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Catechesi Santo Padre

Universidad Leon XIVAlle ore 15:50 locali, Papa Leone XIV si è trasferito al Campus Universitario León XIV dell’Università Nazionale, dove, alle ore 16.15 circa, ha avuto luogo l’Incontro con il Mondo della Cultura.

Il Papa è stato accolto dal Rettore dell’Università, Filiberto Ntutumu Nguema Nchama, e, insieme con l’Arcivescovo di Malabo, S.E. Mons. Juan Nsue Edjang Mayé, ha attraversato il cortile antistante il campus fino a raggiungere il busto a lui dedicato, che è stato svelato alla presenza dei due Rettori delle Università di Malabo, del ministro dell’Educazione e del presidente della CICTE. Successivamente, si sono diretti verso la scalinata antistante l’ingresso principale e quindi al palco, situato all’esterno della struttura.

Dopo le Parole di benvenuto del Magnifico Rettore, la testimonianza di uno studente, di un docente e di un rappresentante del mondo accademico, alternate da intermezzi musicali, il Santo Padre ha pronunciato il suo Discorso.

Al termine, dopo aver impartito la benedizione sui presenti e aver scoperto la targa inaugurale del Campus, il Rettore ha accompagnato il Papa all’interno della struttura, per una breve visita del salone principale.

Successivamente, il Santo Padre si è trasferito in auto all’Ospedale psichiatrico Jean Pierre Olie per la Visita agli operatori e agli assistiti della struttura.

Pubblichiamo di seguito il Discorso che il Santo Padre ha pronunciato durante l’Incontro con il Mondo della Cultura:

Signor Rettore,
illustri Autorità,
Signore e Signori!

Esprimo la mia gratitudine per l’invito a questo evento, con il quale viene inaugurato un nuovo campus dell’Università Nazionale della Guinea Equatoriale. Ringrazio inoltre per il gesto cortese di aver intitolato questa sede al mio nome, consapevole che un tale onore va oltre la persona e rimanda piuttosto ai valori che insieme desideriamo trasmettere.

L’inaugurazione di una sede universitaria è più di un atto amministrativo e trascende anche il semplice ampliamento delle infrastrutture e degli spazi destinati allo studio. Questa inaugurazione è un gesto di fiducia nell’essere umano: un’affermazione del fatto che vale la pena continuare a scommettere sulla formazione delle nuove generazioni e su quel compito, tanto esigente quanto nobile, che consiste nel cercare la verità e mettere la conoscenza al servizio del bene comune.

Pertanto, questo momento riveste un significato che va ben oltre i confini materiali del luogo e degli edifici. Oggi si apre anche uno spazio per la speranza, per l’incontro e per il progresso. Ogni autentica opera educativa, infatti, è chiamata a crescere non solo come struttura, ma come organismo vivente.

Forse per questo l’immagine dell’albero risulta particolarmente eloquente per parlare della missione universitaria. Per la popolazione della Guinea Equatoriale, la ceiba, albero nazionale, acquista un grande valore evocativo. Un albero mette radici profonde, si erge con pazienza e forza verso l’alto e racchiude in sé una fecondità che non esiste per sé stessa.

Nella sua grandezza, nella solidità del suo tronco e nell’ampiezza dei suoi rami, questo albero sembra offrire una parabola di ciò che un’istituzione universitaria è chiamata ad essere: una realtà ben radicata nella serietà dello studio, nella memoria viva di un popolo e nella ricerca perseverante della verità. Solo così potrà crescere salda; solo così sarà in grado di elevarsi senza perdere il contatto con la realtà storica in cui è situata e di offrire alle nuove generazioni, oltre agli strumenti per la riuscita professionale, ragioni per vivere, criteri per discernere e motivi per servire.

La storia dell’uomo può essere letta anche attraverso la simbologia di alcuni alberi biblici. Nel giardino del Libro della Genesi, accanto all’albero della vita, si erge anche l’albero della conoscenza del bene e del male (cfr Gen 2,9), i cui frutti Dio comanda all’uomo e alla donna di non mangiare. Va sottolineato che  non si tratta di una condanna della conoscenza in quanto tale, come se la fede temesse l’intelligenza o guardasse con sospetto al desiderio di sapere. L’essere umano ha ricevuto la capacità di conoscere, di nominare, di discernere, di meravigliarsi davanti al mondo e di interrogarsi sul suo senso (cfr Gen 2,19).

