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Armida Barelli primo piano con cappelloP. Pietro Messa, ofm

La tentazione si ogni posterità è quella di irrigidirsi sull'intuizione originaria senza l'elasticità di saper vivere una ermeneutica della riforma, ossia di una continuità che sa cogliere e farsi interpellare dai cambiamenti che la storia pone.
E questo è accaduto anche per Armida Barelli (1882-1952); infatti il desiderio di fedeltà a volte è divenuto un'assolutizzazione del fondamento con la conseguenza di un irrigidimento. Per contrapporsi a ciò vi sono stati casi in cui si assolutizzato l'aspetto opposto e quindi "la fantasia al potere". 
Considerando tutto ciò emerge la sapienza del frate Minore padre Cristoforo Cecci che pur cogliendo il carisma di Armida Barelli ha saputo indicare la via del Vangelo recependo tutte le sollecitazioni storiche ed ecclesiali. Ecco uno scritto del 1973 in cui padre Cecci puntualizza il significato dell'ingresso nell'Istituto Secolare Missionarie della Regalità di Cristo (cfr.http://www.ism-regalita.com/) fondato dalla suddetta Beata e presenta una teologia della secolarità consacrata.


Premessa 

L’ingresso nell’Istituto non è un gesto sentimentale o un semplice Fatto giuridico. Esso è: 

  • una vera scelta di vita 
  • una risposta, data in libertà, ad una proposta di Dio 

    In forza di essa la consacrata acquista un suo posto e una sua missione nella vita organica della Chiesa. 

    Quale?  

    A chi chiederlo? 

    Alla Parola di Dio innanzi tutto e poi alla Chiesa che nel concilio Vaticano II ha indicato le linee e le prospettive di una riflessione teologica sulla vita consacrata nei consigli evangelici. 

    Articoliamo la risposta in due momenti: 
  • uno descrittivo- esistenziale 
  • uno di riflessione teologica 

GLI ASSOLUTI DEL VANGELO 

“ I consigli evangelici della castità consacrata a Dio, della povertà e dell’obbedienza fondati sulle parole e sugli esempi del Signore e raccomandati dagli Apostoli; dai Padri e dai dottori e pastori della Chiesa, sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore” ( Lumen Gentium, 43 ). 

L’affermazione del Concilio trova una conferma nella descrizione che gli Scritti neotestamentari fanno del modo di vivere della prima comunità cristiana. 

La prima comunità che si è costituita intorno a Gesù vive, difatti, una sua vita: una vita che si evolve senza quadri rigidi, ma che già si presenta organica e ben caratterizzata. 

Alla radice di questa scelta di modo di vivere sta una proposta , meglio una serie di proposte, fatte da Gesù e accettate dai suoi, che  il vangelo ha avuto cura di raccogliere. 

1.      Queste proposte sono degli imperativi, degli assoluti e delle richieste radicali: 

  • “ Seguitemi “  ( Mt.4,19 ) 
  • “ Seguimi”  ( Mt. 9,8 ) 
  • “ Va vendi ciò che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi” (Mt. 19,21 ) 
  • “ Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” ( Mt. 8,22 ) 
  • ” Chiunque di voi non rinuncia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo” (Lc. 14,26 ) 
  • “ Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, 

     prenda la sua croce e mi segua” ( Mt. 16,24 ) 
  • “ Chiunque mette mano all’aratro e si volta indietro, non è adatto per il Regno di Dio” ( Lc. 9,62 ) 

Questi non sono consigli, sono piuttosto degli imperativi enunciati in vista di un valore assoluto: il Regno. 

2.      Di essi il Vangelo non si limita a farne una presentazione enunciativa, ma li presenta incarnati, personificati in Cristo Gesù. 

Egli li ha vissuti in modo unico. Egli è stato il primo a realizzare gli assoluti delle esigenze da lui proposte: 

  • Gesù povero  ( Mt. 8,20 ) 
  • Gesù obbediente ( Fil. 2,8 ) 
  • Gesù celibe ( Mt. 19,12 ) 
  • Gesù servitore del Padre ( Gv. 8,28; 5,17ss ). 

Per cui più che proporre Egli si proponeva  

Durante la sua vita terrena Egli ha tradotto nel linguaggio della vita quotidiana l’ideale che porta il nome di verginità per il Signore, di obbedienza e di povertà al servizio del Regno. 

Egli, per primo, esemplarmente, ha vissuto una vita evangelica. 

