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b. Simone

Cimasa del dipinto di Giovanni Gasparro dedicato a Simone da Trento

P. Pietro Messa, ofm

Se è vero che si muore una volta sola tuttavia la realtà mostra casi in cui uno è ucciso più volte e questo accade soprattutto con i bambini. Così i piccoli annegati in un naufragio mentre tentavano dall’Africa di raggiungere le coste europee sono uccisi una seconda volta nella loro dignità allorquando sono usati come armi contro gli avversari politici per poi essere fatti cadere nell’oblio nel momento che non sono più utili al proprio tornaconto. Similmente quelli morti uccisi dalla guerra in Ucraina che diventano moneta mediante cui prendere possesso di territori più o meno estesi.
E poi quelli israeliani sterminati il 7 settembre dai terroristi di Hamas e successivamente i bambini morti per fame a Gaza. E nella storia di casi simili ve ne sono vari come ad esempio quello del piccolo Simonino da Trento nato nel 1472 il quale a poco più di due anni d’età scomparve la sera del 23 marzo 1475; dopo tre giorni il corpo è stato ritrovato senza vita il 26 marzo 1475, domenica di Pasqua. Tale dramma fu usato per perseguitare la comunità ebraica trentina e ucciderne vari membri; la diffusione della narrazione in chiave antisemitica della morte di Simonino mediante scritti, immagini, e non ultima la devozione, fece del figlio di Andrea Unverdorben, conciapelli che lavorava a Trento nella contrada del Fossato, e di Maria, uno strumento della propaganda antigiudaica che ebbe esito terrificante nella Shoah in cui molti bambini ebrei vennero uccisi. Finita la guerra e crollato il nazismo la vicenda di Simonino divenne sempre più ingombrante ed ecco che il corpo venne sepolto nel cimitero cittadino in una tomba anonima.
Come per molti altri bambini dopo aver fatto un uso strumentale della sua morte è stato rimosso nella speranza che anche il ricordo scompaia. Dinanzi a Simonino, il bambino ucciso tre volte, e altri casi simili della storia più o meno recente certamente rimane il pianto dei genitori e, come disse una donna che soffrì la guerra in Bosnia-Erezegovina, le lacrime di una mamma a cui muore un figlio sono tutte uguali senza distinzione di cultura, nazione, religione o popolo. La tenerezza drammatica di tali lacrime ha il potere di far fiorire il deserto della guerra e delle sue narrazioni strumentali, soprattutto della morte dei bambini: si tratta, come scrisse Italo Calvino, di «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».
Circa Simone da Trento con rimandi bibliografici vi è la voce scritta dal prof. Emanuele Curzel nel Dizionario Bibliografico degli italiani dell'Enciclopedia Treccani in https://www.treccani.it/enciclopedia/simone-da-trento_(Dizionario-Biografico)/