Il problema non sta, dunque, nella conoscenza, ma nella sua deviazione verso un’intelligenza che non cerca più di corrispondere alla realtà, ma di piegarla alle proprie misure, giudicandola secondo la convenienza di chi pretende di conoscere. Lì la conoscenza cessa di essere apertura e diventa possesso; cessa di essere cammino verso la saggezza e si trasforma in orgogliosa affermazione di autosufficienza, aprendo la strada a smarrimenti che possono arrivare a diventare disumani.

Tuttavia, la storia biblica non si esaurisce davanti a quell’albero. La tradizione cristiana contempla un altro albero, quello della Croce, non come negazione dell’intelligenza umana, ma come segno della sua redenzione (cfr Col 2,2-3). Se nella Genesi appare la tentazione di una conoscenza separata dalla verità e dal bene, sulla croce si rivela invece una verità che, lungi dall’imporre il proprio dominio, si offre per amore ed eleva l’uomo alla dignità con cui è stato concepito fin dalla sua origine. Lì l’essere umano è invitato a lasciare che il suo desiderio di conoscere sia sanato: a riscoprire che la verità non si fabbrica, non si manipola né si possiede come un trofeo, ma si accoglie, si cerca con umiltà e si serve con responsabilità.

Per questo, da una prospettiva cristiana, Cristo non appare come una via d’uscita fideistica di fronte alla fatica intellettuale, come se la fede iniziasse dove la ragione si ferma. Al contrario: in Lui si manifesta la profonda armonia tra verità, ragione e libertà. La verità si offre come una realtà che precede l’uomo, lo interpella e lo chiama a uscire da sé stesso, e per questo può essere ricercata con fiducia. La fede, lungi dal chiudere questa ricerca, la purifica dall’autosufficienza e la apre a una pienezza verso la quale la ragione tende, anche se non può abbracciarla completamente.

In questo modo, l’albero della Croce riporta l’amore per la conoscenza al suo alveo originario. Ci insegna che conoscere significa aprirsi alla realtà, accoglierne il senso e custodirne il mistero. Così, la ricerca della verità rimane veramente umana: umile, seria e aperta a una verità che ci precede, ci chiama e ci trascende.

Non basta, infatti, che un albero dia frutto: conta anche la qualità di quel frutto, perché dai frutti si riconosce l’albero (cfr Mt 7,20). Allo stesso modo, un’università si misura dalla qualità degli studenti che offre alla vita della comunità, più che dal numero dei laureati o dall’estensione delle sue infrastrutture. Questo è il sincero desiderio che la Chiesa cattolica esprime nel suo impegno plurisecolare nell’ambito dell’educazione: che i professionisti siano validi grazie alla conoscenza e alla tecnica; frutti maturi per un’autentica fecondità, capaci di andare al di là della mera apparenza del successo.

Cari fratelli e sorelle, qui, negli spazi di questa sede, la ceiba della Guinea Equatoriale è chiamata a dare frutti di progresso solidale, di una conoscenza che nobiliti e sviluppi l’essere umano in modo integrale. È chiamata a offrire frutti di intelligenza e rettitudine, di competenza e saggezza, di eccellenza e servizio. Se qui si formeranno generazioni di uomini e donne profondamente plasmati dalla verità e capaci di trasformare la propria esistenza in un dono per gli altri, allora la ceiba continuerà a ergersi come un simbolo eloquente: radicata nel meglio di questa terra, elevata dalla nobiltà del sapere e feconda di frutti capaci di onorare la Guinea Equatoriale e di arricchire l’intera famiglia umana.

Con questi sentimenti, invoco su tutti voi — sulle autorità, sui docenti, sugli studenti, sul personale di questa Università e sulle vostre famiglie — l’abbondanza delle benedizioni di Dio Onnipotente che, in Gesù Cristo, Verità incarnata, ha manifestato all’uomo la verità su se stesso e sulla sua altissima dignità (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22). E affido tutti alla materna protezione di Maria Santissima, Sede della Sapienza, affinché questi frutti, oltre ad essere abbondanti, siano anche molto buoni. Grazie mille!

© Bollettino Santa Sede - 21 aprile 2026