3.      Questo suo modo di vivere ha avuto un valore salvifico:  verginità, povertà, obbedienza sono le 

scelte attraverso le quali si è compiuta la salvezza ( Cfr. Fil.2,5,11). 

 

4.      Incarnando gli assoluti del Vangelo Egli si è fatto “proposta” a tutti.  

Anzi il padre lo ha proposto (Mt.17,5) 

Proposta per tutti, ma realizzabile in modi diversi. 

Difatti una varietà di modi di riproduzione è già costatabile tra coloro che lo ascoltano e lo seguono. 

Alcuni, i più rimangono nella situazione in cui si trovano (e tra questi alcuni amici carissimi: per es. Lazzaro). 

Altri, i meno, si uniscono a Lui, lasciano il proprio ambiente, abbandonano madre, padre, fratelli, la stessa moglie: ”Ecco, dirà Pietro, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito” (Mt. 19,27). 

Questi costituiscono “il piccolo gregge” : non si distinguono dagli altri, ma seguono Cristo più da vicino (Cfr. Lumen Gentium, 42,44): 

  • con un impegno che accetta il rischio totale; 
  • con una scelta definitiva dei valori assoluti; 
  • con una scelta ricca di densità escatologica: una vita tutta spesa per il Regno. 

    In  fondo è la scelta degli assoluti del Vangelo ( uguale per tutti) 
  • ma spinta in profondità 

    ( “Si dona totalmente a Dio sommamente amato”, 

      “Si consacra più intimamente al servizio di Dio” ( Lumen Gentium, 44) 
  • con una radicalità assoluta. 

     

5.      Una scelta fatta su invito. 

Chiamò a sé quelli che volle” ( Mc. 3,13; Gv. 6,65 ). 

Una scelta che per questo diviene “segno”, “preannuncio”, “manifestazione” della futura resurrezione, dell’elevazione del Regno di Dio sopra tutte le cose ( Cfr. Lumen Gentium, 44 ). 

Questo è quanto ci si presenta nella vita della prima comunità cristiana: una scelta identica per tutti, ma insieme una varietà di modi  di espressione della stessa scelta evangelica: e tra questi modi anche quello di chi rinuncia a tutto ciò che possiede per seguire Cristo, di chi “ si fa eunuco per il Vangelo” (Mt. 19,12): di chi insomma fa una scelta assoluta dei valori assoluti. 

E’ partendo da questo dato esistenziale-evangelico che si è venuta configurando una teologia della consacrazione nei consigli evangelici: una teologia intesa come riflessione sulla prima esperienza cristiana. 

 

UNA TEOLOGIA DELLA VITA CONSACRATA 

 

                                                                                                                                              Il battesimo: consacrazione radicale 

 

La nuova riflessione teologica sulla vita consacrata ha preso le mosse dal battesimo, inteso come radice e fonte di ogni consacrazione: ad esso ogni altra forma di consacrazione deve fare riferimento, con esso deve essere sempre rapportata. 

Tale scelta di partenza è stata indubbiamente feconda, non fosse altro perché è stato proprio l’approfondimento della consacrazione battesimale a far superare l’opposizione tra consacrazione e secolarità, che sembrava propria di una certa riflessione teologica. 

  1. Nel battesimo noi facciamo nostro il battesimo  di Cristo, ripetendone il valore e il significato di salvezza.   

    Il battesimo è una scelta che Dio fa di ciascuno di noi, così da farci diventare figli nel Figlio: è una esplicitazione nel tempo della scelta che Dio ha compiuto da sempre, perché il Padre “ ci ha scelti in Lui ( Cristo ) prima della fondazione del mondo… predestinandoci nello stesso tempo ad essere figli adottivi per mezzo di Gesù Cristo” ( Ef. 1,4-5). 

    Tale scelta di Dio, nel battesimo, ci conferisce la nostra identità: cioè il nostro essere cristiano, la nostra personalità ha origine dalla scelta di Dio. Difatti nel battesimo noi veniamo “contrassegnati”, “unti” come Cristo Gesù in mezzo agli uomini ( Ef. 1,13; 4,30; 2 Cor. 1,22 ) e così diventiamo creature nuove secondo la profezia del profeta Ezechiele ( 36, 24-28 ). 

