Gregorio Nazianzeno e la Trinità
- Details
- Hits: 1623
Considerare irrilevante la dottrina trinitaria per la vita degli uomini e della Chiesa è stato uno dei fattori che ha spianato la strada all’ateismo moderno. Lo ha affermato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, durante la seconda predica di Quaresima sul tema «San Gregorio Nazianzeno, maestro di fede nella Trinità», tenuta venerdì mattina, 16 marzo, nella cappella Redemptoris Mater del palazzo Apostolico, alla presenza di Benedetto XVI. Ripercorrendo le tappe che hanno portato alla definizione del dogma della Trinità, il cappuccino ha ricordato come «per i padri la Trinità e l’unità di Dio, la dualità delle nature e l’unità della persona di Cristo non erano verità da decidere a tavolino o discutere nei libri in dialogo con altri libri; erano realtà vitali». A tal proposito, padre Cantalamessa ha notato che la teologia occidentale, a differenza di quella orientale, ha sempre dovuto difendersi «dal rischio di accentuare l’unità della natura divina, a scapito della distinzione delle persone». È proprio su questo terreno che si è sviluppata la visione deistica di Cartesio e degli illuministi che «prescinde del tutto dalla Trinità per concentrarsi unicamente su Dio, concepito come Essere supremo o come “la divinità”». Kant ne ha tratto «la conclusione, secondo cui “dalla dottrina trinitaria, presa alla lettera, non è possibile ricavare alcunché di pratico”». Se invece si fosse tenuta viva in teologia l’idea del Dio Uno e Trino, ha sottolineato il predicatore della Casa Pontificia, «anziché parlare di un vago “Essere supremo”, non sarebbe stato facile per Ludwig Feuerbach far trionfare la sua tesi che Dio è una proiezione che l’uomo fa di se stesso e della propria essenza. Che bisogno avrebbe infatti l’uomo di scindersi in tre: in Padre, Figlio e Spirito Santo? È il vago deismo che è demolito da Feuerbach, non la fede in Dio uno e trino». Se la visione latina della Trinità, ha detto il cappuccino, da un lato presta il fianco a questa deviazione deistica, dall’altro contiene il rimedio più efficace contro di essa. «Non saremo mai abbastanza grati ad Agostino per aver impostato il suo discorso sulla Trinità sulla parola di Giovanni: “Dio è amore”. Dio è amore: per questo, conclude Agostino, egli è Trinità». Infatti, la risposta della rivelazione espressa dalla Chiesa nella dottrina sulla Trinità è che Dio è amore da sempre, perché, ha detto padre Cantalamessa, «prima ancora che esistesse un oggetto fuori di sé da amare, aveva in se stesso il Verbo, il Figlio che amava con amore infinito, cioè “nello Spirito Santo”». Ecco perché un Dio che fosse pura «Conoscenza o pura Legge, o puro Potere non avrebbe certo bisogno di essere trino », al contrario, un Dio che è innanzitutto amore sì, perché «meno che tra due, non ci può essere amore ». A questo proposito, de Lubac aveva affermato che «la rivelazione del Dio Amore sconvolge tutto quello che esso aveva concepito della divinità». Per questo, ha messo in guardia il predicatore, quelli che vorrebbero oggi mettere tra parentesi il dogma della Trinità per facilitare il dialogo con le altre religioni monoteistiche, compirebbero «un’operazione suicida. Sarebbe come togliere a una persona la spina dorsale per farla camminare più speditamente. La Trinità ha talmente improntato di sé teologia, liturgia, spiritualità e l’intera vita cristiana che rinunciarvi significherebbe iniziare un’altra religione».© Osservatore Romano - 16 marzo 2012