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Siamo partiti dall'affermazione tuttora corrente che Gesù abbia sì annunciato il regno di Dio, ma che non abbia fondato la Chiesa. La Chiesa sarebbe pertanto un prodotto dell'evoluzione storica. Co- me però abbiamo visto, questo è un modo erroneo di porre il problema.
La Chiesa non viene fondata come non viene fondato lo Stato. Secondo la mentalità dell'antichità classica, a essere fondata è solo e unicamente una polis, all'interno della quale si fonda poi lo Stato. È in questi termini che si pone il problema della fondazione della Chiesa.
La città di Dio viene fondata sul fondamento dei dodici apostoli e sulla pietra angolare di Cristo: è all'interno della città di Dio che ha luogo la costituzione di ciò che definiamo Ekklesìa. E poiché la Gerusalemme celeste è una città, comprende anche un consiglio e un'assemblea popolare. Quest'ultima è poi l'Ekklesìa nel senso stretto del termine, al consiglio appartengono gli angeli, i profeti e i santi - e insieme agli angeli i "custodi" (intesi nel senso degli angelòi cui fa riferimento l'Apocalisse), cioè quel klèros che comprende funzionari sorteggiati a curarsi della leiturgìa.
Poiché inoltre la Gerusalemme celeste è anche un tempio, comprende i sacerdoti e la vittima; quest'ultima non è però la vittima cruenta degli ebrei, ma il sacrificio di Cristo, la vittima incruenta cui inneggiano gli angeli nel cielo e "il servizio religioso spirituale" (logikè latrèia) di una vittima dotata di corpo e sacrificata a Dio.
Poiché infine la Gerusalemme che è in alto, è una realtà celeste, comprende con gli angeli anche i martiri e i giusti. È questa la ragione per cui guardando alla Gerusalemme celeste guardiamo al Paradiso e speriamo nella risurrezione della carne.

L'ebraismo ha conosciuto la città celeste unicamente come promessa futura. Solo la fede cristiana conosce già nell'eone presente il rapporto di attualizzazione esistente tra questa città celeste e il culto e il sacramento; solo in esso in effetti vive la fede che Cristo e gli apostoli hanno posto a fondamento di un nuovo eone e che su queste fondamenta si erge un edificio che non può essere abbattuto dalle porte della morte, né da quanto appartiene all'eone pre sente.
L'Ekklesìa è una istituzione della città celeste. Quest'ultima viene fondata da Cristo e dagli apostoli. Da quando esiste la città celeste esiste anche una Ekklesìa. La città celeste è una città eterna - e appunto come città eterna è il punto centrale di un eone.


(©L'Osservatore Romano - 23 luglio 2010)



Verso il compimento della storia

Nella coscienza degli antichi cristiani la Chiesa era strettamente connessa alla Gerusalemme celeste; quest'ultima era però contrapposta in termini allegorici a Babilonia. Questa correlazione ha un significato profondo, in gran parte rimosso:  Babilonia è la patria dei Caldei, gli astrologi. 
Secondo la dottrina di quest'ultimi ogni pianeta ha comportato la creazione di un nuovo eone; con la fine dell'ultimo ricominciava ad affermarsi il primo e così via. In tal modo il nucleo di tale credo era l'eterno ritorno dell'uguale. Questa dottrina comprende tutto ciò che è stato ripreso dal credo dell'epoca moderna:  l'imperialismo che intende configurare un eone in un impero - e il credo in una storia senza fine dell'umanità. 
Il credo di Babilonia non è però quello della Chiesa. Grazie alla sua fede nella Gerusalemme celeste la Chiesa è antistorica e anti imperialistica. Solo a partire da questa fede è comprensibile il carattere specifico della storia della Chiesa e perché sia contrapposto a quello della storia secolare. La Chiesa deve essere antistorica ed anti imperialistica se non vuol condividere il credo dei caldei nel condizionamento astrale dell'esistenza e nell'eterno ritorno dell'uguale. 
Certo, anche la Chiesa crede a un ritorno - crede al ritorno di Cristo una volte per tutte - non crede però all'eterno ritorno degli eoni trascorsi. Non crede che Adamo peccherà ancora una volta, che Mosè riceverà ancora una volta la legge e che Cristo debba morire ancora una volta. Nel parlare di un vecchio e di un nuovo eone la Chiesa intende affermare che è stata presa una decisione assoluta, che con il ritorno di Cristo prenderà fine il ritmo del cosmo e che allora il cielo si arrotolerà in se stesso come un libro mentre le stelle cadranno dal cielo (cfr. Apocalisse, 6, 13 e seguenti). 
La fede in questo evento unico e decisivo chiarisce anche perché la prima venuta di Cristo si presenti come una decisione unica. L'eone che si afferma con la sua prima venuta e con gli apostoli non è un eone cui ne seguano altri. No, è l'eone che è l'eternità in cui il tempo non conosce più moto. Ciò caratterizza di riflesso la natura della nuova città celeste, Gerusalemme che è al di sopra. La Sion eterna di cui hanno parlato i profeti non può affermarsi che sotto forma di una profezia, formulata in termini allegorici, della Gerusalemme celeste - profezia la cui controparte è l'Ek-klesìa terrena. Ritengo che in questo punto l'interpretazione dei Padri della Chiesa sia giusta. Come dopo la Gerusalemme celeste non può darsi più alcuna città eterna, così non è possibile che dopo l'unica Ekklesìacristiana - costituitasi grazie alla morte e alla risurrezione di Cristo - possa esistere un'altra "chiesa". Non ha senso ritenere che la "santa Chiesa", la cui origine è nel cielo, possa ricostituirsi di continuo facendo la molteplicità della vita della storia. Chi lo affermasse ignorerebbe il fondamento escatologico della fede cristiana per cui tutto è stato deciso in un solo momento - con l'avvento di Cristo. Non vi è ritorno che possa comprovare che tutto è già stato deciso. E poiché è così, per questo non può più darsi una nuova Chiesa dopo l'Ekklesìa fondata da Cristo e dagli apostoli. 


