Rassegna stampa formazione e catechesi

La venerabile Francesca Farnese in onore di Maria Assunta

Francesca Farnese - Incisione da immagine di Pietro Morettini da CortonaAffezione e devozione espresse mediante la poesia

a cura di P. Pietro Messa, ofm

La venerabile clarissa Francesca Farnese (1593-1651) è una delle figure rappresentative della spiritualità del Seicento in cui l’affezione a Gesù e Maria si esprime anche attraverso la poesia, ossia un genere letterario privilegiato dai mistici in cui partecipazione emotiva e passionalità sono ben presenti, come mostra la sottostante composizione per la festa dell’Assunta.   

Fate festa nel Cielo Angeli Santi
alla sovrana vostra Imperatrice
honoratela pur con hinni, e canti
questa del vostro Dio Madre felice;
gitegli incontro lieti, e festeggianti
hor che dal mondo al Ciel viene vincitrice
per quivi dimorar, e star con voi,
dove sur sempre fissi i desir suoi.

Di chiarissimo Sol tutta vestita
Ha sotto i piedi suoi splendida Luna
Di bellezza, e di gratia è sì compita,
che non ne manca à questa Diva alcuna:
ogn’occhio à rimirar tira, et invita
questo splendido Sol, ch’il Sole imbruna
le sue rare bellezze, e’l vago aspetto,
ch’apporta al mondo, al Ciel gioia e diletto.

Sen’va con passo grave, e allegro volto
Nel qual tutte le gratie han il suo nido,
fisso tiene lo sguardo, e il pensier volto
nel dolce aspetto del suo amante fido,
a cui già diede il cor libero, e sciolto
d’ogni affetto del mondo empio, et infido
sin dal ventre materno, e tutta à lui
consacrò l’alma, il core, e i pensier sui.

Et ei, che l’ama, e che trà mille, e mille
Migliaia d’alme in lei fissò le luci,
sin’ab eterno, onde essa il cor ferille,
hor lieto al suo bel Regno la conduce;
e mentre in lei del suo splendor faville
spesso riflette accresce la sua luce,
accresce la bellezza, ei la rimira,
e l’uno all’altra il cor si rubba, e tira.

Gite dunque di Sion Figlie ripiene
Tutte d’immenso gaudio incontro à lei,
domandando tra voi: chi se ne viene
Con così gran trionfo: hor chi è costei,
che dal deserto, e dalle secche arene,
del mondo parte; e pur mena con lei
tante delitie, che rassembra un mare
immenso di virtù celesti, e rare?

Chi è costei, che di terreno manto
vien ricoperta, è à Dio tanto è simile?
Né Sol, né Luna le può star’ à canto,
ch’ogni bellezza appresso a lei par vile?
E se ben hà il Sol splendido ammanto,
e la Luna à suoi piè quasi sedile:
son però Luna, e Sol tanto più belle,
quanto risplende il Sol più delle Stelle.

Ma chi sia, che risponda, chi dir puote,
fin dove arrivi esser Madre di Dio?
Con qual’accenti, e con qual rime, e note,
e con qual stil così leggiadro, e pio:
eccetto quel, che le superne Ruote,
regge ad un sol cenno, essendo Dio;
e ch’è Sapienza dell’Eterno Padre
dir sol potrà, qual sia questa Gran Madre.

Dite dunque Signor, chi questa sia:
dite le sue grandezze, e’l suo valore
Quest’è (dice GIESU) la Madre mia,
fatta da me, qual volea ‘l mio core:
quest’è mia Sposa, e Figlia, e tutta mia,
ond’à lei porto un infinito amore:
ella hà del Ciel le chiavi, e può salvare
chi ricorre da lei, chi più li pare.

E Onnipotente, io tal l’hò fatta; e voglio,
che far possa, e disfar ciò ch’à lei piace:
spesso per amor suo l’inferno spoglio,
tolgo a Satan la fulminante face;
overo fò, ch’in van la tiri, e soglio:
por lei per scudo, in cui colpir li spiace;
sendo certo, che’l colpo torna à lui,
et accresce i singulti, e pianti sui.

In somma è tal, che non si trova uguale
A lei nissuna pura creatura;
et ella sola per gran merto vale
più che congiunta ogn’altra mia fattura:
tal la fec’io, tal me l’elessi, e tale
trà la Natione antica, e la futura;
la scelsi per delitie del mio cuore,
e così l’amo d’infinito amore.

Hora, Spiriti beati, havete inteso
Dal vostro Creator chi questa Diva
sia, ch’ogni sfera, et ogni Cielo asceso, quasi vicino all’alto Trono arriva,
et hor, ch’ell’have il bel possesso preso
del vostro regno ogn’uno gridi, viva
viva in eterno questa gran Regina,
a cui humil la Terra, e’l Ciel s’inchina.

E tù Madre di Dio, che in tanta festa
Con gran gioia del cor ti trovi involta:
deh mira qui questa sua serva, in questa
carcer terrena in mille lacci avvolta;
e con la man pietosa aiuto presta
all’alma pria che sia dal corpo sciolta,
si scioglia pria d’ogni terreno affetto,
e fa, che solo in Dio trovi diletto.

Questa gratia da tè brama il mio core,
che tù m’unifchi al mio Fattor’, e Dio,
Madre pietosa, e che del puro amore
di lei ferischi l’alma, e’l petto mio:
deh non negar Signora un tal favore
a questo cor ribelle, ingrato, e rio;
che giustitia sarà, ch’un cor ingrato
viva morendo per amor piagato.


Per un approfondimento cfr. Da santa Chiara a suor Francesca Farnese. Il francescanesimo femminile e il monastero di Fara in Sabina, a cura di S. Boesch Gajano e T. Leggio (Sacro/santo, 21), Viella, Roma 2013.

III Domenica di Quaresima

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