di Maurizio FontanaIl 1° luglio il sito del museo ha annunciato che "di recente, seguendo le raccomandazioni dell'Istituto internazionale per la ricerca sull'Olocausto dello Yad Vashem, è stato aggiornato il pannello relativo alle attività del Vaticano e di Papa Pio XII nel periodo bellico. Tale aggiornamento rispecchia le ricerche compiute negli ultimi anni e presenta un quadro più complesso rispetto a quello precedente. Contrariamente a quanto riportato - sottolinea il comunicato - la modifica non è il risultato di pressioni esercitate dal Vaticano".
E così il pannello innanzitutto cambia titolo: non più "Pio XII e l'Olocausto" ma "Il Vaticano e l'Olocausto" e dalle prime righe scompare una frase che, a proposito del concordato tra Santa Sede e Germania del 1933, affermava: "significò riconoscere il regime razzista nazista".
La nuova didascalia sottolinea invece che "La reazione di Pio XII, Eugenio Pacelli, all'assassinio degli ebrei durante l'Olocausto è oggetto di controversia tra gli studiosi". La differenza di prospettiva è sostanziale. La controversia sul ruolo del Pontefice durante le persecuzioni naziste nei confronti degli ebrei è ancora lungi dall'essere chiusa. Ma il passaggio è di quelli da segnalare come qualitativamente rilevanti. Dal terreno dell'ideologia sembra si riesca passare a quello della valutazione storica: "nel corso degli ultimi anni - si legge nel comunicato del museo - nuove ricerche, basate in parte sull'apertura di collezioni d'archivio come l'archivio di Pio XI (fino al 1939), ma anche su altre informazioni, comprese quelle presentate nel laboratorio accademico internazionale "Pope Pius XII and the Holocaust. Current State of Research" che si è svolto a Yad vashem nel 2009 [degli atti del convegno è imminente la pubblicazione], hanno chiarito alcune questioni, lasciandone però aperte molte altre. Solo quando si potrà disporre di tutto il materiale sarà possibile avere un quadro più chiaro (...) Lo Yad Vashem attende con ansia il giorno in cui gli archivi vaticani saranno aperti ai ricercatori, di modo che si possa giungere a una comprensione più chiara degli eventi".
Si restituisce, quindi, valore primario ai fatti, ai documenti, alle testimonianze.
(©L'Osservatore Romano 2-3 luglio 2012)