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arcobaleno-alleanza-di diodi RICCARD O BURIGANA

«Proprio alla luce del rilievo dell’insegnamento di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sulla salvaguardia del creato il documento Heaven and earth are full of your glory è quanto mai opportuno»: con queste parole monsignor William Stephen Skylstad, vescovo cattolico emerito di Spokane, nello stato di Washington, ha commentato la pubblicazione sottoscritta, recentemente, dai cattolici e metodisti negli Stati Uniti. Il presule — che è stato co-presidente della Commissione di dialogo cattolico-metodista insieme con il vescovo Timothy Wayne Whitaker, della Florida Conference of the United Methodist Church — ha in particolare espresso la speranza che il documento possa aiutare cattolici e metodisti a rafforzare i propri rapporti ecumenici: esso è infatti il risultato di un’approfondita riflessione teologica che li ha condotti a un confronto sulla centralità dell’Eucaristia e sull’importanza della salvaguardia del creato nella vita quotidiana delle comunità, con la scoperta di quanto già viene fatto insieme. Il documento, come si legge nel preambolo, è il frutto di un lavoro comune iniziato nel maggio 2008, quando venne deciso di affrontare il tema del rapporto tra Eucaristia e salvaguardia del creato dopo che nei cicli precedenti del dialogo cattolico-metodista si erano trattate, principalmente, questioni di carattere dogmatico. Nell’affrontare il tema del rapporto tra Eucaristia e salvaguardia del creato sono emersi i punti in comune ma anche le differenze su alcuni aspetti che hanno consentito di sottolineare le ricchezze delle diverse tradizioni da vivere nella preghiera della liturgia delle ore e nell’Eucaristia «facendo la dolorosa esperienza della mancanza della piena comunione che impedisce l’i n t e rc o m u n i o - ne». Si tratta di un documento ecumenico che per propria natura è un «work in progress per favorire la crescita nella fede e nella prassi con il dichiarato intento di essere una cosa sola». Il lavoro si situa in un contesto di oltre quarant’anni di confronto tra cattolici e metodisti che sono chiamati a vivere una nuova stagione di dialogo, soprattutto dopo la firma della Dichiarazione comune sulla giustificazione che invita «con rinnovato vigore, a percorrere la strada verso la piena unità del corpo di Cristo, la Chiesa», come si legge nell’intro duzione. Proprio per sviluppare questa nuova prospettiva cattolici e metodisti hanno deciso «di offrire una comune testimonianza profetica su una sfida significativa che riguarda la relazione dell’umanità con il resto del mondo naturale» a partire dalla lettura dei segni dei tempi dello stato di degrado del creato che richiede una risposta ecumenica proprio per le difficoltà nelle quali si trova il pianeta. Il documento si articola in tre parti. Nella prima, L’Eucaristia come unità della creazione e della redenzione, si mette in evidenza come i diversi modi di vivere e di interpretare il mistero dell’Eucaristia non devono impedire una riflessione ecumenica che ponga l’accento sullo stretto rapporto tra Eucaristia e creazione. Si deve vivere, si osserva, «con la speranza di discernere come vivere su un pianeta in pericolo in modo coerente con la celebrazione dell’Eucaristia». In questa parte non mancano i riferimenti all’insegnamento di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI che «ha richiamato l’importanza di un rinnovamento della nostra comprensione dell’indissolubile legame tra le dottrine della creazione e della redenzione», e al comune patrimonio dei Padri della Chiesa, oltre ad alcune dichiarazioni del consiglio della United Methodist Church. La seconda parte, La creazione come mistero della nostra origine, è dedicata a un tema particolarmente dibattuto nel Paese che, in questo caso, viene messo strettamente in rapporto con la celebrazione dell’Eucaristia, dal momento che si tratta di «rendere grazie a Dio per il dono dell’esistenza». Proprio nell’Eucaristia si ha l’incontro «con la pienezza della rivelazione cristiana » che deve guidare i cristiani nella loro vita in una forma “sacramentale” sulla quale cattolici e metodisti hanno iniziato a interrogarsi «come un’importante area da esplorare e da discutere». Nel documento si sottolinea il significato ecumenico di questo comune approfondimento che si alimenta dalla Scrittura ma anche dalle parole di Benedetto XVI per il quale «il dominio umano non è un potere assoluto, ma l’assunzione di una responsabilità» che deve far ricordare a tutti la dipendenza dalla