intellettuali in una varietà di contesti e non nei confini ristretti di un campo sp ecifico.
Il vostro curriculum sembra molto ampio. Non avete paura di essere superficiali?
La sfida più impegnativa per noi è quella di riuscire a offrire un’esperienza educativa coerente e approfondita, soprattutto in storia, filosofia e teologia, e allo stesso tempo mantenere ampia la visuale per comprendere il più possibile i tanti aspetti della nostra cultura. La saggezza nella sfera intellettuale si acquisisce con la discussione e il confronto delle opinioni, oltre a un lavoro più concentrato e specializzato. Siamo in contatto con studiosi e docenti di altissimo livello, disposti a lavorare con noi in questa fase di pianificazione, proprio allo scopo di formulare un piano di studio il più possibile equilibrato per i nostri studenti.
Il vostro è un piano molto ambizioso. Come pensate di raccogliere i fondi necessari?
Il piano è realizzabile. Lo dimostrano le reazioni alla nostra iniziativa, il numero di visitatori del nostro sito internet e di chi ha letto e apprezzato la nostra proposta, le lettere e i messaggi di chi ci ha scritto per dirci quanto sia necessaria la nostra iniziativa. Dove c’è un bisogno, c’è il dovere di provare a trasformare le cose, anche in modo radicale. Si è visto poi che istituzioni come la nostra possono nascere in piccolo e poi diventare centri educativi di grande importanza e autorevolezza, come per esempio è successo al Thomas Aquinas College. Speriamo di cominciare quest’anno una campagna di raccolta di fondi nel Regno Unito, per formare un capitale iniziale, e poi continuare negli Stati Uniti e magari anche in Australia, per realizzare un nucleo educativo a Londra, centro del mondo anglosassone e luogo di accesso facile e diretto alle arti e alle culture europee che sono parte integrante della nostra tradizione. Siamo convinti che la nostra proposta troverà appoggio anche fuori dei nostri confini nazionali. L’entusiasmo di Clare Hornsby è contagioso. L’iniziativa invita a ripensare radicalmente i criteri dell’educazione universitaria. Nella proposta vengono ricordate le frasi scritte nel XII secolo da Bernardo di Chartres, che si dichiarava felice di poter guardare lontano, come un pigmeo sulle spalle dei giganti che lo avevano preceduto. Sono passati più di otto secoli, ma restiamo ancora pigmei sulle spalle di giganti.
© Osservatore Romano - 6 febbraio 2012