San Tommaso apostolo
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Il suo nome, in aramaico, significa “gemello”. Ci sono ignoti luogo di nascita e mestiere. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 11, ci fa sentire subito la sua voce, non proprio entusiasta. Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa: ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: "Andiamo anche noi a morire con lui". E’ sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando.
Un'altra prova d'amore di questo Apostolo l'abbiamo quando Gesù nell'ultima cena, volendo confortare i discepoli, uscì in queste parole: « Non si turbi il vostro cuore. Credete in Dio ed anche in me. Nella casa del padre mio ci son molte mansioni. Vado a prepararvi un posto; e quando l'avrò preparato verrò di nuovo a prendervi, affinchè dove sono io siate anche voi ». (Santiebeati.it)
E arriviamo così al noto episodio dell’incredulità di Tommaso. Tutta la comunità degli apostoli è scossa dalla perdita di Gesù e dalla violenza della sua morte, ma Gesù è risorto e subito appare ai suoi per tranquillizzarli. Tommaso non c’è e al racconto degli altri non crede: forse per quella sua testardaggine innata, forse perché è dispiaciuto di non essere stato presente, ma esige di toccare con mano le ferite dei chiodi e quella del costato. È un uomo, in fondo. Gesù lo accontenta, tornando otto giorni dopo. Tommaso allora gli crederà subito, tanto da chiamarlo “Mio Signore e mio Dio”, come nessuno ancora aveva mai fatto. Gesù, infine, fa una promessa che è per tutta l’umanità, fino alla fine dei tempi: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”. (Vatican News)
Papa Francesco ce lo presenta così: “Tommaso è uno che non si accontenta e cerca, intende verificare di persona, compiere una propria esperienza personale. Dopo le iniziali resistenze e inquietudini, alla fine arriva anche lui a credere, pur avanzando con fatica”. A noi tutti è familiare la figura di questo Apostolo: quante volte l'abbiamo sentito citare nelle omelie e nel linguaggio comune. “Io sono come San Tommaso, se non vedo non credo!” Così nella nostra tradizione lui è diventato il modello dello scettico che ha bisogno di vedere e di toccare per credere ma che poi, dinnanzi alla prova dei sensi, ci regala la più bella espressione di fede piena ed autentica “Signore mio e mio Dio”! (Santiebeati.it)
San Tommaso Apostolo Festa
SAN BEDA VENERABILE, SACERDOTE BENEDETTINO, DOTTORE DELLA CHIESA
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Monaco e storico inglese, San Beda il Venerabile è Dottore della Chiesa per l’ampia conoscenza della Sacra Scrittura, per gli insegnamenti che ha tramesso e i numerosi scritti che ha lasciato. Ha dedicato tutta la sua vita allo studio e alla preghiera. (Vaticannews.va)
“Io, Beda, servo di Cristo e sacerdote del monastero dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, che si trova a Wearmouth e a Jarrow … sono nato nel territorio del detto monastero, e all’età di sette anni i miei genitori mi affidarono alla cura del reverendissimo abate Benedetto, e in seguito a Ceolfrid, perché mi istruissero. Da quel momento ho passato tutta la mia vita all’interno del suddetto monastero”. Così scrive di sé nel 731 Beda il Venerabile nella sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum (tra le più grandi opere di storiografia dell’Alto Medioevo). La sua nascita è datata tra il 672 e il 673. Divenuto diacono a 19 anni, è ordinato sacerdote a 30. Dedica tutta la sua esistenza allo studio della Sacra Scrittura e all’insegnamento (semper aut discere aut docere aut scribere, sempre o imparare o insegnare o scrivere, è il suo unico interesse) e a scandire le sue giornate sono la preghiera e il canto corale.
Chiamato “il Venerabile” per sapienza e saggezza
Beda deve la sua cultura alla lettura dei libri delle biblioteche di Wearmouth e di Jarrow, per questo la sua formazione è ampia e articolata e le sue conoscenze di una vastità stupefacente. Legge il greco e l’ebraico, attinge a Cicerone, Virgilio, Lucrezio, Ovidio, Terenzio e in particolare ai Padri della Chiesa, soprattutto per lo studio della Bibbia. E così, nelle sue lezioni emerge la loro sapienza e la loro teologia. Quella di Beda è una didattica interdisciplinare, che spiega i Testi Sacri anche attraverso autori dell’antichità pagana e attraverso le conoscenze scientifiche del suo tempo. Frutto della sua erudizione sono innumerevoli scritti teologici, storici e scientifici, ma anche opere erudite e pedagogiche. Beda muore il 26 maggio del 735 a Jarrow e qui viene sepolto. Nel 1022 le sue spoglie vengono traslate nella cattedrale di Darham per volere di Edoardo il Confessore, penultimo re degli Anglosassoni e re d’Inghilterra. L’appellativo di “Venerabile”, con il quale Beda viene indicato già in vita per la fama di santità e sapienza, si diffonde presto, tanto che il Concilio di Aquisgrana lo descrive come “venerabilis et modernis temporibus doctor admirabilis Beda” (il venerabile e meraviglioso dottore dei nostri tempi Beda). Il 13 novembre 1899 Leone XIII lo dichiara Dottore della Chiesa.
