Rassegna stampa formazione e catechesi

Prefazione del Papa alla sesta edizione di «Chi prega si salva». Con la grazia della vergogna

CHI PREGA si salva«La vergogna è una grazia se ci spinge a chiedere il perdono, come è una grazia il dono delle lacrime, che lava il nostro sguardo, ci fa vedere meglio la realtà»: lo sottolinea Papa Francesco in quella sorta di vademecum per «confessarsi bene» che è la prefazione da lui scritta di recente alla sesta edizione del diffuso libretto Chi prega si salva curato da don Giacomo Tantardini (1946-2012).
Il manualetto con le preghiere più semplici della tradizione cristiana, fu pubblicato per la prima volta nel 2001 dalla rivista «30Giorni». Seguirono altre edizioni, fino a quella del 2005 che conteneva un’introduzione firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger che poco dopo sarebbe stato eletto al Pontificato. La versione attuale ha mantenuto quel testo, che è preceduto da una breve riflessione di Papa Bergoglio. Il quale esordisce con le parole di sant’Ambrogio nell’Expositio in psalmum 118 «Vieni dunque, Signore Gesù. Vieni a me, cercami, trovami, prendimi in braccio, portami». Una preghiera, spiega Francesco, «molto cara a Tantardini», che «la recitava spesso». Al punto che fu scelta anche come copertina dell’inserto dedicatogli dal mensile internazionale diretto da Giulio Andreotti, in occasione della morte del sacerdote lombardo, avvenuta il 19 aprile 2012, e contenente un ricordo dal titolo «Il mio amico don Giacomo», firmato il successivo 6 maggio proprio dal cardinale arcivescovo di Buenos Aires.
Nella prefazione, datata 28 marzo 2018, il Pontefice rievoca «il suo cuore bambino, la sua preghiera così cosciente che è il Signore il primo a prendere l’iniziativa e noi non possiamo fare niente senza di lui». Perciò, aggiunge, «non a caso a questo libretto» l’autore «volle dare come titolo un’espressione di sant’Alfonso Maria de’ Liguori».
«Tradotto nelle principali lingue» e «diffuso in centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo, giungendo gratuitamente anche in molte missioni cattoliche sparse in ogni angolo del pianeta», il «piccolo libro» — così lo definisce Francesco — nacque da un’intuizione di Tantardini «su richiesta di giovani che si convertivano al cristianesimo». E oggi «gli amici di don Giacomo lo considerano il suo regalo più bello». Soprattutto perché — afferma il Papa — oltre alle preghiere, raccoglie «tutto ciò che aiuta a fare una buona confessione». In proposito il Pontefice cita una frase che il prete «ripeteva spesso nell’ultima parte della sua vita: “Chi si confessa bene diventa santo”». E prendendo spunto da questa consapevolezza, lo stesso Francesco completa la prefazione con una sorta di vademecum per il penitente che si accosta al sacramento.
«Il punto di partenza — chiarisce — è l’esame di coscienza, il dolore sincero per il male commesso». Segue «l’accusa dei singoli peccati, con concretezza e sobrietà. Senza vergognarsi della propria vergogna». Del resto, come insegna il Vangelo, «al Signore basta un accenno di pentimento. La misericordia divina attende paziente il ritorno del figliol prodigo, anzi lo anticipa, lo previene toccando per prima il suo cuore, così da destare in lui il desiderio di poter essere riabbracciato dalla sua infinita tenerezza e di poter ricominciare a camminare».
Ecco perché, suggerisce il Papa, «nel confessionale dobbiamo essere concreti nell’accusa dei peccati, senza reticenze» visto che «poi vediamo che è il Signore stesso che ci “tappa la bocca”, come a dirci: basta così. Gli basta vedere questo accenno di dolore, non vuole torturare la tua anima, la vuole abbracciare. Vuole la tua gioia». Perché, conclude Francesco con una certezza che ricorre in tutto il suo magistero, «Gesù è venuto a salvarci così come siamo: poveri peccatori, che chiedono di essere cercati, trovati, presi in braccio, portati da lui».

© Osservatore Romano - 6 giugno 2018

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