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Sacro Cuore di Gesu Cristo Canva generated credit by AZMQuando parliamo di cuore nuovo possiamo collegare la parola kadosh al termine hadash benché abbiano radici etimologiche diverse. 

Il termine kadosh (קָדוֹשׁ) (Lv. 11,45) significa Santo consacrato e separato e lo potremmo tradurre, con un linguaggio moderno, totalmente altro perché inerente la sfera del Sacro. Il termine hadash (חֲדָשָׁ֖ה) (Ez. 26,36) invece potremmo tradurlo con termini come nuovo o rinnovato.

Entrambe le accezioni nuovo e rinnovato sono molto importanti perché introducono una precisa antropologia e una precisa operazione che Dio compie nel Cuore dell’uomo.

Quando nel profeta Ezechiele Dio promette un cuore nuovo si rifà a un preciso modello antropologico.

“Israele”, nell’accezione biblica del termine, purtroppo, diverse volte è capitolato nell’avere un cuore vecchio, duro, incapace di vivere realmente ed amare. In questa realtà distorta Dio gli promette un cuore veramente nuovo, un cuore altro, e, nel contempo, gli promette un cuore rinnovato. Cioè nel cuore dell’uomo opera una guarigione, un intervento cardiaco.

Potremmo fare, da un punto di vista medico, la distinzione tra un trapianto di cuore oppure una sistemazione via chirurgica del cuore attuale. Entrambi i significati etimologici sono validi e molto importanti perché in sostanza fanno presente che Dio opera un miracolo nel profondo del cuore dell’uomo. In quel mondo che tocca la sua capacità di riflettere, la sua capacità di scegliere, la sua capacità di intuire, la sua capacità di portare a compimento una scelta; in quel mondo che lo porterà ad amare Dio interviene. Anche perché nel mondo ebraico il cuore nuovo è legato al dono di uno Spirito nuovo ed è legato ad una operatività nuova.

Alcuni studi legano la parola Kadosh a qualcosa che si infiamma, legata ai vecchi riti cultuali.

Per il mondo ebraico non esiste una distinzione netta tra cuore e carne perché ciò che è nel cuore si manifesta nella carne e la carne rende visibile operativamente palpabile quello che c'è nel profondo. L’ipocrisia, come possibilità di scelta e operativa dell’uomo, è considerata una distonia inaccettabile.

Dio dona il nuovo perché tutto sia nuovo, Dio infiamma perché tutto sia purificato e infiammi.

Dice Gesù nel Vangelo di Luca al capitolo 12 versetto 49:

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!”

 

Il termine separato cioè Santo, quando si riferisce a Dio lo fa con una triplice accezione nell'uso tipico dell'iperbole superlativa: santo santo santo. Questo significa che Dio è capace perfettamente non solo di essere totalmente altro ma di rendere totalmente altro il cuore dell'uomo e lo fa con un rinnovamento e un cambiamento profondo che tocca tutte le viscere dell'anima e si rende visibile delle scelte operative della vita.

Lo abbiamo visto nell’incontro di Gesù con Zaccheo:

«Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (Lc. 19,8)

Dio tocca e raggiunge tutte le stanze segrete che sono nel cuore dell’uomo.

Quelle stanze che talvolta lo bloccano, lo mascherano, lo deformano.

Però Dio chiede all’uomo fiducia e chiede il permesso per entrare nel profondo, guarire, scrostare, abbattere, ricostruire, sanare e rendere autentico. Ed allora la vita viene realmente vissuta. Questo è tanto più vero con l’Incarnazione e la Redenzione. Praticamente soltanto il cuore di Cristo svolge un vero e proprio trapianto nel nostro cuore è solo il cuore di Cristo dona una vita rinnovata. Potremmo dire che, attraverso il battesimo, noi veniamo innestati nella vita nuova e che, attraverso l'Eucaristia (e il sacramento della Riconciliazione), veniamo rinnovati con una autentica trasfusione del sangue di Cristo.

A differenza di ciò che accade in un trapianto in cui il corpo assume il nuovo cuore o a differenza di un cuore rinnovato dove viene riparato ciò che c'è ma in sostanza non viene cambiato il proprio cuore ma, semplicemente funziona meglio, quando noi assumiamo il cuore di Cristo in realtà siamo totalmente assunti da Lui e siamo in una sempre più sincrona ritmia, trasformati da Lui. Il Suo Cuore diventa il nostro cuore e il suo sangue diventa il nostro sangue.

Nell’Istituzione dell’Eucarestia, quando Gesù dice questo è il mio sangue fate questo in memoria di me, questo significa che da quel momento storico preciso, per puro dono, l'uomo è perfettamente capace del sangue del figlio di Dio e in quel momento la figliolanza si troverà nella predisposizione di compiersi.

Questa nuova economia sarà suggellata dal sacrificio cruento sulla croce, dal sabato Santo e dalla Resurrezione e troverà un compimento trascendente nell'ascensione al cielo.

La pneumatizzazione, donata dallo Spirito sarà garante di tutto questo processo perché, come proclamiamo nel Credo ogni domenica, lo Spirito è dominum et vivificantem (Vd anche enciclica).

Questo è importante perché ci svela la vera onnipotenza di Dio che ha un’onnipotenza talmente inenarrabile ed infinita che si manifesta nella discrezione, perché l'onnipotenza di Dio non toglie quello che tu sei e non toglie il tuo cuore. Non toglie la tua capacità di amare, di pensare, di riflettere, di scegliere, ma la rende Cristo senza nulla togliere a te e alla tua unicità.

È un miracolo prezioso perché è una sorta di neo-incarnazione, anzi è il prolungamento di questa voluto da Dio. Tutto parte dall’Incarnazione del Verbo. Il Verbo incarnato si incarna nella tua vita e puoi dire con l'apostolo “non sono più io che vivo … ma questa vita la vivo nella fede del figlio di Dio” (Gal. 2,20) che è nato morto e risorto è asceso al cielo per me.

Questo ti fa senza dubbio consapevole, nel profondo di ciò che sei, del tuo valore unico, della tua importanza, perché nessuno può amare come puoi amare tu, nessuno può scegliere come scegli tu, nessuno può fare quello che fai tu, nessuno può intuire quello che tu dici, nessuno può donare al Regno quello che puoi tu. Quello che tu sei è unico e qui si forma la vera stima di sé nel fatto che Cristo ti ama in maniera unica e ti rende capace di servire e amare in maniera unica.

Chiudiamo dunque i tanti rubinetti della dissipazione perché questi non ci aiutano a svelare e a far circolare tutta la Grazia.

Tutta l’onnipotenza del cuore del sangue di Cristo viene trapiantata e trasfusa in noi e porta a compimento ciò che siamo nel pensiero del Padre dall'eternità. Lo Spirito nuovo porti a compimento in noi quello che Cristo ha iniziato e che il Padre ha già predisposto come dono. Da sempre. E noi chiediamo la Grazia di essere totalmente “resi”.

Paul Freeman