Gli scritti
Beda è l’autore del primo martirologio storico; per i monaci copisti ha scritto manuali; ha redatto il Liber de loquela per gestum digitorum che insegna a fare i conti con le dita; ha composto poemi e versi. Si è interessato però soprattutto di storia e ha commentato e interpretato in particolare la Sacra Scrittura (“Le Sacre Scritture sono la fonte costante della riflessione teologica di Beda”, ha specificato Benedetto XVI nella catechesi dell’udienza generale del 18 febbraio 2009 dedicata al monaco inglese). È considerato il più grande esegeta della Chiesa d’Occidente dalla fine dell’età patristica anche per i suoi commentari, i trattati e le raccolte di omelie. Sua la Bibbia utilizzata dalla Chiesa fino al 1966. Assai nota è la sua Storia ecclesiastica dei popoli angli: circa 400 pagine raccolte in 5 libri, con la narrazione politica ed ecclesiastica della storia dell’Inghilterra dal tempo di Cesare ai suoi giorni.
Prima e dopo Cristo ... questione di numeri
Considerando la nascita di Cristo il centro della storia, Beda è stato il primo a contare gli anni in “prima di Cristo” e “dopo Cristo”; “il Computo da lui scientificamente elaborato per stabilire la data esatta della celebrazione pasquale, e perciò l’intero ciclo dell’anno liturgico, è diventato il testo di riferimento per tutta la Chiesa Cattolica” (Benedetto XVI, udienza generale del 18 febbraio 2009); ha inventato l’annotazione e a piè di pagina. Infine è da ricordare che il motto di Papa Francesco “Miserando atque eligendo”, riprodotto nello stemma pontificio, è tratto dall’Omelia 21 di Beda sull’episodio evangelico della vocazione di San Matteo: “Vidit ergo Iesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me” scrive Beda (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi).
(Santiebeati.it)
SANTA GALLA, VEDOVA ROMANA
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Figlia del console romano Simmaco, rimasta vedova dopo appena un anno di matrimonio Galla, convertita al cristianesimo, rifiuta nuove nozze e dedica la propria vita al digiuno e alle opere di carità verso i più poveri, fino a decidere di ritirarsi in monastero. Muore intorno al 550. (Vaticannews.va)
Figlia di Q. Aurelio Memmio Simmaco, princeps senatus, per molti anni consigliere del re Teodorico, che però lo fece uccidere in Ravenna (525) per infondati sospetti di tradimento, fu data in sposa ad un giovane patrizio, di cui non si conosce il nome. Rimasta vedova dopo un anno, quantunque stimolata dai parenti e dai medici a nuove nozze, preferí consacrarsi a Dio dapprima nell'esercizio delle opere di misericordia e poi ritirandosi in un monastero nei pressi della basilica vaticana.
Qui visse, afferma s. Gregorio, molti anni "nella semplicità del cuore, dedita all'orazione, distribuendo larghe elemosine ai poveri". La decisione della giovane suscitò in Roma una salutare impressione, la cui eco si diffuse lontano. Dalla Sardegna, dove per la seconda volta si trovava in esilio, s. Fulgenzio di Ruspe (che forse in Roma aveva avuto occasione di conoscere la famiglia della santa) le indirizzò una bellissima lettera, quasi un trattatello in ventuno capitoli, in cui la conferma nella decisione presa e le impartisce consigli ascetici.
Prima di morire la santa ebbe una visione dell'apostolo s. Pietro che la invitava al cielo ed è questa la ragione per cui s. Gregorio ne parla nei suoi Dialogi, al libro IV, che ha lo scopo di dimostrare l'immortalità dell'anima attraverso apparizioni o visioni avute da anime elette. Secondo la tradizione le sarebbe apparsa la Vergine mentre ella attendeva alle consuete opere di carità. Il miracoloso avvenimento è ricordato da una pregevole opera a niello del sec. XI nella chiesa di S. Maria in Portico in Campitelli. La festa commemorativa di tale apparizione, per concessione della Congregazione dei Riti, si celebra in Roma il 17 luglio, mentre s. Galla nel Martirologio Romano è commemorata il 5 ottobre. Verso la metà del sec. XVII sorse in Roma, per opera di M. A. Anastasio Odescalchi, cugino del b. Innocenzo XI, un ospizio di carità intitolato alla santa, in cui s. Giovanni B. De Rossi svolse molti anni di attività e raggruppò in speciale associazione i sacerdoti dediti ad opere di apostolato tra le classi piú umili. Dal 1940 alla santa è dedicata in Roma una chiesa parrocchiale.
Autore: Battista Proja (Santiebeati.it)