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di Salvatore Maria Perrella
Negli anni del pontificato di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e ora di Benedetto XVI, e in modo particola-re sulla scorta della dottrina del ca-pitolo VIII della Lumen gentium, la Chiesa con il suo magistero e la teo-logia ha rimotivato e rinnovato in modo convincente la mariologia, ri-pristinando e attualizzando una pro-cedura consona all’odierna sete di gustare la bellezza e la verità del mistero cristico-trinitario al cui in-terno si scorge l’umile e splendida persona e icona della Mater Domini.
Tale procedura, che ha di «antico» e di «nuovo», consente di cogliere la santa e umana icona della Madre di Gesù così come la divina rivela-zione l’ha predestinata, attuata e mostrata nella narrazione della santa pagina. Facendo nostra un’asserzio-ne del dogmatico evangelico Gérard Siegwalt nel suo recente articoloVa -ticano II: tra cattolicesimo e cattolicità, possiamo ben dire che la «novità del Vaticano II è anche la sfida del Vaticano II, quella di riconciliare il cattolicesimo romano con la cattoli-cità, e la cattolicità con il cattolicesi-mo romano. Il VaticanoII, infatti, vuole essere un concilio non di sco-munica, ma di unione, di comunio-ne; in altre parole: non di delimita-zione, ma di integrazione». Esem-plare banco di prova di tale asser-zione è secondo noi il capitoloVIII della Lumen gentiumche ha sapien-temente integrato Santa Maria di Nazaret nel mistero del Dio trinita-rio di Cristo a partire dalla Parola della fede (Romani, 10, 8), tenendo in debito conto della tradizione vi-vente della Chiesa, stando attenta a proporre una dottrina che non fa accrescere il dissenso, ma suscita il consenso e il fraterno dialogo, nella carità e nella verità, tra la Chiesa, le chiese e le confessioni cristiane (Lu-men gentium, 54, 67). Impresa che continua, appassiona, avvince, no-nostante le «oscillazioni» umorali del tempo e dell’uomo, e che sia Pa-pa Montini, sia Papa Wojtyła sia Papa Ratzinger hanno, per quanto hanno potuto, calmierato e stabiliz-zato con la sua mariologia e maria-nità biblica, sapienziale ed ecclesia-le, ritmata dal loro cristocentrismo trinitario-ecclesiale e dalla loro an-tropologia personalista e relazionale. Non va dimenticato, infatti, che Santa Maria è sin dagli inizi presen-te nel fatto cristiano; anzi, a motivo della sua persona, del suo ruolo e significato per la fede e per la vita di fede, è divenuta via via parte in-delebile del fatto ecclesiale, come dimostra la bimillenaria storia del cristianesimo letta e interpretata sull’importante versante della cultu-ra. Versante, asserisce Stefano De Fiores, che ci «conduce a scorgere la Madre di Gesù non solamente nel dogma e nel culto della Chiesa, in contesto chiaramente storico-sal-vifico e cristologico, ma più a mon-te nella dinamica culturale delle va-rie epoche come elemento significa-tivo, anche se ancora poco studiato dagli storici. Anzi, Maria appare in ognuna di esse come una figura in-dispensabile che conquista progres-sivamente tempo, spazio, persone e istituzioni; e diviene, pur nelle va-riazioni proprie di ciascun universo simbolico, una persona rappresenta-tiva, frammento e insieme sintesi in cui si rispecchia il tutto della fede, della Chiesa, della società, in una parola della singola cultura». Scrittura, credo, magistero, litur-gia, pietà popolare, teologia, prassi pastorale, ecumenismo, dialogo in-terreligioso, arte e cultura, sono i tòpoi, i luoghi, gli ambiti attraverso cui la Madre del Signore è entrata, non abusivamente, ma congruamen-te nella coscienza non solo ecclesiale di ieri e di oggi! Infatti, nel nostro tempo attuale la mariologia è sem-pre più intessuta di profondi legami con le altre branche del pensare