Nel suo discorso il prelato ha ricordato che la IAEA lavora per proteggere e promuovere la vita "in uno degli spazi chiave dell'ambiente umano: l'uso pacifico dell'energia nucleare" e che la storia di questo organismo attesta la necessità di "riunire le forze per il benessere della famiglia umana".
Riunire le forze significa, in primo luogo - ha proseguito - "il dovere di condividere le conoscenze, di costruire un consenso comune attraverso lo sforzo e l'impegno. Per questo il lavoro della IAEA nei suoi tre settori di competenza: tecnologia, sicurezza e verifica, deve essere sempre unito e associato, mai diviso e opposto".
"la Santa Sede desidera vedere lavorare tutti gli Stati insieme per (...) promuovere la sicurezza e la protezione nucleare e garantire che i materiali nucleari non vengano usati per altri propositi e che non ci siano attività nucleari non dichiarate. Così si contribuirà non soltanto a combattere al terrorismo nucleare, ma anche alla promozione della cultura della vita e della pace, favorendo lo sviluppo integrale dei popoli.
Il secondo aspetto del dovere di lavorare congiuntamente, ha segnalato l'Arcivescovo, è di farlo "per l'uso di una tecnologia innocua e pacifica che rispetti l'ambiente e venga incontro alla popolazione più svantaggiata". La globalizzazione esige che si contribuisca "non soltanto ad un progetto specifico o al lavoro di taluni organismi e governi, ma soprattutto al bene comune di tutta l'umanità. Per questo, la misura del valore di un progetto sarà dato dall'impatto che avrà sui valori umani e culturali, così come il benessere economico e sociale di un popolo o di una nazione".
Riferendosi al disarmo nucleare, terzo aspetto del dovere, il prelato ha affermato che non si può permettere che il Trattato di non proliferazione nucleare si indebolisca, perché è: "la pietra angolare del regime globale della non proliferazione" e "un elemento importante per lo sviluppo dell'energia nucleare per fini pacifici".
Per ultimo, il Segretario per le Relazioni con gli Stati, ha affermato che la Santa Sede "incoraggia tutti i responsabili in questo settore a riprendere con maggiore impegno lo smantellamento reciproco e progressivo degli arsenali nucleari esistenti". "La sicurezza mondiale - ha ribadito - non deve dipendere dalle armi nucleari" e "la Santa Sede considera che il Trattato di proibizione generale di esperimenti nucleari (CTBT) è un importante strumento per conseguire tale fine".