di MICHAEL JOHNZIELINSKI
«La fede scaturisce dall’ascolto della Parola di Dio. Ma dove la Parola di Dio viene tradotta in parola umana, rimane un’eccedenza di non detto e di non dicibile, che ci in-vita al silenzio, a un silenzio che infine trasforma l’indicibile in canto, chiamando in aiuto anche le voci del cosmo, affinché l’indicibile divenga udibile».
Così scriveva il cardinale Ratzinger nel 1994 (Joseph Rat-zinger - Benedetto XVI, Lodate Dio con arte, Venezia, Marcianum Press, 2010, p. 125). Lo stesso concilio Vaticano II, mediante la co-stituzione Sacrosantum concilium, ha ricono-sciuto il canto e la musica come parti inte-granti della liturgia solenne, sottolineando in questo modo la loro essenzialità. Po-tremmo chiederci se nella nostra epoca la musica nell’ambito liturgico è percepita co-me realtà importante o almeno significativa. A questo proposito Joseph Ratzinger, ha offerto un fondamento teologico da diverso tempo «La fede nel suo farsi musica è una parte del processo dell’incarnazione della Parola» (ivi, p. 105). Le implicazioni di queste affermazioni sono profonde. La mu-sica non appare più esclusivamente come “risp osta” o lode a Dio, come semplice stu-pore o espressione particolare di gioia o di tristezza; nella musica si svela la presenza di Dio in quanto incarnazione del Lògos. «La modalità centrale con cui l’incarnazio-ne continua a operare — scrive il Papa — è certamente costituita dai segni sacramentali. Ma se questi non sono immersi in una li-turgia che segua come totalità quest’espan-sione della Parola nel corpo e nel campo dei nostri sensi, mancano di un luogo. Da ciò deriva, differentemente che nel tipo di culto ebraico e islamico, il diritto delle im-magini, anzi la loro necessità. E deriva an-che la necessità di fare appello a quelle più profonde sfere del comprendere e del ri-spondere che si dischiudono nella musica» (ivi, p. 105). Il 7 ottobre 2012 in piazza San Pietro, Benedetto XVIha proclamato la grande mi-stica tedesca Ildegarda di Bingen (1098-1179) dottore della Chiesa universale. Nel testo del suo primo libro di visioni, lo Sci-vias, la santa benedettina — conosciuta ai suoi tempi come la Sibilla del Reno — si pronunciava sullo stesso tema che abbiamo ripreso da Ratzinger. In otto delle ventisei visioni si citano diversi tipi di musiche, strumenti musicali, canti e polifonie, i quali irrompono a lode ed esaltazione della glo-ria di Dio, della Chiesa, della Madonna (chiamata a volte “a u ro r a ”) o di fronte a grandi eventi come l’inizio del cielo nuovo e terra nuova o alla Natività: «Poi vidi un’aria lucidissima in cui udii secondo i predetti si-gnificati e in modo ammire-vole numerosi tipi di musi-che (...) e quel suono canta-va nell’armonia come la vo-ce di una moltitudine degli abitanti celesti a lode di Maria SS.ma.»; «quando il Figlio di Dio nacque nel mondo dalla Madre, egli apparve in cielo col Padre, per cui gli angeli per un p o’ tremarono ma subito gioiosi cantarono dolcissime lodi» (Ildegarda di Bingen, Scivias, a cura di Giovanna della Croce, Città del Vati-cano, Libreria Editrice Vati-cana, 2002, pp. 257, 114). La quinta visione nella parte seconda, La Chiesa e le sue mistiche nozze, mostra tuttavia un ca-rattere diverso: «Intorno alla stessa fanciul-la — Ildegarda parla della verginità — vidi una grandissima moltitudine di persone, più luminose del sole, adornate tutte in modo ammirevole di oro e gemme. È il co-ro di vergini, che risplende davanti a Dio di luce più ardente di come appare il sole sul-la terra (...) con essi gioiscono i cori celesti. Hanno la gioia dei suoni della musica e in-vocazioni di ogni genere di melodie, e una visione aurea di pietre e gemme splendenti. In che modo? Hanno questo dal Figlio mio: la Parola di Dio esiste sul trono di musica e il suono esce dal trono» (ivi, p. 151). L’intuizione che il processo dell’incarna-zione avviene anche attraverso la musica e l’arte, ha mostrato, nelle varie epoche lungo la storia, esiti simili. In Ildegarda persino i biografi sembrano essere d’accordo sull’im-portanza della musica, che per la santa è il nucleo centrale del suo modo di esprimere «la forma incarnata della vita umana e il nostro legame, attraverso l’Incarnazione di Gesù Cristo, con il divino» (Anne H. K i n g - L e n z m e i e r, Ildegarda di Bingen, Mila-no, Gribaudi, 2004, p. 18). Il Papa sottolinea che il grado più pro-fondo del fenomeno musicale, di conse-guenza, è l’amore, infatti «L’origine profon-da del cantare è l’amore, l’amore crea il canto» (Lodate Dio con arte, p. 142). In questa ottica, la nostra modalità nel “canta-re ” sarebbe simile o analoga a quella di “a m a re ”: siamo in grado di amare — ci dice l’apostolo Giovanni — perché amati per pri-mi (cfr. 1 Giovanni, 4, 19). La dimensione dell’amore ci apre così al canto cosmico e alla lode insieme a tutta la creazione, al giubilo di Misaele, Anania e Azaria che esclamano: «benedite opere tutte del Si-gnore il Signore, benedite angeli il Signore, benedite cieli il Signore, lodatelo ed esalta-telo nei secoli!» (cfr. D e u t e ro n o m i o , 3, 58-59). «Cantare è proprio dell’amore, C a n t a re amantis est» scriveva il cardinale Ratzinger nel duemila, citando Agostino. «Con ciò siamo di nuovo alla interpretazione trinita-ria della musica sacra: lo Spirito Santo è amore, e crea il canto. È lo Spirito di Cri-sto e ci attira nell’amore per Cristo così conducendoci al Padre» (ivi, p. 142). Ecco l’importanza e la grandezza della vera musica sacra, ecco la sua natura e il fondamento della sua bellezza. La musica si rivela epifania, lode, nuova «glossolalia», (cfr. ivi p. 140) musica come frutto dell’amore, ma prima ancora come Amore che fruttifica.
© Osservatore Romano - 27 febbraio 2013
Il Papa, Ildegarda e la musica
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