Come iniziamo la giornata?“Signore apri le mie labbra”
Perché possa parlare?
Perché possa dire qualcosa di interessante o di accattivante?
Perché possa dire “ci sono”?
No, “Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode”.
Ecco perché imploro, chiedo, supplico e accompagno con il gesto (secondo perenne catecumenato liturgico) di aprire le mie labbra.
Spalancare le porte antiche e rattrappite, piene di polvere e ruggine, con ragnatele e i segni del tempo.
Perché non io apro le mie labbra alla lode ma tu Signore, solo Tu Signore le apri perché è Dio che insegna all’uomo come lodare Dio,
perché l’uomo lo lodi con preghiera il più possibile adeguata, perfetta, santa.
E l’uomo viene assunto nella divinità pur rimanendo unicamente sé stesso.
Dio che loda Dio in te non toglie nulla di te.
E come continuo la preghiera?
“O Dio vieni a salvarmi”.
Ma come, non dico dammi ciò che necessito, oppure “rafforza l’opera delle mie mani”?
No, dico “O Dio, tu solo lo sei, vieni a salvarmi”.
Si Signore vieni a salvarmi da ogni latria, specie quella patinata, quella immonda che viene spiritualizzata con le piccine e meschine "buone" umanissime ragioni che conducono al nulla e all’ingolfamento.
Come un motore sempre acceso e con il freno a mano tirato che non ci porta da nessuna parte se non ad un gran fetore.
Sì, Signore solo Tu sei Dio e solo Tu salvi, crei, ri-crei, guarisci, ordini e porti a compimento.
Tu, Luce e Bellezza, aria pura e vita perenne,
Tu che ci sostieni nel balbettare di Te.
PiEffe