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Maria Cristina di Savoiadi P. Gianni Califano
a cura di P. Pietro Messa

Provvidenzialmente la conclusione dell'Anno della fede, domenica 24 novembre 2014, coincide con la preparazione della beatificazione della venerabile Maria Cristina di Savoia che si terrà a Napoli il 25 gennaio 2014. Infatti la regina di Napoli concluse la sua breve vita il 31 gennaio 1836, ripetendo le parole che erano diventate la sua ultima invocazione: Credo Domine, Credo Domine.” Di seguito la narrazione dell'ultimo periodo della sua vita fatta dal postulatore, p. Gianni Califano, ofm.

Un’unica ombra sembrava aleggiare su Maria Cristina e Ferdinando, la mancanza di un figlio a due anni e mezzo di matrimonio. Su tale argomento la corte aveva iniziato ad esercitare una pressione imbarazzante. Carlo, il fratello di Ferdinando, cominciava a sperare in una sterilità della coppia, per poter rientrare nella linea dinastica della successione del regno. La regina madre sospirava compassionevolmente, mentre si esaltava per i nipoti, che la figlia Maria Antonietta le aveva dato in Toscana. Il popolino iniziava a sospettare ironicamente una mancanza di virilità del Re o una presunta tisi della Regina. Queste ultime calunnie furono di grande sofferenza per Maria Cristina afflitta più per il Re che per se stessa. Rimedio a tale situazione fu ancora una volta l’accorata e insistente preghiera.
I santuari più importanti del regno ricevettero offerte per la celebrazione di messe, le immagini della Madonna venerate in Napoli furono visitate dai sovrani. Ben dodici volte Maria Cristina si recò in pellegrinaggio a Mugnano, presso le reliquie della martire santa Filomena, il cui culto in quegli anni era all’apice.

Nell’aprile 1835 la regina comprese finalmente di essere incinta. Inviò un bambino in argento come ex voto al santuario di Mugnano e ordinò un Triduo di ringraziamento in onore di santa Filomena alla cui intercessione attribuiva la grazia della gravidanza. Tutta Napoli era in festa. Ferdinando moltiplicò i gesti di gentilezza verso la moglie. Premuroso come non mai volle farle trascorrere un lungo periodo di riposo nel palazzo di Portici, dove l’aria era particolarmente salubre e dove lo sguardo poteva rallegrasi della visione dell’intero golfo, fino alle isole di Ischia e di Capri.

Solo la regina mostrava una gioia contenuta. Nel suo animo si faceva strada un presentimento: le sembrava che con quella maternità l’opera affidatale da Dio volgesse al termine. Di questa speciale autocomprensione di sé ci sono chiari indizi, ed anche esplicite testimonianze, ricavabili dalle sue parole e dai suoi scritti. Nei mesi che precedettero il parto, ad esempio, accennava continuamente al fatto che si sarebbe dovuto continuare a dare sussidi ai bisognosi da lei assistiti anche quando lei non ci fosse stata più. Preparò disposizioni scritte, consegnate al marito e alle sorelle dopo la sua morte, per realizzare opere caritative in suo nome.

Le lettere scritte in questo periodo hanno tutte un sapore di “addio”. Rosa Borselli era stata la sua cameriera personale e la sua confidente fino al giorno in cui era andata sposa. A lei chiede preghiere affinché il Signore e la Madonna le facciano “la grazia di mettere al mondo una creatura sana e forte, la quale crescendo sia buona e si faccia santa”, quasi ad insinuare il pensiero che le sarebbe stato impossibile allevare quel figlio. Si rivelò invece una vera profezia la lettera indirizzata alla sorella Maria Teresa, nella quale evocando il soprannome ricevuto da bambina diceva di se stessa. “Questa vecchia, questa vecchia adesso va a chiudersi nella sua tomba. Io morrò e voglio lasciare, morendo, alla mia Mariannina la cosa più cara che abbia..”

Questi arcani pensieri non avevano però alcun riscontro esteriore di inquietudine o di paura. Di fronte al mistero della propria vita e della propria vocazione, che vedeva compiersi nel disegno di Dio, Maria Cristina acquistava una pace non prima sperimentata. Era invece evidente a tutti che la maternità le conferiva una ulteriore bellezza.

La nascita del bambino avvenne il 16 gennaio 1836. Il cannone di S. Elmo tuonò per dare il lieto annuncio alla città. Fecero eco gli spari degli altri castelli e il suono festoso di tutte le campane. Il giorno seguente, secondo l’uso della famiglia reale, l’erede fu battezzato con il nome di Francesco d’Assisi, Maria, Leopoldo. La puerpera poté seguire dal suo letto il rito che avveniva nella stanza attigua. Quando le presenteranno il bambino rigenerato al fonte battesimale Maria Cristina lo prese e al cospetto di tutti l’offrì a Dio, dicendo che come lo aveva da Lui ricevuto così era disposta a donarglielo se fosse stato per la sua gloria. Intanto la raggiungeva il suono delle grida gioiose dei napoletani, dei canti e delle musiche del popolo in festa.

Il parto era stato però molto doloroso e sofferto. Presto si presentò la febbre. La situazione precipitò nel volgere di una settimana, quando l’avanzamento della setticemia non lasciò più alcuna speranza. Le sofferenze della regina erano indescrivibili, ma non riuscivano a turbare la sua rassegnazione e il suo desiderio di compiere la volontà di Dio. Attorno al suo letto cominciò a svolgersi una vera e propria liturgia di commiato. Fu Padre Terzi a comunicarle che era giunto il momento di ricevere gli ultimi sacramenti. Si fece allora portare il velo da messa e si compose con le mani giunte. Dopo la comunione e l’unzione degli infermi riservò le ultime forze per salutare i cognati ringraziando ciascuno per i benefici ricevuti e chiedendo perdono di qualunque offesa. Con Ferdinando parlò più a lungo raccomandandogli il bambino appena nato: “Ferdinando io soltanto volevo vederti per raccomandarti questo bambino. E quando esso sarà grande, allora gli dirai che io muoio per lui”. Poi gli raccomandò tutti i membri della famiglia, della corte e l’intera popolazione del Regno. Infine diede disposizioni per il suo funerale e per il trattamento della propria salma, affinché non apparisse scoperta ad alcuno. Passò la notte vegliata da continue preghiere. Al mattino chiese di poter vedere un’ultima volta il figlio. Glielo portarono. In silenzio lo baciò e lo benedisse. Poi restituendolo a chi glielo portava disse: “Ora debbo pensare solo a Dio”. Morì a mezzogiorno del 31 gennaio 1836, ripetendo le parole che erano diventate la sua ultima invocazione: “Credo Domine, Credo Domine.”




Per un approfondimento:

Gianni Califano, Maria Cristina di Savoia. Regina delle Due Sicilie, Velar, Gorle 2013.