Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

ssma Trinita 2"Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna." (Gv. 3,17)

Il mistero di Dio, della Santissima Trinità, è un mistero di Amore. È l'Amore. Non come noi lo intendiamo ma come noi lo desideriamo nel profondo. Qui siamo nati, questa è la nostra famiglia primigenia. Non per diritto, ma per puro dono. Questa è la nostra casa. Parliamo di desiderio, certo, ma di quel desiderio che è profondo e fondante. È un mistero, nel senso che è oltre la nostra immaginazione; persino oltre il nostro desiderio stesso proprio perché la Trinità fonda il nostro desiderio.

Un mistero di donazione totale e fondante.
Qui nella Santissima Trinità si misura ogni bene, ogni scelta, ogni desiderio, ogni scelta etica, ogni agire, ogni prassi.
Qui, in questo circolo di donazione ineffabile, si misura la vera maturità del cristiano e del suo essere per Cristo.
Qui in questo sacrificio del figlio unico si misura il nostro senso di Chiesa e di appartenenza ad essa.
È lo Spirito Santo che abbiamo celebrato domenica scorsa che dona a noi di penetrare, in tutte le insondabili luci del mistero, nella Santissima Trinità.
E dona di entrarci non come spettatori, o nella sola speculazione, ma nell'esistenza che diventa carne, vita, passione, desiderio. "Fammi entrare Spirito Santo", questa dovrebbe essere la nostra preghiera costante, "fammi entrare nel desiderio di Dio perché io possa conoscere il mio desiderio".

Lo Spirito Santo compie il miracolo di Cristificarci e di farci immergere nel mistero uno e trino come compartecipi in Cristo.
Lo Spirito Santo dona lo "sguardo fisso" su Gesù, autore e perfezionatore della fede.
Lo Spirito Santo immerge il cuore, i sensi, la mente e la psiche, le nostre membra, in Dio; nonostante la nostra pochezza, il nostro limite e il nostro tendere "alla terra".
Ogni carezza, ogni pane donato, ogni passo, ogni slancio può e deve avvenire guardando al mistero di Amore di Dio uno e trino.

Cristo viene donato dalla Santissima Trinità non per giudicare nel senso di condannare ma nel senso di avere "il criterio", il modus videndi et operandi, il Paradigma che è Cristo stesso e il Suo modo di essere Figlio, con tutto sé stesso, presso Dio. Questa è la nostra casa. Lui è salito al Cielo per prepararci un posto nella casa per noi dall'eternità pensata.

Se Cristo Gesù, dunque, non viene assunto come criterio di vita e di sguardo, dell'attimo e dell'orizzonte, dell'ora, dell'esserci e del futuro, le scelte diventano errate se non velenose e, sotto la parvenza attrattiva e la seduzione dei "sensi del corpo, dei sensi della mente e del cuore", ci allontanano da questo mistero di Amore, dalla salvezza e dalla vita eterna.
Ed è l'inferno sin da ora: avere il bisogno terribile e lancinante di Dio e fare di tutto per non incontrarlo ed essere salvati; magari sotto la parvenza di spiritualità o di "lavorare per il Regno", come Giuda di Keriot, ladro perché occupato a pensare a sé e a costruirsi le sue certezze e a conquistare degli spazi.

La festa di oggi è allora il ricordarci il principio di tutto e il destino a cui siamo chiamatila vita eterna di Dio e in Dio. La vita eterna che sazia ogni sete e che è il senso profondo e la scaturigine di ogni sete. Inutile, vano e dissipante cercare altrove.

La Trinità, eterna vita e beatitudine, mi ha fatto oggetto unico del Suo Amore, in Cristo; come posso distrarmi con la vanità e la debolezza?
Dove sto guardando?
Cosa sto cercando? Come sto amando e con quale misura?
Perché non vivo la Chiesa?
Dove sto camminando?

Porsi le domande costantemente è già avere la vita eterna in sé, purché in esse si guardi Dio, il Suo "essere", come Francesco, "Tu sei, Tu sei, Tu sei tutto". E in questo sguardo si risponda accogliendo di essere amati nella Trinità e di "vivere per Lei" senza riserve.

Questa è la nostra casa.

Tu Signore Iddio sei la nostra casa!

Paul Freeman