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pietra angolare testata dangoloLa Corte Suprema ha respinto oggi il ricorso per evitare che l’Alder Hey Hospital stacchi la ventilazione ad Alfie Evans e permettere il trasporto di Alfie in un altro ospedale.


È vero che la Pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo?
È questa la domanda che giace nascosta nel fondo del nostro cuore, infilata nel dolore e nell'indignazione, nel desiderio di giustizia e nella sottile disperazione che prende la speranza, e poi la fede, e poi la carità per ucciderle lentamente nella peggiore delle eutanasie, quella che il dubbio infligge astutamente proprio lì, dove siamo persone perché frutto benedetto di una volontà buona d'amore. Ma, nonostante tutto, questa domanda è viva e pressante, non ci lascia in pace, basta solo ascoltarla e lasciarci trapassare il cuore: sì, ci sono assassini in giro, travestiti come solo il principe di questo mondo sa fare rivestendosi di luce avvelenata; sì, indossano camici bianchi e serissime toghe, violentano le parole e soffocano la Verità; sì, scartano dal giardino dove il Padre le ha deposte con amore proprio le vite la cui immagine più gli somiglia, solo perché lucifero ha deciso e legiferato non essere degne di lui. E in questo non mente...

Charlie, Alfie, non sono degni della caricatura di Dio che la scimmia satanica vorrebbe far credere esserne invece l'immagine fedele. I piccoli, i poveri, i malati, gli ultimi di questa terra portano nella loro carne la ferita del male che satana ha inferto loro, ma proprio per questo, come il loro Fratello Maggiore, non potranno mai appartenere alla sua furia irrefrenabile di gelosia e menzogna. Devono essere tolti di mezzo, come Gesù. Anche loro, agnellini miti e muti sono condotti con Lui e per Lui al macello, sfigurati dal loro dolore innocente al punto da non sembrare neanche figli d'uomo, perché, così come sono, un nulla agli occhi del mondo, sgonfiano la vanagloria con la quale il serpente antico e i suoi figli credono di essere qualcosa; mostrano fallace la sua astuzia con la loro umile semplicità; esposti alla morte di Croce - su di essa si moriva per soffocamento e sete ("Ho sete"...) come vogliono far morire questi piccoli agnellini, come ogni altro malato terminale o inguaribile - scandalizzano come una Pietra di inciampo deposta dalla gelosia del Padre sul cammino del finto progresso sociale e culturale che troppi suoi figli percorrono ingannati.

Per questo è ineludibile la domanda che risuona prepotente in questa "civiltà dello scarto". È possibile che Dio sia all'opera in questa ingiustizia così evidente da passare colpevolmente in silenzio sui media? È possibile che la sua volontà d'amore passi per il rifiuto di Charlie, di Vicent, di Alfie? È possibile che Dio accolga la volontà di morte del demonio per trasformarla dal di dentro, dalla morte ingiusta del suo Figlio, nella sua volontà d'amore e di salvezza per ogni uomo? È possibile questo scandalo assurdo che non polverizza il male ma lo assume e lo rende non solo innocuo ma un passaggio obbligato alla salvezza di una vita redenta? Dalla risposta che tu ed io sapremo dare a questa domanda dipende la nostra salvezza, e perfino quella del mondo, anche degli scartatori seriali.

La mia risposta, che sorge inconfutabile dalla mia esperienza, è che sì, eccome se Dio è presente e onnipotentemente all'opera proprio in questa melma di ingiustizia e follia. Lo era quel giorno a Gerusalemme, tra il Getsemani e il Golgota. E lo era mentre anche io venivo scartato, perché il faraone, uno tra i tanti traverstimenti del demonio, aveva obbligato la mia madre naturale ad espormi per farmi morire. Era questa la volontà satanica, antagonista di quella del Padre. Per comprenderlo e non dimenticarlo mi basta guardarmi allo specchio dentro la camicia da prete, o fermarmi un istante mentre prendo in mano il Pane eucaristico o innalzo il calice colmo del Sangue divino o quando le labbra prestate al Signore assolvono un povero peccatore. Era proprio questo che satana non voleva....

E proprio perché oggi fossi prete - felice e grato ogni oggi più di ogni ieri - era necessario essere abbandonato, scartato, rifiutato. Era necessario per compiere la missione alla quale, sin dall'eternità, infinitamente prima di apparire nel seno di mia madre, Dio mi aveva chiamato. E per compierla dovevo passare per la debolezza e il peccato di mia madre naturale. Dovevo entrare nella conseguenza dell'amore di Dio che ci ha creato liberi e rispetta la nostra libertà ad ogni costo. Dovevo entrare, all'alba della vita, sin dentro gli esiti più tragici che l'amore autentico mette in conto, sin dentro il dolore più grande perché assurdo e innaturale di chi è rifiutato e - fisicamente o no è marginale - ucciso dal grembo che ti ha generato. Perché Dio, che è amore, sapeva che sarebbe potuta andare a finire così, e non ha lasciato a metà la sua opera, ha creato sapendo che, con tutta probabilità, avrebbe dovuto ricreare.

