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Papa Biblioteca VaticanaAlle ore 11.00 di questa mattina, il Santo Padre Leone XIV si è recato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, in occasione della inaugurazione della mostra “AQVA. Catastrofe e meraviglia”.

Dopo la visita di alcuni elementi della Mostra, Leone XIV ha incontrato i dipendenti dell'Archivio Apostolico Vaticano e della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha rivolto ai presenti nel corso della visita:

Eccellenza,
Eccellenze,
cari fratelli e sorelle,
Signori e Signore,

prima di salutarvi formalmente con un breve discorso che ho preparato, vorrei solo dire che Dio nella sua Provvidenza, e qualche volta con un certo umorismo, ci fa ricordare sempre che Lui è con noi. Molti di voi forse non sapete che mia madre era bibliotecaria, e oggi mi trovo qui per il compleanno proprio per salutare tutti voi.

Ringrazio l’Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Mons. Pagazzi; saluto i Prefetti e i Vice Prefetti della Biblioteca Apostolica e dell’Archivio Apostolico, con i dirigenti e tutti coloro che vi lavorano; la Presidente del Governatorato e alcuni amici e benefattori, ai quali esprimo viva riconoscenza.

Per la prima volta da Pontefice visito la Biblioteca Vaticana, sulla scia dei miei Predecessori. Questo vorrebbe essere un segno della vicinanza e dell’apprezzamento del Papa per la missione dell’Archivio Apostolico e della Biblioteca Apostolica, al servizio dello sviluppo e della divulgazione della cultura, a favore della Chiesa e dell’umanità intera. In particolare – come afferma la Costituzione apostolica Praedicate evangelium – per la «custodia e [la] valorizzazione degli atti e dei documenti che riguardano il governo della Chiesa universale» e il loro studio (n. 242), e per «raccogliere e conservare un patrimonio ricchissimo di scienza e di arte e […] metterlo a disposizione degli studiosi che ricercano la verità» (n. 243).

Pensando ad una biblioteca, la si immagina un ambiente pacato, tranquillo. Infatti, i libri sono silenziosi e chiedono silenzio. In realtà, se da una parte un libro pacifica, dall’altra accende inquietudine, alimenta il desiderio e il coraggio della ricerca. Sant’Agostino è un emblema di questa dinamica. Pieno di vita e di tormento a motivo di forze potenti che si scontravano in lui – come scrive – da anni “lanciava grida disperate” (Confessiones, VIII,12,28), fino a che gli giunse una voce di bimbo che canticchiava: «Prendi e leggi, prendi e leggi». Subito prese un libro dalle mani di un amico, la Lettera ai Romani di San Paolo, lesse e “una luce quasi di certezza penetrò nel suo cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono” (cfr Confessiones, VIII,12,29). Si spense il dubbio, ma non il desiderio che anzi divenne più forte, spingendolo a percorrere tutta l’estensione e la profondità delle Sacre Scritture. Egli stesso ne parla più volte, quando dice di aver studiato attentamente, piegato come un punto di domanda, manoscritti diversi dei libri biblici per ricavarne il testo migliore (cfr In Hep. loc. 3, 6, 14 e 3, 6, 17; Enarr. Ps. 36, III, 6; Enarr. Ps138,20). Il libro delle Scritture che raggiunse Agostino è il medesimo che gli spalancò lo spirito. Carissimi, tutti voi, custodendo, studiando e mettendo a disposizione degli studiosi i libri del successore di Pietro, aiutate la Chiesa e l’umanità a stare all’altezza della profondità del desiderio. Senza di esso, tutto si allontana dal Dio vivente, sorgente della verità e dell’amore.

Come descrivere la Biblioteca del Papa? Ricorro a una metafora: la Biblioteca Apostolica è un cuore. Il palpito del cuore è il simbolo della vita, e risulta da due movimenti contrari, la sistole e la diastole: una concentrazione e una distensione, un moto verso il centro e uno verso la periferia. Anche la Biblioteca Apostolica rimane viva nella misura in cui assicura la propria sistole e la propria diastole.

La sistole: la Biblioteca Apostolica continui ad essere un luogo ricco di riservatezza, quiete, rispetto e cura. Tra le mura vaticane, l’ambiente quasi monastico della Biblioteca Apostolica ricordi ogni giorno il comando del Salvatore: “Se devi costruire, se devi combattere, prima siediti e studia” (cfr Lc 14,28-32). L’interiorità della Biblioteca Apostolica dipende anche dall’unico, inestimabile tesoro che conserva. Se da una parte è doveroso facilitarne lo studio, anche attraverso la digitalizzazione e la condivisione offerta dall’ambiente digitale, dall’altra è necessario mantenere e incoraggiare l’antico gesto di muoversi fisicamente verso la Biblioteca. Essa infatti non è solo un serbatoio di libri a cui attingere comodamente dal computer di casa, ma un’atmosfera composta di legami, confronto, scambi di idee.

Il cuore però vive anche di diastole e così la nostra Biblioteca. Ci troviamo nella Sala Leonina, dedicata a Papa Leone XIII. Egli fu pastore capace di cogliere le questioni più drammatiche dell’epoca, come i cambiamenti dovuti alla rivoluzione industriale. Fu anche il Pontefice di grandi passaggi culturali, come l’apertura dell’Archivio Vaticano agli studiosi di tutto il mondo e l’incremento dell’accesso alla Biblioteca, tanto che trasformò un antico deposito d’armi in questa bella sala di consultazione. L’apertura, la larghezza d’animo di questa Biblioteca è evidente fin dalla sua origine umanistica: non solo opere di teologia, ma anche di letteratura, filosofia, astronomia, fisica, matematica, geografia, botanica, zoologia, medicina, storia, diritto, arte, economia. Non solo libri europei e cristiani, ma anche volumi scritti in altri contesti religiosi, provenienti da ogni angolo del mondo. E ciò molti secoli prima che questo diventasse una sensibilità universalmente condivisa. Con questo stile la Biblioteca Apostolica testimonia l’antica e nuova apertura culturale della Chiesa. Anche il ciclo di mostre iniziato oggi lo conferma. Segno di questa cordialità culturale è pure la gentile diplomazia che trova tra i documenti e i libri dell’Archivio e della Biblioteca Vaticani una via aperta, uno dei «varchi di riconciliazione» di cui parla l’Enciclica Magnifica humanitas (n. 211). E allora, avanti! Fedeli al passato e fedeli al futuro, con i linguaggi e i mezzi che vi sono propri, trovate nuovi varchi di riconciliazione.

Vi saluto, richiamando un’urgenza che accomuna la Biblioteca Apostolica e l’Archivio Apostolico: la necessità di nuovi spazi. Proprio oggi ho dato disposizioni al riguardo e auspico che contribuiranno a rispondere a tale esigenza. Intendo proseguire nella via tracciata dai miei Predecessori i quali, nel corso dei secoli, hanno dimostrato la cura della Sede Apostolica verso le istituzioni che ne custodiscono e promuovono la memoria culturale e amministrativa.

Carissimi, grazie a tutti e buon lavoro! Di cuore vi benedico e prego per voi.

Grazie.

© Bollettino Santa Sede - 14 settembre 2026