(©L'Osservatore Romano - 23 luglio 2010)


A rimanere sarà un'unica comunità

Come si potrà notare, la distinzione tra la città celeste l'Ekklesìa è rigorosa. L'Ekklesìa è solo per metà sulla terra, per l'altra - cui appartengono gli angeli e i santi - è nel cielo, dove però vi è anche la città di Dio. Il veggente di Patmos afferma che solo alla fine dei tempi si calerà sulla terra. In questa separazione spaziale tra polìs ed Ekklesìa - in questa separazione caratterizzata dalla contrapposta polarità di cielo e terra trova un'adeguata espressione la riserva escatologica. Questa contrapposizione spaziale è al contempo espressione di quella contrapposizione che tuttora esiste tra la prima e la seconda venuta di Cristo. Quando la città celeste si trasporrà sulla terra alla fine dei tempi cesseranno di esistere sia la contrapposizione tra Ekklesìa pòlis, sia quella tra cielo e terra. Allora non vi sarà più alcuna Chiesa, ma unicamente una comunità - una comunità dei santi. Allora, ma solo allora, il Regno di Dio si manifesterà con tutta la sua potenza. 
Come vediamo, la terminologia cui il protestantesimo ricorre nel sostituire la parola "Chiesa" con "comunità" è teologicamente dotato di senso se ci si riferisce all'ultimo giorno. Solo allora vi sarà in effetti una comunità. Oggi però può darsi solo una Chiesa, non una comunità. La Chiesa non è omologabile alla città di Dio, né al Regno di Dio - è tuttavia connessa con la realtà espressa da entrambi i concetti.

(©L'Osservatore Romano - 23 luglio 2010)


La liturgia? È un servizio pubblico

L'Ekklesìa è un'istituzione della città celeste. Ora, tra le condizioni giuridiche della Ekklesìa sussiste l'assemblea  di  coloro  che  godo- no  la  piena  cittadinanza  della pòlis
La piena cittadinanza nel senso cristiano del termine è dovuta a tutti i battezzati. Essi sono passati dal vecchio eone al nuovo ottenendo il diritto di cittadinanza della città celeste. Sono divenuti "santi" - come lo sono gli angeli, essi pure appartenenti alla città celeste, che partecipano pertanto a unaEkklesìa di tale città celeste, come i battezzati fanno parte della Ekklesìa che è sulla terra. Si dà pertanto una necessaria corrispondenza tra la liturgia del cielo e quella celebrata sulla terra. 
Il concetto di liturgia (leiturgìa) deriva dal diritto pubblico come quelli della ekklesìa e dell'acclamazione del Kýrios. 
La liturgia è una prestazione pubblica prevista dalla costituzione dello stato che tuttavia - per quanto concerne perlomeno la fictio juris - viene accettata liberamente. 
Il fatto che la Chiesa abbia ripreso e sviluppato in senso tecnico il concetto della leiturgìa è estremamente significativo; questo uso fa comprendere la ragione per cui il servizio pubblico di culto della Ekklesìa non è stato desunto dalla terminologia misterica dell'antichità:  è comprensibile a partire dalla prestazione pubblica, prevista dall'ordine dell'antica pòlis. 


(©L'Osservatore Romano - 23 luglio 2010)