P. Pietro Messa, ofm Nelle "Vitae fratrum", ripreso anche da Jacopo da Varazze nella "Legenda aurea", si narra che san Domenico di Caleruega chiese al diavolo perché continuava a girare per il convento.
Al che il demonio rispose che vi trovava grande guadagno nel tentare i frati: in dormitorio facendoli dormire eccessivamente e alzarsi in ritardo; in coro facendoli arrivare tardi, andare via prima se non persino assentandosi; in refettorio facendoli mangiare eccessivamente a causa della gola e voracità oppure indebolendoli togliendo loro l'appetito.
Trascinato dal Santo verso l'aula capitolare il diavolo recalcitra affermando che tale luogo è la sua sconfitta perché lì i frati confessano le loro colpe, si pentono e cambiano vita: quello che è guadagnato altrove è perso proprio in esso, ossia nel posto dove i frati si confrontano.
Usando un linguaggio attuale si potrebbe dire che la sinodalità, espressione di una spiritualità di comunione, è il luogo dove il diavolo, ossia il divisore, è sconfitto.
Il suddetto episodio è raffigurato a Firenze nel chiostro grande di Santa Maria Novella da Simone Ferri da Poggibonsi (1582-1584) con la didascalia "San Domenico conduce il demonio in capitolo dove i difecti de' frati si correggono e lo fa confessare quivi perdere quanto nel chiostro nel dormentorio et in chiesa guadagnato haveva".