I farmaci dell'anima
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Il Progetto "I farmaci dell'Anima", è stato presentato, nella sua proposta originaria, il 26 Aprile 2004, alla Commissione di Valutazione del Centro Universitario di Ricerca "Cascina Brandezzata", in risposta al Bando 2004, per il finanziamento di Progetti di ricerca sull'argomento della Medicina palliativa per Pazienti con malattie inguaribili e terminali.
Da una Commissione nominata dal Comitato Scientifico del Centro Universitario e dal Comitato Scientifico della Fondazione Lu.Vi Onlus, è stato valutato positivamente e selezionato per la presentazione ai membri del Comitato Scientifico, avvenuta il 15 dicembre 2004 presso la sede di Fondazione Floriani.
L'idea del progetto è maturata, in seguito alla frequentazione di una serie di seminari e convegni sul tema dell'assistenza alle fasce deboli della popolazione. In tali consessi la scienza medica e la ricerca farmaceutica nella cura del dolore, hanno dichiarato la propria soddisfazione riportando i grandi successi ottenuti, potendo vantare d'essere ormai in grado di eliminare e sconfiggere con farmaci e terapie adeguate oltre l'85% del dolore fisico.
Con gran sincerità e umiltà, è stato evidenziato come però, la stessa "scienza medica" sia in sostanza impotente nell'eliminare o lenire l'altro aspetto importantissimo e fortemente presente negli ammalati inguaribili e terminali, - la sofferenza e la preparazione alla morte - aspetto che anche le più accurate e sensibili terapie neuro-psicologiche non sono in grado di aiutare in modo efficace.
Per la prima volta, la "riflessione" di una comunità scientifica di prestigio e valore internazionale, riconosce la necessità dell'intervento di un'altra assistenza nella gestione di una malattia definita "inguaribile e terminale" da affiancare a quella primaria ed insostituibile dell'apparato medico sanitario; avanzando una richiesta di collaborazione su un piano assolutamente paritario, con un'assistenza più vicina alla sfera della "spiritualità", recuperabile nel mondo del "volontariato" in generale ed in particolare, in quello dei fornitori di assistenza spirituale.
Da queste considerazioni è partito uno straordinario "appello" che fa giustizia di secoli di diatribe sulla prevalenza del pensiero laico-scientifico o di quello spirituale-religioso; un "Appello" epocale che nasce, da un luogo "privilegiato", in cui tanti operatori vivendo quotidianamente a contatto con il dolore, con la sofferenza e la morte, costatano la precarietà del vivere umano.
Questo Progetto ha inteso accogliere questo appello partendo dalla convinzione che:
La sola motivazione etica, anche se coadiuvata da corsi di formazione basati su solide basi scientifiche, non può bastare ad evitare che la morte sia vissuta come una tragedia.
Dove l'uomo non può più nulla, o si cade nella rassegnazione e nel fatalismo e ancor peggio nella disperazione, oppure ci si affida al "messaggio cristiano", il solo che può trasformare la sofferenza ed il dolore in gioia, presentare la morte terrena come passaggio necessario alla vera vita, portare, pace, calma, serenità e speranza non solo al morente ma anche a tutti i suoi familiari ed amici