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papa Benedetto XVI e SarahOgnuna delle parole scritte su un presunto intervento politico del Papa Emerito Benedetto XVI, nella vicenda della nuova prefazione al libro “La forza del silenzio” (del cardinale guineano Robert Sarah) è una parola di troppo. L’evidenza consegnataci da quel documento è che i due ultimi pontifcati trovano nel prefetto della Congregazione per il Culto Divino un grande trait-d’union

di Paul Freeman

Nella postfazione di Benedetto XVI sul libro del Card. Sarah “La forza del Silenzio”, tradotta sapientemente dall’amico Emiliano Fumaneri (qui https://giovannimarcotullio.com/2017/05/18/benedetto-xvi-grazie-francesco-per-sarah/ ), troviamo in sostanza la cifra che ha caratterizzato l’intuizione di sempre di Ratzinger, poi Benedetto XVI: l’amore per la Liturgia e la ricerca della sua sacra unzione.

Dunque il clamore c’è ma non è quello di chi, con pruriginare sospetto, cerca appigli per la critica o per appoggi di cordate ideologiche, ma di coloro che vedono un maestro, Benedetto XVI, che parla volentieri di un altro maestro, il Card. Sarah.

Ed è sempre bello vedere i fratelli che si vogliono bene e si stimano, in Cristo. È unzione. È rugiada. Luogo di benedizione, cioè di presenza efficace di Cristo che non deve essere depauperata con le lussurie della vendita delle idee.

Ecco, com'è bello e com'è dolce
che i fratelli vivano insieme!

È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull'orlo della sua veste.

È come la rugiada dell'Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Perché là il Signore manda la benedizione,
la vita per sempre. (SL. 133)

Qui, si tace, non si diventa ciarlieri.

La Liturgia per Benedetto XVI è sempre stata l’intuizione fondamentale, proprio perché sacra, proprio perché, anzitutto, come dicevamo in altro intervento, anzitutto “opera di Dio”, Ergon tou Theou. (La Croce Quotidiano 5 aprile 2016 – oppure qui http://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/si-dice-liturgia-ma-e-ergon-tou-theou-opera-di-dio.html )

Pertanto Benedetto XVI si rallegra grandemente per un fratello che è riuscito ad entrare dentro la Liturgia, dentro quest’Opera, non tanto con la sola competenza, pur necessaria, ma con la cifra dell’Unzione di cui il silenzio è luogo e mezzo.

Dice infatti Benedetto XVI:

“Cosa significa udire il silenzio di Gesù e conoscerlo attraverso il suo silenzio? Sappiamo dai Vangeli che Gesù passava di frequente “sulla montagna” notti solitarie in preghiera, a conversare col Padre. Sappiamo che la sua predicazione e la sua parola discendono dal silenzio e solo nel silenzio potevano maturare. Così è ragionevole pensare che la sua parola possa essere compresa correttamente solo se anche noi ci addentriamo nel suo silenzio, se impariamo a intenderla a partire dal suo silenzio.”

Ed ancora, in chiusura:

“Dovremmo essere grati a Papa Francesco di aver nominato un simile maestro spirituale a capo della congregazione responsabile per la celebrazione della liturgia nella Chiesa. È vero: anche in campo liturgico, come nell’interpretazione della Sacra Scrittura, una conoscenza specialistica è necessaria. Ma è altrettanto vero che nella liturgia la specializzazione rischia di oscurare la cosa essenziale se non si basa su una unione intima e profonda con la Chiesa orante che continuamente apprende dal Signore stesso cosa voglia dire adorare. Col Cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la liturgia è in buone mani.”

Il lettore coglierà in questo non solo l’affetto e la stima per il Card. Sarah e, nel contempo, la comunione verso il Santo Padre ma anche l’intuizione necessaria che Benedetto XVI desidera trasmettere e che è stata fonte di tutte le sue scelte. Anche le ultime dolorose e significative:

“.. nella liturgia la specializzazione rischia di oscurare la cosa essenziale se non si basa su una unione intima e profonda con la Chiesa orante che continuamente apprende dal Signore stesso cosa voglia dire adorare.”

Altre dietrologie distraggono.

Il Silenzio è fondamentale per comprendere la Parola e nella Liturgia

Già nella Verbum Domini Benedetto XVI invitava i fedeli tutti a cogliere l’importanza del silenzio. Nell’udienza del Mercoledì del 7 marzo 2012 diceva così:

“La croce di Cristo non mostra solo il silenzio di Gesù come sua ultima parola al Padre, ma rivela anche che Dio parla per mezzo del silenzio: «Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. Appeso al legno della croce, ha lamentato il dolore causatoGli da tale silenzio: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” (Mc 15,34; Mt 27,46). Procedendo nell’obbedienza fino all’estremo alito di vita, nell’oscurità della morte, Gesù ha invocato il Padre. A Lui si è affidato nel momento del passaggio, attraverso la morte, alla vita eterna: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46)» (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 21). L'esperienza di Gesù sulla croce è profondamente rivelatrice della situazione dell’uomo che prega e del culmine dell'orazione: dopo aver ascoltato e riconosciuto la Parola di Dio, dobbiamo misurarci anche con il silenzio di Dio, espressione importante della stessa Parola divina.” (vd Udienza generale 7 marzo 2012)

Il Silenzio non è assenza di Parola ma luogo in cui la Parola si rivela e parla essa stessa. Il Silenzio è musica che precede la creazione e la ri-creazione. Il silenzio è pienezza di presenza del Padre. È resa. È dominio di sé nello Spirito Santo. Lo Spirito Santo parla nella brezza leggera e conduce al silenzio.

