Antonia Arslan, scrittrice italiana di padre armeno, già docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università degli Studi di Padova, è la voce degli armeni in Italia. È la voce della tragedia, il Grande Male (Metz Yeghern) patito da quell’antico popolo cristiano nell’Anatolia orientale per mano dei Giovani Turchi. Ed è la voce che grida nel deserto, quando richiama la nostra attenzione sul rischio che si ripeta ancora, questa volta per mano del presidente islamista Recep Tayyip Erdogan. Autrice di saggi sulla letteratura italiana di Otto e Novecento, è diventata celebre a livello internazionale per il suo primo romanzo, La Masseria delle Allodole, un lucido ritratto del genocidio armeno del 1915. I successivi otto romanzi sono soprattutto memorie: sia memorie personali, riattivate da colori, oggetti, rumori, odori. Sia memorie storiche, del popolo armeno e della sua tragedia. La dimensione personale e quella storica sono saldamente intrecciate. E sono legate da un filo rosso di profonda fede cristiana che non spegne mai l’attesa e la speranza per il futuro.Continua su La Nuova Bussola quotidiana