misericordia e dalla grazia di Dio che si è manifestata e si manifesta nella creazione. Questa seconda parte si conclude affermando che «la natura, agli occhi dei cristiani, è una mistagogia, un’introduzione ai sacri misteri, un strada che conduce nella bellezza del Creatore». La terza parte, L’eucaristia come totalità del mistero cristiano, affronta il rapporto tra Eucaristia e creazione a partire da una serie di considerazioni sulla centralità della liturgia eucaristica che è «l’incontro con l’intera storia cristiana, la riconciliazione di tutte le creature, il frutto e la promessa del mistero pasquale». In questa parte, che è la più lunga e articolata, si parla prima del rilievo dell’incontrarsi nel giorno del Signore per la celebrazione dell’Eucaristia, come momento forte del rendere grazie a Dio per il dono della creazione come comunità di credenti; poi della Parola di Dio strettamente connessa con questa celebrazione, che illustra l’amore di Dio per la creazione e impone ai cristiani, che ascoltano e vivono la sua Parola, lo stesso amore. Si descrive, inoltre, la “mensa” come il luogo nel quale i cristiani offrono a Dio i prodotti della “buona terra” che vengono restituiti agli uomini per la loro santificazione. Una citazione delle preghiere eucaristiche della Chiesa cattolica illustra poi questo passaggio con particolare efficacia, così come gli inni della tradizione metodista, mettendo in evidenza, come da prospettive diverse, si abbia la stessa attenzione per la creazione, con un forte legame tra la salvaguardia di questa e la celebrazione eucaristica. Infine, l’ultima parte tratta dell’impegno che i cristiani devono assumere, proprio in virtù della loro partecipazione all’Eucaristia, nella salvaguardia del creato. Nel mostrare i diversi accenti che cattolici e metodisti danno alla missione che nasce dalla celebrazione eucaristica, si sottolinea che essa è una dimensione ecumenica fondamentale soprattutto quando si deve testimoniare la speranza in un mondo soffocato dall’ansia e dalla preoccupazione per il degrado ambientale. In conclusione, cattolici e metodisti ricordano lo stretto legame tra il rinnovamento eucaristico e la responsabilità nei confronti dell’ambiente: «una risposta cristiana alla crisi ecologica, al degrado e all’ingiustizia ambientale, è adeguata solo nella misura in cui tutti sono guidati da un senso di meraviglia per il dono della creazione di Dio e l’Eucaristia evoca questa meraviglia». Il documento è uno dei risultati del dialogo ecumenico promosso dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha detto padre Ronald Roberson, direttore-associato del segretariato per gli affari ecumenici e interreligiosi dell’episcopato. Questo dialogo, è spiegato, consiste soprattutto in gruppi di lavoro che conducono programmi pluriennali di approfondimento su un tema, con lo scopo di giungere alla redazione di un documento in modo da rendere sempre più manifesto ciò che già unisce i cristiani e come essi possano e debbano parlare con una sola voce nella società. Questo, in particolare, accade con i luterani, i metodisti, i riformati e gli episcopaliani; mentre con gli ortodossi viene seguita una strada diversa, dal momento che la Commissione cattolico- ortodossa si riunisce ogni anno per discutere di un tema, spesso strettamente legato allo stato del dialogo a livello universale. Sempre secondo padre Roberson, negli ultimi anni con le comunità ortodosse nordamericane si è privilegiato il confronto sul ruolo dei laici e sulla dimensione regionale dell’autorità ecclesiale approfondendo dei temi indicati nel «Documento di Ravenna ». A Manila il nono congresso nazionale dei Cavalieri di Colombo Difesa della vita e identità delle Filippine MANILA, 2. La fede dei Cavalieri di Colombo nel valore sacro della vita avrà il potere di bloccare il piano di coloro che, invece, premono per far approvare dalla maggioranza del Congresso filippino il Reproductive Health Bill, il disegno di legge sulla salute riproduttiva che prevede, tra l’altro, la legalizzazione della pillola abortiva: questa la convinzione espressa dal Cavaliere supremo, Carl Anderson, nel suo discorso rivolto ai partecipanti del nono Congresso nazionale dei Cavalieri di Colombo nelle Filippine che si è svolto, venerdì 27, in un grande albergo della capitale, Manila. Nel suo intervento, Carl Anderson ha sottolineato che «la nostra azione per riaffermare il diritto alla vita non può essere limitata all’op era d’informazione che noi svolgiamo presso le organizzazioni internazionali che si occupano dei problemi della