Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

cristo luce liturgiaChi  proclama agli uomini l’annuncio della fede sa di essere “scomodo” e deve prepararsi a trovare opposizione e contestazione;  chi porta testimonianza dell’Amore della Verità sa che si trova a dover far i conti con il rifiuto e tutto quello che ne può seguire.
È il rischio e la libertà dell’annunciatore, ma questo incute timore e paure. 
È una paura esistenziale, quell’attimo di sbandamento che coglie l’uomo davanti al “fidati di Me…”.

Lo sa bene Geremia perseguitato e rifiutato. Egli per grazia di Dio prevedeva il dramma terribile che si sarebbe abbattuto sul popolo e Dio contava su di lui e sulla sua persona per avvertirlo e prepararlo e richiamare il popolo alla conversione, ma una simile predicazione è talmente inaccettabile che Geremia a malapena sfugge alla morte.

Come non comprendere le paure, i dubbi, la sofferenza interiore e la domanda spontanea: ”E poi? Che succederà?”, ma nonostante questo Geremia attinge forza e sicurezza dalla sua intimità con Dio, sa che il Signore è vicino a lui.  Stando “da solo a solo con Dio” attinge coraggio e luce per la missione. Mettendosi in un ascolto profondo ed in un atteggiamento di colloquio filiale si prepara all’intervento di Dio al quale affida totalmente la sua vita.
È l’Amen di Maria davanti all’annuncio dell’Angelo: abbandonandosi totalmente a Dio a cui niente è impossibile, “Beata colei che ha creduto” (Lc.1,45), Maria ne è la realizzazione più perfetta.
È l’obbedienza di Abramo che partì lasciando la sua terra senza sapere dove andava,  fidandosi in tutto di quel Dio che l’aveva chiamato e per questa fede forte, dice S.Paolo,  Abramo divenne “padre” dei credenti. (Rm. 4.17-18)
È l’ “Eccomi Signore io vengo per fare la Tua Volontà” (Sl.40) di ogni profeta e di ogni apostolo di tutti i tempi fino ai nostri giorni,  che hanno testimoniato perseveranti, combattendo la umana battaglia (1Tm.1,18-19) per portare la Parola, per diffondere la Chiesa.

La fede in se ha bisogno di essere comunicata e quindi ci spinge ad andare verso i fratelli illuminati da Gesù, nonostante le difficoltà e le incognite.
Diceva Don Andrea Santoro: ”C’è solo una via, quella che porta alla Luce passando per il buio, che porta alla Vita facendo assaporare l’amaro della morte. Si diventa capaci di salvezza solo offrendosi perché il male del mondo va portato e il dolore condiviso”.
Cristo Gesù ha fatto tutto questo per noi vincendo il peccato e la morte, e donandoci la salvezza eterna ha ridato al Padre tutti noi che come figli possiamo dire di possedere quella perla preziosa per cui si vende tutto ciò che si ha (Mt. 13,45-46);  quel Regno di Dio che è Dio stesso in noi e che ci rende liberi di presentarci ad ognuno senza paura di rendere testimonianza del nostro Credere, con il fuoco dello Spirito Santo che brucia in noi e negli altri quell’inquinamento spirituale che viene dalla perdita della dignità dell’uomo, ferito nel suo io più profondo; condizionato dal “tutto è relativo” di una società che ha cessato di porre attenzione all’uomo in quanto persona e creatura e che invece lo considera "prodotto", "numero" o delirio onnipotente. 


C’è bisogno quotidianamente di ri-imparare l’amore, c’è bisogno di denunciare apertamente il male, senza violenza, con la mitezza di cui parla Gesù (Mt.11,29). Umiltà e verità vanno per mano, così facendo si testimonia non solo con le parole ma anche con l’atteggiamento del cuore, perché annunciare Cristo significa soprattutto testimoniarlo con la vita.
E questo è il modo più efficace, vivere coerentemente il Vangelo in ogni attimo della nostra vita, nelle nostre storie, nelle nostre scelte, sapendo che gli altri ci guardano e, come diceva Giovanni Paolo II: “Il mondo ha bisogno di testimoni credibili, che si sentono responsabili della trasformazione della realtà sociale, politica, economica e culturale”.
Forse possiamo essere chiamati a grandi cose, o forse a piccoli gesti di testimonianza, non importa perché il corpo di Cristo è fatto di tante membra piccole e grandi, ma tutte preziose e protette dal Padre, che consola e incoraggia i suoi figli a fidarsi alla sua Provvidenza amorosa.
Lui sa quanto lo scoraggiamento può paralizzare il cuore, quanto la paura ci rende preda del nemico, di colui che gioca e ride sulla povertà dell’uomo, di colui che vuole portarci alla disperazione per mancanza di fede.
Non scoraggiatevi anche se è buio in torno: “Di notte è più bello attendere la luce” cantava Rostand.
“Non abbiate paura” ripeteva Giovanni Paolo II  nei suoi incontri con i giovani.
Martin Luther King diceva: “La sofferenza immeritata è redentiva. Vi sono alcuni che considerano la croce come ostacolo, altri una follia. Io sono convinto che essa è la potenza di Dio per la salvezza sociale e individuale. In un mondo buio e confuso il Regno di Dio può ancora trionfare nel cuore degli uomini”.
E allora coraggio “non temere piccolo gregge” dice Gesù (Lc12,32), sveliamo il Volto del Padre, il Volto dell’Amore a tutta l’umanità ed a noi stessi ricordando che chi vive a braccia aperte forse è più esposto ma ha tanta gente da abbracciare,

con Amore e nella Verità.

Elena, Paoletta e Mirella