Che la TV sia, ormai da tempo, sostanzialmente, un ricettaccolo di vuotezza, di propaganda ideologica e di violenza, di vanità, beh... non è una novità.
Attenzione la vanità non è leggerezza, che, talvolta, aiuta per contenuto e natura propria ad alleggerire il peso del quotidiano con l'umorismo intelligente, lo spettacolo e la cultura, ma, appunto, vanità, inutilità, distrazione dalla bellezza del quotidiano, mondo alternativo e utopistico, de-responsabilizzante.
Certamente le trasmissioni faziose, di ogni corrente politica non fanno sempre un buon servizio di informazione e di critica, ma la parte più "greve" appartiene alle trasmissioni feriali, pomeridiane, e agli "stacchi" pubblicitari. In cui, ferialmente, fanno "passare di tutto" creando un humus corrente di nichilismo e di relativismo e di vuotezza morale.
In questi giorni, ci fa presente chi ha la televisione, che trasmettono su Italia 1 uno spot irriverente (vd qui).
Ma più che irriverente è da definirsi blasfemo e osceno. In prossimità della settimana santa proporre una simile pubblicità vuol dire offendere i cristiani di questo paese.
Ma neanche se ce ne regalano mille ne prenderemmo di blue tooth del genere. Una pubblicità fondata sull'irriverenza di cose così serie e vitali non merita neanche di essere diffusa, non per censura ma per rispetto e buon gusto.
Complice Italia 1 che sopra il presunto apparato etico liberale fonda quello del libero capitale e pertanto a go go tutto quanto possa far vendere e produrre profitto.
Il vero degrado della TV in fin dei conti è qui: proporre, nell'ottica dell'estremismo liberale, uno spazio per tutto, quindi anche per il blasfemo, per l'osceno, per il trash, per la bestemmia e quant'altro. Ed è sbagliato presupporre che tanto l'utente ha un telecomando, perché già proporre l'osceno, il relativismo, il trash, il vanesio, il volgare, è immorale di per sé, indipendentemente se poi l'utente vedrà o meno il programma.
Davanti a questo spettaccolo che copre ben oltre il 50 % del palinsesto ci si chiede quanto sia morale il Canone TV; dunque non il pagarlo o meno ma proprio il suo esserci in questo modo. Non si tratta di boicottare questa tassa sul mezzo di trasmissione televisiva ma di chiederci veramente se sia una tassa buona che produce valore e cultura. Abbiamo parlato di Italia 1 ma tale discorso potrebbe toccare anche la Rai. Nè ha senso che tale tassa sia valida perché è una tassa diffusa anche in Europa.
La bontà di una scelta non è fatta dalla diffusione "democratica" ma dall'apparato di valori su cui è fondata e che veicola. Temiamo però che troppi interessi trasversali e troppe "mascelle affamate" siano coinvolte per riflettere seriamente sul degrado etico della televisione e la ri-qualificazione della tassa del canone televisivo.
Ma senza addentrarci in questioni cavillose forse la migliore soluzione è proprio quella di non averla la televisione e di informarsi e formarsi con ben altro.
Staff ZM