e del proporre la fede nell’oggi della Chiesa e del mondo; ciò, non dob-biamo dimenticarlo, grazie al conci-lio Vaticano II, al suo insegnamento, ai suoi orientamenti e alle sue pro-spettive. Oggi, la riflessione mario-logica è sempre più intessuta di pro-fondi legami con le altre branche del pensare e del proporre la fede nell’oggi della Chiesa, del mondo e dell’uomo/donna in continua tra-sformazione. La mariologia postconciliare pos-siede, infatti, delle caratteristiche e delle note specifiche che il magiste-ro cattolico ha non solo proposto (si pensi, ad esempio, alle indicazioni metodologico-prospettiche del capi-tolo mariano della Lumen gentium, del VaticanoII, a quelle liturgiche e antropologiche della Marialis cultus, di Paolo VI, a quelle biblico-teologi-che, teologali ed ecumeniche pre-senti nella Redemptoris mater, di Giovanni Paolo II; agli imput di Be-nedetto XVIin ordine a una mario-logia biblico-sapienziale), ma anche messe in pratica e sviluppate (grazie al contributo di una teologia sempre più correlata, plurale e interdiscipli-nare), che semplicemente elenchia-mo: cristocentrismo trinitario e di-mensione pneumatologica; visione ecclesiologica ed ecclesiotipica; ri-scoperta e valorizzazione della via della bellezza e della via del simbo-lo; conoscenza e valorizzazione del-le altre tradizioni cristiane; impegno al dialogo ecumenico e interreligio-so; istanza prassica e liberatrice con impatto nel sociale; esigenza dell’in-culturazione; creatività nella fedeltà alla riforma liturgica e rivalutazione e valorizzazione ecclesiale della pietà popolare; attenzione agli input venienti dalle scienze umane; sensi-bilità verso la dimensione pastorale e catechetica; studio e approfondi-mento della spiritualità mariana; re-lazione tra pietà mariana e vita con-sacrata. Legata ormai a un rodato statuto storico-salvifico ed ermeneu-tico, la mariologia sarà dinamica-mente e creativamente fedele sia all’intramontabile primato e valore assiologico dell’evento parola/Cri-sto, sia al variegato e talvolta ondi-vago umore della cultura umana in cui è inserita per portarvi positivi influssi. Una mariologia il cui di-stintivo carattere non è la sequela di mode passeggere ma piuttosto il porsi in cammino e al servizio della credibilità della fede cristiana — come in più occasioni esorta Benedetto XVI — dell’unità dei di-scepoli di Cristo e dell’uomo e della donna del difficile nostro tempo po-stmetafisico, postmoderno, postcri-stiano, postsecolare, spesso gravato da abissali carenze esistenziali, valo-riali e religiose, ma bisognoso e de-sideroso di colmarle senza più arri-schiarsi a «sperare nel tragico», af-finché ritrovi il gusto di accogliere pascalianamente la perenne sfida della fede. In questo plurimo servi-zio teologale, teologico, ecclesiale, pastorale, sociale, etico, simbolico, antropologico ed escatologico, la Madre del Signore e la stessa mario-logia trovano il loro spazio naturale di pensiero, di provocazione e di azione pro multis. Per concludere, possiamo ben di-re che i tre Papi nel loro magistero mariano, diretto e indiretto, si sono attenuti con scrupolo responsabile a quanto avevano paventato nel loro impegno programmatico di vescovi di Roma: a livello mariano sono sta-ti dei veri protagonisti nell’illustra-zione e nella diffusione della dottri-na conciliare, avendo un’eco signifi-cativa anche al di fuori della stessa mariologia. Infatti, come giusta-mente osserva il cardinale Angelo Amato, sono state «considerate un prezioso contributo all’epistemolo-gia teologica in generale, dal mo-mento che ne hanno specificato e ulteriormente ampliato il metodo teologico proposto dal decreto sulla formazione sacerdotale (Optatam to-tius, 16) del Vaticano II».

(©L'Osservatore Romano 6 settembre 2012)