SANT'ALESSIO e Santa Marcellina, vergine, sorella di Sant'Ambrogio, vescovo
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Fattosi povero, da patrizio qual era, Alessio trascorreva le notti sotto una scala sul colle romano dell’Aventino. In quel luogo Papa Onorio III gli dedicò nel 1217 una chiesa, scelta ancora oggi per molti matrimoni che si celebrano nell’Urbe. Ma quella della scala è soltanto una delle due tradizioni esistenti sul santo. Secondo quella siriaca, infatti, il giovane fuggì la sera delle nozze per recarsi a Edessa, dove visse da mendicante e morì. La variante greco-romana introduce il ritorno a Roma (raffigurato nelle pitture della chiesa inferiore della basilica San Clemente). Qui Alessio visse sempre da mendico e non venne riconosciuto dal padre. Fu Papa Innocenzo a scoprirne l’identità e a comunicarla ai genitori, che, straziati, si recarono al capezzale del figlio ormai morente. Una scena spesso raffigurata nell’arte. Della figura di Alessio si è impadronita anche la letteratura. (Avvenire)
Tutto sommato della vita di s. Alessi ci sono varie narrazioni del tempo antico, che ne arricchiscono lo svolgimento in buona parte leggendario.
Vi sono tre versioni della ‘Vita’: la leggenda siriaca, la leggenda greca, la leggenda latina, che hanno trasformato la semplice e umile vita di un uomo di Dio, mendicante e asceta del V secolo, in un fiorito racconto che è stato oggetto di opere teatrali e di poesia, sia in Oriente che in Occidente. (Santiebeati.it)
La più nota lo vuole servo in casa sua a Roma per anni, non riconosciuto dai suoi. Papa Innocenzo lo individua e lo dice ai genitori che giungono addolorati al capezzale quando il figlio e futuro Santo è ormai morente. (Vatican News)
Santa Marcellina, vergine, sorella di Sant'Ambrogio, vescovo
Sorella maggiore dei Santi Ambrogio e Satiro, riceve il velo virginale dal Papa il giorno di Natale del 353. Quando Ambrogio diventa vescovo di Milano, si trasferisce con lui come sua collaboratrice. Vive in comunità con alcune compagne, prega e si occupa dei poveri fino alla morte, nel 397.
Mentre Ambrogio era vescovo di Milano, Marcellina soleva fargli visita e consigliarlo su questioni spirituali, continuando a occuparsi di lui come quando il fratello era bambino e poi adolescente. Ambrogio le scrisse tre lettere, in cui le esponeva i problemi che stava affrontando, che ci sono state tramandate. La vita stessa di Marcellina fu caratterizzata da grande austerità, e verso la fine S. Ambrogio la spinse a moderare il digiuno e le penitenze; non viveva in una comunità, ma in una casa privata a Roma con una sola compagna, e morì pochi anni dopo la morte del fratello vescovo, avvenuta nel 397. Una Vita antica afferma che Marcellina cessò di vivere mentre S. Simpliciano (15 ago.) era vescovo di Milano, dal 397 al 401. In un'omelia per il funerale di S. Satiro (17 sett.), il fratello minore, Ambrogio accennò a Marcellina, come a « una sorella devota, degna di venerazione per la sua innocenza, e altrettanto devota per la sua rettitudine, e non di meno per la sua gentilezza verso gli altri » Fu sepolta nella basilica di S. Ambrogio a Milano, accanto al fratello; nel 1812 le sue reliquie furono traslate in una cappella costruita in suo onore, nella stessa basilica, grazie alle offerte dei fedeli.
Maria SS.ma del Monte Carmelo
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Il Monte Carmelo fu, fin dai tempi più remoti, assai famoso in Palestina ma oggi territorio israeliano. Su di esso infatti si ritiravano uomini di santa vita per onorarvi, ancor prima che nascesse, la Vergine Madre di Dio. Venne santificato pure da un lungo soggiorno che vi fece il profeta Elia (IX sec. a.C.). (Santodelgiorno.it)
Dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità. In quella immagine tutti i mistici cristiani e gli esegeti hanno sempre visto la Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo. Un gruppo di eremiti, «Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo», costruirono una cappella dedicata alla Vergine sul Monte Carmelo. I monaci carmelitani fondarono, inoltre, dei monasteri in Occidente. Il 16 luglio del 1251 la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre generale dell'Ordine, beato Simone Stock, al quale diede lo «scapolare» col «privilegio sabatino», ossia la promessa della salvezza dall'inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte. (Santiebeati.it)
SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, CARDINALE, VESCOVO DI ALBANO E DOTTORE DELLA CHIESA, FRANCESCANO
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Nato probabilmente a Bagnoregio (Viterbo) nel 1217 e morto nel 1274 a Lione in Francia. Il suo nome di battesimo è Giovanni, come quello del padre, Giovanni di Fidanza, medico di professione. Da bambino fu guarito da san Francesco, che avrebbe esclamato: «Oh bona ventura». Gli rimase per nome ed egli fu davvero una «buona ventura» per la Chiesa. Studiò a Parigi e durante il suo soggiorno in Francia, entrò nell'Ordine dei Frati Minori. Insegnò teologia all'università di Parigi e formò intorno a sé una reputatissima scuola. Nel 1257 venne eletto generale dell'Ordine francescano, carica che mantenne per diciassette anni con impegno al punto da essere definito secondo fondatore dell'Ordine. (Santiebeati.it)
Studiò filosofia e teologia a Parigi e vi fu a lungo professore. Eletto superiore generale del suo ordine, l'organizzò e diresse saggiamente, tanto da esserne chiamato: « secondo fondatore e padre »; infatti, Francesco non aveva lasciato alcuna precisa costituzione. Per averlo vicino a Roma, il Papa lo nominò vescovo di Albano e cardinale, incaricandolo di preparare il Concilio Ecumenico di Lione II per l'unione dei cristiani Latini e Greci. La sua teologia, agostiniana di mente e di spirito, e fortemente cristocentrica, lo rendeva capace di capire profondamente la teologia orientale. Aperto il Concilio il 7 maggio 1274, si giunse il 28 giugno a un accordo per l'unione (purtroppo rotto in seguito); ma il 15 luglio Bonaventura moriva, assistito dal papa Gregorio X. Pochi mesi prima era morto san Tommaso d'Aquino, di cui era amicissimo.
Bonaventura era uomo di azione e di governo, pratico e speculativo, ricco di equilibrato sentimento e simpaticamente « umano ». Vedeva un fondamentale accordo fra le arti, le scienze, la filosofia, la teologia, la storia. Raramente scienza e fede s'erano viste tanto armonizzate in un uomo, e soprattutto così animate dall'amore; era un grande contemplativo, un mistico. Per questo è stato onorato dei titolo di « Dottore serafico ». (Liturgia.Silvestrini.org)
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