salute; in questo momento dobbiamo invece combattere contro coloro che usano argomenti che possono causare confusione nelle coscienze più fragili». Per il Cavaliere supremo, le nefaste conseguenze di una politica che ha permesso la diffusione su larga scala dei metodi contraccettivi sono oggi ben visibili nella società degli Stati Uniti dove il rifiuto della vita viene ormai considerato da tanti come una scelta di tipo culturale. «Lo stesso tipo di politica — ha aggiunto — se venisse applicata anche nelle Filippine potrebbe cambiare il carattere e la natura stessa della gente di questo Paese: potrebbe segnare la fine di una nazione profondamente cattolica; la fine per quelle famiglie che si ispirano ai principi cattolici, la fine dei principi stessi». Attualmente il disegno legislativo sulla salute riproduttiva sta percorrendo l’obbligatorio iter delle interpellanze sia alla Camera sia al Senato. Tuttavia l’opposizione a questo progetto sta crescendo di giorno in giorno e aumentano, anche da parte di chi non è credente, i dubbi sui programmi che vorrebbero consentire l’uso della pillola abortiva e la distribuzione di massa dei contraccettivi artificiali. Nel corso della riunione dei Cavalieri di Colombo a Manila, Carl Anderson ha affermato che «il grande popolo delle Filippine non merita una legge come quella che viene proposta dal Reproductive Health Bill. Le persone oneste meritano, invece, che venga pienamente riconosciuta la cultura della vita dove tutti siano i benvenuti fin dal momento del loro concepimento; dove esista il rispetto reciproco e dove ognuno abbia la possibilità di potere spendere nel senso più pieno gli anni della propria vita». Il Cavaliere supremo ha poi speso parte del suo intervento per confutare le tesi di coloro che affermano che la povertà che ancora affligge una larga parte della società filippina sia dovuta soprattutto al problema della sovrappopolazione. Per Carl Anderson, il problema che dovrebbe essere subito affrontato non riguarda i metodi per limitare le nascite, esiste invece l’urgente necessità di provvedere a una migliore distribuzione geografica della popolazione per assicurare lo sviluppo anche nelle aree attualmente meno popolate. Tuttavia, Anderson ha anche ribadito che «la più grande risorsa di ogni Paese è data dalle persone che lo compongono. In altri Paesi — ha aggiunto — l’istituto della famiglia è stato mortificato in nome del progresso economico ma bisogna chiedersi: quale sarà il futuro di queste nazioni? Per le Filippine prevedo un futuro luminoso, perché il popolo è formato da grandi individualità, da persone che hanno a cuore la famiglia intesa come un assoluto valore che le viene attribuito dal sacramento del matrimonio cattolico ». L’ultima parte dell’intervento, Carl Anderson l’ha dedicata al tema dell’unità tra i fedeli laici e il clero. «Il valore dell’unità — ha sottolineato — non deve essere mai sottovalutato perché è certamente essenziale rimanere uniti per assicurare efficacia alla nostra azione in difesa del valore della vita. Di fronte ai vescovi e ai sacerdoti di questo Paese posso affermare che essi devono fermamente contare sull’appoggio che viene da parte di tutti i membri dell’associazione dei Cavalieri di Colombo». Il Cavaliere supremo ha poi invitato tutti i presenti ad approfondire la loro devozione verso il fondatore dell’associazione, padre Michael Joseph McGivney, e a divenire sempre più attivi nel promuovere la causa della sua beatificazione. «Abbiamo bisogno — ha concluso — di formare i nostri uomini, uomini cattolici che saranno buoni mariti, buoni padri, buoni cittadini. Per realizzare tutto questo ci è necessario l’aiuto dei nostri sacerdoti. Per questo dobbiamo incrementare la devozione a padre McGivney dedicandoci con impegno al sostegno di ogni sacerdote che serve il popolo di Dio nell’ambito della sua parrocchia ». Tra i tanti sacerdoti presenti a Manila per il nono Congresso nazionale dei Cavalieri di Colombo nelle Filippine, padre John Grace, responsabile dei programmi di sviluppo portati avanti dai cappellani che aderiscono all’associazione, ha pronunciato un intervento centrato sulla «Costruzione della Cultura della vita». «Costruire la cultura della vita — ha affermato — è il maggiore obbietra associazione a ogni livello. L’impegno di noi cappellani è massimo per trasmettere questo valore non solo ai nostri associati ma anche a tutti quanti i membri delle loro famiglie che cerchiamo di coinvolgere nelle tante attività che sono promosse da questa benemerita organizzazione».

© Osservatore Romano - 2 - 3 - maggio 2012