L'occhio sinistro di Ambrogio
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«Era di piccola statura, dal viso allungato e fine; la barba e i baffi neri facevano più spiccare la bianca delicatezza dei lineamenti; gli occhi grandi e suggestivi erano resi ancora più attraenti da una lieve dissimmetria, perché il destro era più basso dell’altro; il gesto, infine, calmo e pacato rivelava l’aristocratico romano, diceva che gli era nel sangue l’arte e la capacità di comandare»: così Angelo Paredi rappresenta sant’Ambrogio nella sua classica biografia del vescovo di Milano, con una descrizione ricavata dal ritratto musivo

del santo, conservato nel sacello di san Vittore in ciel d’oro. Il sacello è un piccolo edificio a pianta centrale del V secolo, ora annesso alla basilica milanese nella quale riposano le spoglie mortali di Ambrogio. Nei lineamenti del mosaico, infatti, di poco posteriore alla morte del vescovo, gli studiosi hanno riconosciuto un ricordo delle sue effettive sembianze. Ne fa fede, in particolare, quella dissimmetria fra gli occhi, che fu rilevata nelle ossa facciali del teschio, così come si poté appurare quando furono riesumate nel 1864.