    Rimaniamo nella nostra condizione terrena, ma con la scelta, Dio in Cristo ci fa uomini nuovi (dimensione personale), cioè uomini veri, sostituendo il nostro io ristretto con lo Spirito di Dio, che opera in noi e ci aiuta a compiere la volontà del Padre. 

     
  2.  Una novità di vita che si realizza come fatto pasquale, cioè secondo un itinerario, che è passaggio dal vecchio uomo (Adamo) al nuovo (Cristo). Il battesimo è un rivivere il mistero della morte e della resurrezione del Signore (Col. 2,12 ). Essere battezzati significa rendersi solidali con il nuovo Adamo, fare nostra la salvezza ed entrare nella comunità nuova, nata sul corpo risorto di Cristo (dimensione ecclesiale): persone nuove in una comunità nuova: la chiesa comunità dei figli di Dio. 

     
  3. Una novità che il battesimo semina in noi come fatto dinamico, e per questo esige obbedienza allo Spirito che ci stimola e impegno a camminare “di novità in novità”.  

    Per cui cristiani si è, ma soprattutto si diventa, esprimendo nella vita le immense virtualità contenute nel fatto battesimale. 

                 

                                                                                                                                        Una consacrazione speciale 

     

    Uno il battesimo e per questo una la fede, uno il mistero cristiano (vivere da figli e da fratelli ) e quindi una la vocazione cristiana da vivere da tutti in pienezza. 

    Per il battesimo tutti siamo consacrati, ma non tutti siamo chiamati a vivere la consacrazione allo stesso modo. 

    Il battesimo è alla radice di ogni forma di consacrazione, ma partendo da esso è possibile esplicitare in forme e modi diversi il dinamismo contenuto in esso, è possibile renderlo particolarmente concreto in forme e modi particolari. 

    La consacrazione nei consigli evangelici è una di queste forme. 

     
  1. Essa non è una sovrapposizione o sostituzione della consacrazione battesimale, ma è semplicemente il gesto con cui un cristiano, chiamato da Dio, s’impegna a vivere, in maniera radicale e stabile, particolari esigenze della nuova vita evangelica. 
  2. Essa è un nuovo gesto di consacrazione in quanto, con la scelta di una vita verginale, povera e obbediente, a imitazione di Cristo, si intende attuare più pienamente la nostra totale appartenenza a Dio. 
  3. Essa, quindi, come impegno di vita spinge in profondità la stessa consacrazione battesimale. 

    Difatti nella misura in cui i consigli evangelici ci permettono di spogliarci più radicalmente dell’uomo vecchio ed aprirci alla vita nuova in Cristo, essi attuano un approfondimento della stessa consacrazione battesimale. 

    Difatti nella misura in cui i consigli evangelici ci permettono di spogliarci più radicalmente dell’uomo vecchio ed aprirci alla vita nuova in Cristo, essi attuano un approfondimento della stessa consacrazione battesimale:” Tale servizio di Dio deve in essi stimolare e favorire l’esercizio dell’umiltà e dell’obbedienza, della fortezza e della castità, con cui si partecipa allo spogliamento di Cristo  

    (Fil.2,7-8) e insieme alla sua vita mediante lo Spirito (Ro.8,1-13)” ( Perfectae caritatis, 5). 

    La pratica dei consigli evangelici favorisce il passaggio dalla vecchia alla nuova vita, esigito dal batte 

    simo. 

    Per cui consacrazione battesimale e consacrazione nei consigli evangelici sono in una linea di approfondimento e di sviluppo. 

     
  4. Con essa non si diventa, per questo, una casta, ma semplicemente dei cristiani, graziosamente chiamati da Dio a vivere radicalmente la scelta degli assoluti del Vangelo. La consacrazione speciale si muove in una linea di più amore e di più radicalità, come del resto esige lo stesso Vangelo. 

            Essa è la scelta di un “più”, che piuttosto che essere un titolo di prestigio è un impegno di servizio per tutti i fratelli: “Essa deve contribuire alla crescita della chiesa e alla sua continua ascensione nella santità” ( Lumen gentium, 33), e deve “incitare efficacemente tutti i membri della Chiesa . 

            al compimento gioioso dei doveri inerenti alla loro vocazione cristiana” ( Lumen gentium, 44). 

