Tu sei il Fariseo

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore” (da Dt 6,2-6)

Qual è la colpa dei Farisei?
Avere dimenticato la natura, l’essenza del comandamento.

Ora, se ben riflettiamo, questa non è la colpa di alcuni rigidi precettisti ma anche di quelli che, con linguaggio moderno, chiameremmo modernisti e progressisti.
Anzi è la colpa di tutti noi.
Infatti tutti rientriamo in questa colpa e meritiamo il “guai” del Signore.

La natura del comandamento di Dio è una sola: riconoscere con amore la Parola detta per Amore, anche se non si comprende.
Anzi. Soprattutto se non si comprende.

Ho parlato in questi giorni, come potevo, delle “proiezioni di Dio”.
Ed è qui il punto. La proiezione di Dio, magari accattivante, a volte comoda, a volte esigente, a volte terribile, a volte fatta di linguaggio rassicurante ed alla moda, è una proiezione che nasce da una sfiducia di fondo:

non voglio incontrare Dio, voglio possederlo,
cosificandolo e dunque riducendolo.

Questo non deve certo farci cadere in una dimensione apofatica della conoscenza di Dio perché Dio ha parlato e la Sua Parola è Gesù Cristo.
Purtuttavia occorre da parte nostra una resa, aiutati dalla grazia, una continua scarnificazione, che compia il gioiello dell’Ascolto, dello Shemà!
Perché Ascoltare non è atto solo uditivo. Non è atto solo intellettivo, ma atto d’amore che coglie il punto essenziale:

Dio chiedendo dona sé perché tu possa essere.

Altrimenti tu non diventi ciò che sei.
E tu comprendi vivendo il comando.
Egli ti ama unicamente e perfettamente perché tu possa essere, distinto ed in comunione nel Noi.
Dio ti dona con stupore, come all’inizio della creazione, perché tu possa vivere in quello stupore.
Ma non è fatto emotivo, ma profondo, effettivo.
Quella gioia solida, fondante, che si riceve nei Sacramenti, nell’Ascolto onesto della Parola, nello stare in ginocchio davanti all’Eucarestia.

Ascoltare ed obbedire è dunque una cosa sola e si comprende solo nell’amare l’Amore e nel farsi amare dall’Amore, soprattutto ascoltando/obbedendo ad esso quando ci chiama a trascendere la natura verso il suo compimento nella grazia. Soprattutto nel lume intuito e non posseduto, nella fiammella tiepida e lontana; soprattutto nella scarnificazione delle certezze.
Solo così si innesta quel moto virtuoso nello Spirito Santo per cui si diventa figli e figlie, in continua maturazione, verso il Cielo.

Infatti
Gratia supponit naturam et perficit eam
Gratia supponit naturam et extendit eam
Gratia supponit gratiam et profectum in ea

Ascolta Israele,
se tu Ascolti,
tu Amerai, e dunque entrerai nel cuore di Dio,
con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze.

Ecco cos'è il comandamento:
un dono del Cuore

per farti entrare in esso.

sacred heart 3

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