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sacerdote-8di MAURO PIACENZA *
Con la speciale approvazione del Papa, concessa il 16 gennaio 2013, è stata pubblicata dalla Congregazione per il Clero la nuova edizione del Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri , necessario aggiornamento del direttorio del 1994. In un mondo che cambia veloce- mente, è parso infatti opportuno, a distanza di quasi venti anni, fornire ai sacerdoti uno strumento agile e facilmente consultabile, che potesse contenere le indicazioni magisteriali sia di Giovanni Paolo II , sia di Benedetto XVI , anche alla luce dell’Anno sacerdotale, celebrato dalla Chiesa intera nel 2009-2010.
Il Direttorio si propone, allora, come uno strumento di sintesi, indi- spensabile per il cammino della formazione permanente nelle varie circoscrizioni ecclesiastiche, come pure quale oggetto di studio e riflessione per ciascun sacerdote, responsabile ultimo della propria formazione e autoformazione, di fronte alla Chiesa e di fronte al Signore. Educare significa innanzitutto indicare con chiarezza la meta. Se un educatore non è in grado di indicare la meta, perché egli stesso non l’ha chiara o perché pensa che, in realtà, non sia davvero raggiungibile o peggio non esista, non è nemmeno possibile parlare di educazione o formazione. Questo è il primo obiettivo che la nuova edizione del Direttorio si propone: indicare con chiarezza ai sacerdoti la meta, che è Cristo stesso, nella Persona del quale sono chiamati a vivere e a esercitare il proprio ministero. È questo il conte- nuto della prima parte del Diretto- rio, dal titolo Identità del presbitero , che intende proporre la dottrina cer- ta sul ministero ordinato, declinan- dola nelle dimensioni trinitaria, cri- stologica, pneumatologica, ecclesio- logica e comunionale, secondo l’im- postazione del concilio ecumenico Vaticano II . Non si può educare, soprattutto in questo nostro tempo, senza real- mente sostenere nel cammino. La semplice indicazione della meta, in- fatti, senza sostegno nel cammino, potrebbe ridursi a mero astrattismo ideale o a sforzo titanico e moralisti- cheggiante; nel contempo la sola orizzontale compagnia umana, il semplice camminare insieme, senza una meta chiara, autorevolmente in- dicata, condivisa e riconosciuta, può ridurre a un girovagare vagabondo, l’andare da pellegrini nella storia, ti- pico dei cristiani e, ancor più neces- sariamente, dei sacerdoti. Il primo e più efficace sostegno nel cammino è rappresentato da una robusta spiritualità sacerdotale. La seconda parte del Direttorio, così intitolata, dopo un’iniziale analisi del contesto storico attuale, percorre i pilastri della spiritualità sacerdota- le, nella gioiosa certezza che gli strumenti che, nei secoli, la Chiesa ha messo a disposizione dei sacer- doti, adeguatamente compresi e at- tualizzati nell’epoca presente, rap- presentano una imprescindibile risorsa, una compagnia nel cammi- no di santità e progressiva autentica conformazione dei sacri ministri, all’unico sommo ed eterno sacerdote. La terza e ultima parte è dedicata in modo specifico alla formazione permanente, indicandone i principi, i protagonisti, l’organizzazione e i mezzi, al fine di favorire massimamente la stessa tensione alla santità, della quale la formazione è un necessario aspetto. Dalla formazione permanente, poi, è possibile trarre le indicazioni per ben comprendere le linee imprescindibili della forma- zione iniziale, nei seminari e negli studentati, in modo che avendo chiara l’identità e la missione dei sa- cerdoti, si possano formare adeguatamente i ministri al servizio della nuova evangelizzazione e della santificazione dell’intero popolo di Dio. La nuova edizione del Direttorio, offerta da Benedetto XVI a tutti i sacerdoti, vuole essere uno strumento per educarci a lasciare spazio a Dio, nella nostra vita, nel ministero, nella Chiesa e nel mondo. Il Romano Pontefice ricorda a tutti che è Dio il vero protagonista della storia e delle nostre esistenze, e che solo in Gesù Cristo trova autentico e pieno signi- ficato il ministero sacerdotale. Il Papa della coraggiosa denuncia della «dittatura del relativismo» insegna che è necessario che tutto sia «rela- tivo a Dio». Riconoscendo la cen- tralità cosmica e storica del Signore e ponendosi al suo servizio umile e indefesso, lieto e certo. Lo stesso servizio al quale sono chiamati tutti i sacerdoti.

*Cardinale prefetto della Congregazione per il Clero

© Osservatore Romano - 23 febbraio 2013