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toniolo-1di FRANCESCO CASTELLI «Gli studi (disse bene il cardinale Capecelatro) devono essere grande leva per l’avvenire del movimento sociale-cattolico in Italia». «Nessuno più di V. E. comprende l’urgenza del sapere cristiano da rivendicarsi nel nostro Paese fra il dilagare del razionalismo». Sono passi tra i più significativi di due lettere inedite di Giuseppe Toniolo all’arcivescovo di Taranto, monsignor Pietro Alfonso Jorio (1885- 1908), ora emerse dall’archivio storico diocesano tarantino, e risalenti alla fine del XIX secolo. La circostanza dei contatti tra il professore di economia e il presule pugliese non era casuale. Sul finire dell’Ottocento, l’a rc i v e s c o v o Jorio era tra le figure più in vista in Italia per la sensibilità verso il movimento cattolico e per la sintonia di vedute con Leone XIII. Espressione più viva di tale apertura era stata la celebrazione del XVIII Congresso nazionale dell’Opera dei Congressi (1901) a Taranto proprio su impulso dell’arcivescovo. In tale occasione, tra i numerosi partecipanti giunti da tutta l’Italia c’era lo stesso Toniolo che si era distinto per alcuni autorevoli interventi. Anche le lettere pastorali di Jorio — oltre a numerose iniziative nella propria diocesi — rivelavano sin nei titoli l’attenzione del vescovo alle tematiche sociali. Si pensi a La Quaresima e il Socialismo (1890), Le tre grandi povere del XIX secolo: civiltà, economia e scienza (1891), Il Rosario e la questione sociale (1892), Il Sacerdozio vero benefattore sociale nel XIX secolo (1896). E proprio a seguito della pubblicazione di una lettera pastorale — Il due alberi (Papato e Rivoluzione) o La vita e la morte nel Secolo XX — Toniolo scriveva a Jorio ringraziandolo per il dono di una delle «sue dotte e care pastorali nella quale trovansi trattate cose di prezioso interesse religioso e sociale». Jorio, in effetti, aveva esaminato analiticamente i “due alberi”: il papato «albero sì benefico piantato nel centro d’Italia» dalla mano di Dio e la Rivoluzione religiosa e sociale. E con altrettanta meticolosità aveva lungamente osservato i loro “f ru t t i ” per la società: salutari quelli del papato, deleteri quelli della rivoluzione. Lunghe e fitte pagine (ben 43), quelle della pastorale di Jorio, che meriterebbero studio approfondito e che non a caso ricevevano il plauso del professore di Pisa. Ma le lettere di Toniolo erano scritte a cavallo di avvenimenti importanti per la vita dell’economista. Il nuovo beato era reduce dal Congresso internazionale delle scienze cattoliche a Friburgo e, il 7 aprile 1898, confessava al vescovo tarantino di aver sentito l’ “inferiorità” degli studi cattolici italiani rispetto a quelli più avanzati di altri Paesi europei. Animato dallo zelo di diffondere il “sapere cristiano” il 23 settembre 1899 Toniolo tornava a scrivere a Jorio ringraziandolo per il sostegno offerto all’istituzione che avrebbe dovuto favorire tale penetrazione: la Società cattolica italiana per gli studi scientifici. La lettera, peraltro, era viva espressione della passione culturale e cristiana di Toniolo. Il professore riferiva sugli ulteriori indirizzi di studio delle sezioni all’interno della Società Scientifica, sulla concreta intenzione di fondare nuove riviste scientifiche per lo studio storico e delle scienze filosofico- religiose, sulla necessità di ricevere il «favore efficace dei buoni, in specie del clero intelligente e colto». Due testi inediti dunque (oltre un biglietto da visita con la richiesta di «una sua parola di conforto e benedizione» per la prima adunanza della Società Scientifica) che mettono ulteriormente in evidenza una delle convinzioni centrali del pensiero di Toniolo: la formazione intellettuale e interiore dell’uomo, arricchita dalla fede, costituisce il serbatoio di nuove energie per la vita civile politica ed economica.

© Osservatore Romano - 5 luglio 2012