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papa e Sarah MullayQuesta mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza Sua Grazia Sarah Mullally, Arcivescovo di Canterbury.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

Vostra Grazia,
La pace sia con tutti voi!

Nella gioia di questo tempo pasquale, mentre continuiamo a celebrare la risurrezione dai morti del Signore Gesù, sono lieto di accogliere lei e la sua Delegazione in Vaticano.

La sua visita riporta alla mente il memorabile incontro, sessant’anni fa, tra san Paolo VI e l’Arcivescovo Michael Ramsey, il cui anniversario lei ha celebrato con il Cardinale Koch nella Cattedrale di Canterbury la mattina dopo la sua intronizzazione. Da allora, gli Arcivescovi di Canterbury e i Vescovi di Roma hanno continuato a incontrarsi per pregare insieme, e sono lieto che oggi proseguiamo questa tradizione. Sono inoltre grato per il ministero del Centro Anglicano a Roma, anch’esso istituito sessant’anni fa, e saluto in modo particolare il Direttore del Centro, il Vescovo Anthony Ball, che lei questa sera nominerà suo Rappresentante presso la Santa Sede.

Durante questi giorni del tempo pasquale, le prime parole pronunciate dal Cristo risorto risuonano in tutta la Chiesa: “Pace a voi!” (Gv 20, 19). Questo saluto ci invita non solo ad accettare il dono di pace del Signore, ma anche a essere messaggeri della sua pace. Ho spesso detto che la pace del Signore risorto è “disarmata”. Lo è perché lui ha sempre risposto alla violenza e all’aggressione in modo disarmato, invitandoci a fare lo stesso. Inoltre, ritengo che i cristiani debbano dare insieme una testimonianza profetica e umile di questa realtà profonda (cfr. Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2026).

Mentre il nostro mondo sofferente ha un profondo bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere efficaci portatori di quella pace. Se vogliamo che il mondo prenda a cuore la nostra predicazione, pertanto, dobbiamo essere costanti nelle nostre preghiere e nei nostri sforzi per rimuovere qualsiasi pietra d’inciampo che ostacoli la proclamazione del Vangelo. L’attenzione al bisogno di unità ai fini di una evangelizzazione più feconda è stato un tema ricorrente di tutto il mio ministero: di fatto, è rispecchiato dal motto che ho scelto quando sono stato nominato vescovo: In Illo uno unum, “Nell’unico Cristo siamo uno” (Sant’Agostino, Enarr. in Ps., 127, 3).

A tale riguardo, quando l’Arcivescovo Michael Ramsey e san Paolo VI annunciarono il primo dialogo teologico tra anglicani e cattolici, parlarono di cercare il “ripristino della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale” (cfr. Dichiarazione congiunta, 24 marzo 1966). Certamente questo cammino ecumenico è stato complesso. Sebbene siano stato compiuti molti progressi su questioni storicamente divisive, negli ultimi decenni sono sorti nuovi problemi, rendendo il cammino verso la piena comunione più difficile da discernere. So che anche la Comunione Anglicana sta affrontando molte delle stesse questioni al presente. Tuttavia, non dobbiamo permettere a queste sfide costanti di impedirci di cogliere ogni occasione possibile per proclamare insieme Cristo al mondo. Come ha detto il mio amato predecessore Papa Francesco ai Primati della Comunione Anglicana nel 2024, “Sarebbe uno scandalo se, a causa delle divisioni, non realizzassimo la nostra comune vocazione di far conoscere Cristo” (Discorso ai Partecipanti all’Assemblea dei Primati della Comunione Anglicana, 2 maggio 2024). Da parte mia, aggiungo che sarebbe uno scandalo anche se non continuassimo a lavorare per superare le nostre differenze, per quanto possano sembrare insormontabili.

Mentre continuiamo a camminare insieme in amicizia e dialogo, preghiamo perché lo Spirito Santo, che il Signore ha effuso sui discepoli la sera dopo la sua risurrezione, guidi i nostri passi mentre, nella preghiera e nell’umiltà, cerchiamo quell’unità che è il volere di Dio per tutti i suoi discepoli.

Vostra Grazia, nel ringraziarla per la sua visita oggi, prego perché lo stesso Spirito Santo rimanga con lei sempre, rendendola feconda nel servizio al quale è stata chiamata.

Dio benedica lei e la sua famiglia.

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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 96, lunedì 27 aprile 2026, p. 4.

© Bollettino Santa Sede - 27 aprile 2026