     
  5. Per essa si diviene così “segno”, messaggio profetico della gloria che deve venire: essa “ rende i suoi adepti più liberi dalle preoccupazioni terrene, manifesta di più a tutti i credenti i beni celesti già presenti in questo mondo, testimonia più eloquentemente la vita nuova ed eterna, frutto della redenzione di Cristo, e annuncia con più forza la futura resurrezione e la gloria del Regno celeste. (Lumen gentium, 44). 

    E’ soprattutto per la scelta della verginità per il Regno (Mt.19,12) che la consacrazione appare “come un segno particolare dei beni celesti” ( Perfectae caritatis, 12). Per cui la vita di una persona nella luce della scelta dei consigli in genere e di quello della verginità, in particolare, è chiamata a manifestare e a preannunciare quel “ Regno” in cui tutti vivremo come angeli di Dio.(Mt.22,30). 

     

                                                                                                                                       Un modo di vivere i consigli 

    Con l’approfondimento teologico del concetto di consacrazione, riportata, come a fonte, a quella battesimale è scomparsa quella certa inconciliabilità che si vedeva tra i due termini, consacrazione e secolarità. 

    La consacrazione, quella battesimale quella nei consigli, non si pone in alternativa con altri rapporti  

    (con quelli con il mondo, per es.), piuttosto li converte, li fa divenire autenticamente umani, espressione dell’uomo nuovo, figlio di Dio. 

    Per cui la secolarità consacrata appare come una dimensione della stessa consacrazione nei consigli evangelici: è un modo di assumerli e di viverli , come un modo è quello di chi li assume e li vive fuori del mondo in vita comune.  

    La secolarità consacrata è un modo che mira a far sintesi vitale tra  due realtà: da una parte la consacrazione che, come ha detto Paolo VI “ è espressione della indivisa appartenenza a Cristo e alla Chiesa, della tensione permanente e radicale verso la santità, e della coscienza che, in ultima analisi, è soltanto Cristo che con la sua grazia realizza l’opera di redenzione e di trasformazione del mondo”, dall’altra la secolarità che “ spinge ad accentuare specialmente,  a differenza dei religiosi, la relazione col mondo. E essa non rappresenta solo una condizione sociologica, un fatto esterno, si bene un atteggiamento: essere presenti nel mondo, sapersi responsabili per servirlo, per configurarlo secondo Dio in un ordine più giusto e umano, per semplificarlo dal di dentro”. 

    Ciò comporta un atteggiamento “ di rispetto verso la sua legittima autonomia, verso i suoi valori e le sue leggi ( Gaudium et spes, 36)…; un prendere sul serio l’ordine naturale, lavorando per il suo perfezionamento e per la sua santificazione, affinchè le sue esigenze siano integrate nella spiritualità, nella pedagogia, nell’ascetica, nella struttura, nelle forme esterne e nell’attività” (Gli Istituti secolari nella parola di Paolo VI, O.R., 7-9). 

    Per cui la condizione di una secolare consacrata è uno stato di vita in cui la professione civile, intesa come frutto mdi una vocazione naturale che viene anch’essa da Dio, entra a far parte integrante di una vocazione soprannaturale di donazione totale a Dio. 

    La professione nei consigli evangelici è un impegno preso con Dio che diviene l’anima di tutte le attività, non per svuotarle del loro  valore intrinseco, ma per dare loro un più pieno significato “ riconoscendo l’intima natura di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio”  

    ( Lumen gentium, 36). 

    Da tutto questo deriva un rapporto nuovo, una interdipendenza, un influsso reciproco tra consacrazione e secolarità. 

    La consacrazione influisce sulla secolarità per premunire da un possibile scivolo versi il secolarismo o verso un cristianesimo ridotto solo a puro fatto sociologico. 

    Essa, esprimendo la radicalità della scelta, è mezzo per consentire il raggiungimento di una pienezza di carità e di una capacità di tutto operare, trattando le cose temporali, in vista del regno di Dio. 

    D’altra parte la secolarità caratterizza ogni aspetto   della consacrazione, dandole possibilità di realizzarsi in una forma nuova: sarà per questo possibile parlare di u7n modo secolare di vivere la povertà, l’obbedienza, la vita di preghiera… 

Secolarità e consacrazione sono quindi destinate ad essere due realtà giustapposte o sovrapposte: esse sono chiamate a fondersi in una unità vitale, si da rendere il laico consacrato nei consigli evangelici un “ testimone della resurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo”  (Lumen gentium, 38) nel mondo in cui vive ed opera. 

Cfr. https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/armida-barelli-pellegrina-di-speranza.html