Perché?

Perché nel Silenzio Dio si rivela e l’uomo, nel contempo, si rivela. C’è l’incontro perfetto nel Timor di Dio e nella Pietà. Tace, pian piano e con disciplina, ogni moto naturale e ferito dal peccato e, la divinità, riempie il tempio della persona.

Non è un caso, come dicevamo nell’intervento del 5 aprile, che il termine Liturgia, nell’accezione odierna, nasce dalla traduzione in greco dell’officio del Sommo Sacerdote al tempio. Come il fumo d’incenso riempie un luogo, così la Grazia riempie il cuore del fedele, nel Silenzio e nella Resa adorante.

Questo porta e conduce ad una Unzione spirituale, che è tutt’altro che spiritualizzata o spiritualizzante. Non è gnostica, non è esoterica, non è manichea. È battesimale e attende da questa fonte il suo propagarsi nel tempo. Anzi proprio perché mistica è fortemente carnale. Piena. Traboccante. Desiderosa di farsi carne nella storia.

L’Unzione è carnale, entra nelle midolla del fedele e lo cambia dal e nel profondo. Questa è l’opera della Liturgia in senso pieno. Lode, adorazione, presenza. Una ricostruzione necessaria, una guarigione profonda, un cambiamento decisivo per la vita del fedele e della Chiesa.

Il Silenzio è il luogo gravido di Dio.

Come il Silenzio precedeva l’esplosione creatrice dell’Universo conosciuto dall’infinitamente piccolo al profondamente grande, così il Silenzio può, oggettivamente, trasformare ogni cosa secondo Dio.

Maestri perché testimoni

Tutti sappiamo che si educa, cioè si tira fuori il buono, il bello ed il vero dal cuore dell’uomo e si conduce un discepolo, tanto quanto si condivide ciò che si è ricevuto. Tanto quanto si comunica quanto si è visto. Tanto quanto lo si vive, lo si respira, lo si tocca.

Vuoi insegnare la preghiera a tuo figlio? Prega con lui.
Vuoi insegnare il silenzio dell’adorazione? Inginocchiati davanti all’Altissimo.
Vuoi trasmettere che Dio è Padre? Piangi le tue lacrime filiali, con tuo figlio.

Se c’è laboratorio, c’è vissuto ed il vissuto porta al permanere nella Bellezza.

La rivoluzione che lo Spirito dice alla Chiesa, vecchia e nuova al contempo, oggi, è quella del discernimento. Ma non c’è discernimento senza Liturgia. Senza Opera di Dio nel cuore del cuore dell’uomo. Senza Silenzio. Se la Chiesa cerca il consenso mondano, il pruriginare o nel contempo alimenta faide inutili, si distrae dalla sua missione, dalla sua vocazione luminosa e calda.

La Direzione Spirituale è legata strettamente alla Liturgia. Non solo al Sacramento della Riconciliazione ed alla Eucarestia ma proprio a tutta l’azione liturgica.

Così è accaduto agli apostoli, ai vicini. Agli scelti perché “stessero con Lui” (Mc. 3,14)

Che bagno di intimità, di umanità e di silenzio.

Pensate che i discepoli venivano costantemente catechizzati nei contenuti? Certo, anche questo, secondo Scienza, Intelletto e Sapienza, ma soprattutto facevano esperienza dell’umanità di Cristo. Il loro vivere e stare con Lui era Liturgia. Nella povertà della carne traspariva la potenza creatrice e ri-creatrice del Divino. Nel silenzio del Divino, con il velo della carne, Dio si comunicava, parlava, ri-tesseva, riempiva le fibra dell’essere. Cristo li preparava al Silenzio scandaloso della Croce e al traboccare della Grazia in cui Egli apparirà sfigurato dal peccato dell’uomo e della donna, di ogni luogo e tempo. Egli li preparava al grande silenzio che precede ogni “sacrificio del Figlio Unico”.

“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita” (1Gv. 1,1)

Nella comunione intima e silenziosa, qui si riceve l’Unzione che è refrigerio e chiamata. Qui ci si muove e si torna. Per questo la Liturgia è Fons et culmen (SC. 10 “Attamen Liturgia est culmen ad quod actio Ecclesiae tendit et simul fons unde omnis eius virtus emanat.”)

Ripeto refrigerio e chiamata. Silenzio e Vocazione.

Se la Chiesa vuole ascoltare lo Spirito, oggi, nell’accento del discernimento, deve poter cogliere ancor più e ancor meglio lo “stare con Gesù”. Stare alla scuola di Maria, di Giuseppe, dei santi e cogliere il Silenzio come luogo gravido della nuova Gerusalemme.

Questo ci dicono due maestri. Il Card. Sarah e l’amato Benedetto XVI.

© http://www.lacrocequotidiano.it  - 20  maggio 2016

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PS:
È quasi indecente constatare come certo giornalismo è speculare a certi aficionados “lecca calzini” alla ricerca di scoop e “bagni chimici”; invece di fare un servizio si cade nel ridicolo


vd anche
Il Valore del Silenzio