Ecco, i nove mesi nel grembo di mia madre, la nascita, il primo anno di vita in un orfanatrofio, gli anni seguenti, e oggi che porto le ferite della mia storia che a volte pungono e Dio che dolore.... la mia storia è stata deposta nell'opera di ricreazione del Padre, lì dove le sue mani si stanno sporcando con lo schifo di ogni uomo, e il suo cuore si lascia ferire dalla ribellione della superbia e sporcare dai peccati. C'era il suo Figlio, c'ero e ci sono io che sono stato chiamato in Lui. Per questo non poteva essere diversa la mia vita, dovevo portarne le ferite che per tanti anni hanno sanguinato senza senso, sporcando con il desiderio di giustizia relazioni e impegni, soprattutto l'esistenza di chi invece mi aveva accolto con amore immenso, i miei splendidi genitori adottivi; come quella di chi mi era accanto e che il demonio era riuscito a presentarmi - tutti - come potenziali nemici.

Ma è stato necessario, come lo è stato per il Popolo di Israele, e come lo è stato per il Signore, la Pietra scartata dai costruttori che, per salvare proprio loro, è divenuta testata d'angolo. Perché dentro il rifiuto lo scarto e l'abbandono che ha segnato la mia vita c'era Lui, il Buon Pastore alla ricerca della pecora perduta, e per questo rifiutato, scartato e abbandonato prima di me per me; per farmi risuscitare con Lui e inviarmi, pastore nel Pastore, agli scartati, rifiutati e abbandonati, alle pecore perdute che avessi incontrato. Vi era sceso per trasformare il peccato di mia madre in fonte di Grazia per me e per moltissime persone. Così come la tomba del Signore è, ancora oggi, il segno che Lui. compiendo la Nuova Creazione del Padre, ha trasformato la morte in grembo gravido di vita per i suoi assassini. È questo il codice inscritto nell'amore divino, la follia che ci spinge ad abbracciare la Croce, il letto dove ti staccano il respiratore e, con essa, proprio chi ti sta soffocando.

Guardiamo ancora una volta Alfie - come ogni uomo crocifisso con Cristo, forse nostro figlio, forse noi stessi - fissiamolo bene, e vi scopriremo il volto di Cristo che si è lasciato soffocare perché tu ed io potessimo respirare eternamente, che significa vivere e non sopravvivere, amare e non sopportare; che suppone essere le mani, lo sguardo, il cuore di Dio che si fanno carne per donarsi ad ogni uomo, anche ai malvagi perché siano ricreati nell'amore senza condizioni che ricrea noi in Cristo nella Chiesa. Possiamo vivere così perché dentro abbiamo il soffio eterno dello Spirito Santo che, anche se la carne è crocifissa, soffocata e sepolta, fa di noi figli immortali di Dio nell'amore. Allora, prima, durante e dopo ogni battaglia sacrosanta per difendere ogni vita dalle mani di Erode, facciamoci questa domanda, e se non abbiamo risposta, pieghiamo umilmente le ginocchia e imploriamo dal Padre la luce della fede che ci faccia sperare e amare nella sua stessa vita incorruttibile.

Bussiamo alle porte della Chiesa, senza star lì a pesare dichiarazioni o silenzi, ma sapendo che, al di là delle debolezza dei suoi poveri membri, è la Sposa immacolata di Cristo, la nostra Madre che può donarci la fede senza la quale non possiamo accogliere e sperimentare già qui la Vita eterna. È la missione di quanti ad essa sono chiamati, la più importante che ci sia, l'unica decisiva per ogni generazione che giace nelle tenebre della morte: far risplendere in esse la luce della Pasqua, l'amore del Padre rivelato nel passaggio di Gesù dalla morte alla vita che trasforma ogni tomba in un giardino di frutti squisiti. La vita di Alfie come la tua e la mia e di ogni cristiano, segnate dalle ferite rese luminose dalla Gloria di Dio perché le ferite di ogni uomo possano risplendere nel perdono che trasfigura il peccato più grave in una porta dischiusa sul Cielo.

"San Paolo ha conosciuto più profondamente di tutti chi sia il Cristo e, dalle cose che sopportò egli stesso, dichiarò come deve essere colui che da Cristo riceve il nome: lo imitò infatti con tanta fedeltà da mostrare riprodotto in sé lo stesso Signore. Al punto che, per la diligentissima imitazione, trasformò talmente la sua anima nel divino modello da non sembrare più Paolo che parlava, ma Cristo, come dice egli stesso, che conosceva esattamente il bene che era in lui: «Dal momento che cercate una prova che Cristo parla in me», sappiate che «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me». Se dunque la bontà del Signore ci ha comunicato il nome più grande e più divino che ci sia, tanto che, chiamandoci cristiani, siamo ornati col nome di Cristo, è necessario che tutti i nomi che lo definiscono si vedano espressi anche in noi, affinché non sembriamo esser falsamente chiamati cristiani, ma ne diamo testimonianza con la vita". (San Gregorio di Nissa)

Don Antonello Iapicca




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