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Maria di Nazareth primo piano grande«Più onorevole dei cherubini
ed incomparabilmente più gloriosa dei serafini,
pur rimanendo vergine hai dato alla luce Dio, la Parola:
vera Theotòkos, ti glorifichiamo.»
(antifona ortodossa del Mattutino)

 

Quando la Chiesa celebra Maria, non celebra una semi-divinità,
piuttosto celebra la pienezza dell'umanità voluta da Dio.

Quando la Chiesa celebra la corredenzione come forma più alta di cooperazione, non celebra un agire ontologico proprio ma celebra pienamente il dono ricevuto in Cristo del suo essere creatura chiamata, per sola Grazia, nello Spirito Santo,
a co-agire con il Redentore.
Perché la Gelosia di Dio è partecipazione del Bene, nel Bene, per la Sua creatura.

Senza questa coscienza ontologica di essere limitata, creatura, piccola, di essere la perenne ancella umile
non ci sarebbe Maria e non ci sarebbe un modello per la Chiesa.

Quando la Chiesa celebra Maria ricorda vivamente ciò che la Chiesa può essere (e già è) per dono.

Quando la Chiesa celebra Maria fa professione che, di fatto, il Capo, unico Redentore e Signore e una piccolissima porzione delle Sue membra, Maria, è già presso il Padre, interamente.

Noi siamo già là. Assunti nel desiderio di Dio.

Ma il discrimine vero è fare nostra Maria,
il suo essere consapevole, con tutta la Scienza, che sorpassa ogni teologo e filosofo, che Lei è un nulla amato da Dio
e, per tale motivo, è gloriosa.

Lei, unita inscindibilmente al Figlio, come discepola, madre e sposa è archetipo e caparra di ciò che siamo e possiamo essere.

Per tale motivo la Chiesa, pur essendo più grande di Maria, non può comprender-si se non in ciò che Maria è e continua ad essere, confermata in grazia, presso Dio.

Lei è il bereshit nel Bereshit, lei è l'umanità nell'Esemplare pensato dai secoli eterni,
Cristo Unico Signore e Redentore.
A Lui nello Spirito Santo in comunione eterna con il Padre,
ogni onore e gloria nei secoli.
Amen.

PiEffe